Diritti

CENTRI SOCIALI E GARANZIE COSTITUZIONALI…

CENTRI SOCIALI E GARANZIE COSTITUZIONALI Stavolta è il Sisde che va alla carica, ma il tono dell’allarme non cambia. Il messaggio è: l’eversione sta penetrando in nuovi ambienti, per strumentalizzare gruppi e movimenti e reclutare nuovi adepti. Qualche tempo fa un…

CENTRI SOCIALI E GARANZIE COSTITUZIONALI

Stavolta è il Sisde che va alla carica, ma il tono dell’allarme non cambia. Il messaggio è: l’eversione sta penetrando in nuovi ambienti, per strumentalizzare gruppi e movimenti e reclutare nuovi adepti. Qualche tempo fa un allarme analogo – inquietante per la sua genericità, perché conteneva un attacco al sindacato e per l’autorità di chi lo lanciava – era venuto dal ministro dell’Interno Pisanu; ora è il turno di Alfredo Mantice, capo dipartimento analisi del Sisde (servizi segreti civili). Mantice ha detto che “oggi in Italia esistono energie eversive molto roganizzate e radicate, soprattutto nell’asse pedemontano tra Milano e Torino sono presenti vecchi militanti del partito armato che stanno facendo campagna di reclutamento in alcuni centri sociali particolarmente effervescenti”. Mantice non ha fatto nomi, ma la lacuna è stata presto colmata da alcuni quotidiani, che hanno indicato i centri sociali da mettere all’indice.

La gravità delle affermazioni di Mantice è evidente, perché indicare l’area dei centri sociali come terreno di conquista per il nuovo terrorismo è un’operazione pericolosissima: è la premessa per l’emarginazione, e la criminalizzazione, di luoghi e strutture che fanno stabilmente parte del nostro tessuto associativo. Non è affatto un caso che le affermazioni di Mantice siano state sgeuite da alcune prese di posizione da parte di esponenti di An, che sono arrivati a chiedere (con Gianni Plinio, capogruppo alla Regione Liguria) nientemeno che la chiusura di tutti i centri sociali. Che piacciano o meno, i centri sociali sono luoghi di aggregazione e di inziativa politica del tutto legittimi, ma si trovano su una scomoda prima linea, sotto un’offensiva non dichiarata ma dai connotati chiaramente repressivi.

Lo stesso giorno dell’uscita di Mantice, Casarini e 33 altri esponenti dei centri sociali del Nord Est sono stati condannati a pene di sei-sette mesi per i fatti avvenuti nel 2001 durante una manifestaizone contro la visita di Haider a Venezia; il giudice ha assolto tutti da altre accuse riguardanti scontri avvenuti durante un tentativo di sgombero del centro sociale Rivolta. La sentenza è da ritenere positiva, perché il giudice ha giudicato eccessive le richieste del pm (2 anni e tre mesi) e ha di fatto riconosciuta la fondatezza della valutazioni espresse in una dichiarazione pubblica – diffusa pochi giorni prima della sentenza – a favore dle lavoro sociale svolto dal centro sociale Rivolta e firmata, fra gli altri, dall’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Già qualche mese fa, di fronte alla richiesta di un provvedimento di sorveglianza speciale per lo stesso Casarini, un appello sottoscritto da centinaia di persone aveva ‘aperto la strada’ alla sentenza del giudic,e che rifiutò la richiesta. Sono episodi, forse non eclatanti, che però segnalano come in Italia sia in corso una lotta sommersa fra pulsioni autoritarie che covano nelle istituzioni e forme di resistenza – purtroppo isolate e almeno in apparenza episodiche – che vogliono preservare tutte le garanzie costituzionali e quindi la piena libertà d’espressione del dissenso.

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia