Finanza

C’è davvero voglia di etica nel settore bancario?

Otto italiani su dieci non si fidano delle banche, sei di questi avvertono addirittura una sensazione negativa solo a sentirne parlare. Il rapporto “Voglia di etica, cittadini, banche e finanza in tempi di incertezza”, commissionato a Demos&Pi da Banca Etica,…

Otto italiani su dieci non si fidano delle banche, sei di questi avvertono addirittura una sensazione negativa solo a sentirne parlare. Il rapporto “Voglia di etica, cittadini, banche e finanza in tempi di incertezza”, commissionato a Demos&Pi da Banca Etica, non dipinge un quadro positivo per l’ambiente bancario e della finanza. I cittadini non hanno fiducia nelle banche e quasi il 60% dei 1236 intervistati per la ricerca ritiene che passata la crisi il rispetto per i clienti tornerà allo stesso livello di prima, se non peggiorerà ulteriormente (opinione del 10%). Inoltre il 52% degli intervistati pensa che fino ad oggi l’etica sia stata poco importante nella gestione degli affari da parte delle banche.
Il rapporto si è concentrato soprattutto sull’aspetto etico degli investimenti, andando a sondare come e quanto i cittadini abbiano deciso di investire in banche che intraprendono progetti sociali. Per individuare i clienti “etici” del campione è stato chiesto agli intervistati se avessero attualmente investito dei risparmi in banche che si impegnano in progetti sociali, ambientali o a favore dei Paesi poveri. Ha risposto "sì" solo il 13% del campione. “Il giudizio sull’eticità di un investimento comunque è lasciato alla valutazione qualitativa e personale degli intervistati”, afferma Luigi Ceccarini, uno fra i curatori della ricerca. Infatti non è stato chiesto esplicitamente se fossero clienti di Banca Popolare Etica, ma, con una domanda più generica, si è lasciato che l’intervistato si collocasse autonomamente in un insieme più ampio, che comprende tutte quelle banche che hanno intrapreso, anche marginalmente, progetti sociali, o, come le casse rurali, hanno un’attenzione particolare per il territorio.
Quindi, non tutto il 13% degli investitori etici corrisponde alla clientela di Banca Popolare Etica, per la quale, continua Ceccarini, “sono stati elaborati dati privati mirati sui clienti”. Banca Etica è l’unica in Italia a gestire i risparmi indirizzandoli completamente ad investimenti che perseguono finalità sociali e i dati l’hanno premiata: i soci sono oltre 32mila, il risparmio raccolto quasi 600 milioni di euro e dall’inizio del 2009 ad oggi i depositi sono cresciuti del 30% e gli impieghi del 50.
Comunque non solo i clienti di Banca Etica, ma tutti risparmiatori “etici”, dimostrano un atteggiamento più positivo rispetto a quelli “tradizionali”. Il 53% di questo sottocampione pensa che la banca abbia un ruolo importante nella gestione dei risparmi e più del 40% di loro ha sensazioni positive quando pensa alla propria banca. Hanno maggiore fiducia anche nel futuro: il 32% di loro, infatti, pensa che le condizioni per i risparmiatori dopo la crisi miglioreranno (contro il 26% dei clienti tradizionali). Nonostante la “domanda di buoni sentimenti” sia in crescita (come ha affermato il professor Ilvo Diamanti, supervisore della ricerca), non mancano le contraddizioni e i timori. Infatti, se il 92% ritiene importante che la propria banca sia trasparente nell’indicare i settori in cui investe (in particolare l’81,2% vorrebbe che la propria banca investisse una parte degli utili in progetti sociali o ambientali ed evitasse il settore delle armi), allo stesso tempo quasi il 39% è timoroso per l’andamento di questi progetti, e pensa che sia più sicuro investire nelle imprese “tradizionali”, definite nel questionario come imprese che perseguono esclusivamente fini economici. Infine dal rapporto emerge chiaramente la natura strutturale e non congiunturale della domanda di etica nell’ambiente bancario e della finanza: la crisi ha soltanto contribuito a far emergere una tendenza che esisteva da tempo fra i risparmiatori.

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