Diritti

Caso Mark Covell, omertà batte giustizia

Il gip costretto ad archiviare il procedimento per tentato omicidio. Il muro di silenzio eretto dalla polizia di stato ha tenuto: nessuno ha visto niente, nessuno ha detto niente. Il gip: "Leso l’onore di tutta la polizia italiana". Un caso emblematico dello stato (pessimo) dei rapporti fra forze dell’ordine e magistratura, cioè fra forze dell’ordine e democrazia

La notizia è passata pressoché inosservata, non trattandosi di un rinvio a giudizio e tanto meno di una condanna, ma l’archiviazione, da parte del gip genovese Adriana Petri, del fascicolo aperto per il tentato omicidio di Mark Covell è una notizia rivelatrice. Racconta cioè in modo efficace – e terribile – il pessimo stato delle relazioni fra forze dell’ordine e magistratura, che è come dire fra forze dell’ordine e democrazia.

Mark Covell fu pestato selvaggiamente, in tre riprese, da numerosi agenti della polizia di stato accanto al cancello della scuola Diaz, nella famosa notte del 21 luglio 2001. Quindi poco prima dell’irruzione all’interno della scuola. Non fossero bastate le testimonianze raccolte e i filmati, la tesi che le violenze alla Diaz furono una reazione a un’aggressione subita da quieti agenti intenti ad eseguire una perquisizione, sarebbe stata smentita dalla sorte toccata a Mark, aggredito e quasi ucciso prima che l’irruzione cominciasse. Un uomo solo, inerme, inoffensivo, fu massacrato di botte, macabro preludio a quel che sarebbe avvenuto poco dopo, una volta sfondati il cancello e il portone della scuola.

Su Mark le nostre forze dell’ordine hanno mentito, e quando non hanno mentito hanno taciuto, anche di fronte alle pressanti richieste dei magistrati. Mark – lasciato a terra per molti, troppi minuti, senza soccorso – fu addirittura arrestato insieme con gli altri 92 cittadini presi all’interno della scuola, ma del suo pestaggio e del luogo esatto in cui avvenne, non c’è traccia nei verbali.

Mark finì in coma, ha rischiato seriamente di morire, porta consegienze permanenti nel corpo e nello spirito di quell’aggressione. Ma sulla sua vicenda non c’è stato né ci sarà un processo. Il paradosso è che Mark ha ottenuto l’estate scorsa un sostanzioso risarcimento monetario da parte del ministro dell’Interno e che il Comune di Genova gli ha assegnato la cittadinanza onoraria. Ma la giustizia non ha potuto fare il suo corso.

 Il gip ha archiviato il caso, come richiesto dai pm, perché le forze dell’ordine hanno alzato un muro di silenzio che non è stato possibile scalfire. Alcuni agenti, a più riprese, hanno infierito su Mark, davanti a decine di loro colleghi, nell’ambito di un’operazione guidata da un nugolo di funzionari e altissimi dirigenti di polizia, eppure nessuno ha visto niente, nessuno ricorda niente.

Il gip Adriana Petri ha scritto nell’ordinanza di archiviazione che c’è stata una "evidente azione delle forze di polizia di copertura delle responsabilità individuali" e che un "malinteso spirito di corpo" ha "impedito la doverosa collaborazione degli inquirenti con l’ufficio della Procura nell’individuazione delle responsabilità di coloro che, macchiandosi di reati gravissimi,  hanno leso l’onore di tutta la polizia italiana».   Difficile essere più chiari di così (ma tutti – leggi media, vertici di polizia, ministri partiti politici – hanno fatto finta di niente anche stavolta).

Il procuratore generale di Genova, Vito Monetti, con linguaggio prudente ma con grande rigore professionale e mostrando sensibilità istituzionale, ha fatto sapere di avere esaminato di persona il caso, "considerata – ha scritto – la gravità dell’ipotesi di reato (un tentato omicidio ascritto a funzionari della Polizia di Stato)" e ha riconosciuto il grande scrupolo che ha ispirato la procura nella ricerca degli autori materiali del tentato omicidio.

Vito Monetti ha ricordato che «il decreto di archiviazione è stato pronunciato nei confronti delle stesse persone che sono state condannate alla conclusione del processo Diaz", cioè di "funzionari della polizia di Stato, alcuni di rango molto elevato". E ha concluso che il suo ufficio formulerà osservazioni e richieste al tribunale di sorveglianza, che sarà chiamato a valutare la richiesta dei condannati di non scontare in carcere le pene eccedenti i tre anni coperti dall’indulto. Vedremo se i funzionari condannati saranno nonostante tutto giudicati meritevoli dell’affidamento ai servizi sociali…

Per un commento su quest’ennesimo episodio della storia recente della polizia di stato, rimando a quanto scritto dal Comitato Verità e Giustizia per Genova. Ecco il comunicato, ignorato dal 100% della stampa nazionale:

IMPERITURA IGNOMINIA

L’archiviazione del procedimento per il tentato omicidio di Mark Covell, davanti alla scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, è forse la prova più grande della scandalosa arroganza mostrata dalla polizia di stato, e dal suo vertice in particolare, nell’ultimo decennio.
Mark ha sfiorato la morte a causa di un vile pestaggio a freddo eseguito da agenti rimasti sconosciuti, ma avvenuto sotto gli occhi di decine di altri agenti e funzionari. E’ rimasto a terra, senza soccorsi, fino a rischiare la morte, e solo l’intervento di un agente, che ha fermato i suoi colleghi e chiamato finalmente l’ambulanza, gli ha salvato la vita.
Ma non conosciamo nemmeno il nome dell’agente salvatore, che si è attenuto – evidentemente – alla sprezzante regola dell’omertà osservata da tutti i suoi colleghi quella notte. Il pestaggio di Mark Covell non è stato nemmeno menzionato nei verbali scritti quella notte e nessuno degli agenti e funzionari presenti sul posto, negli anni seguenti, si è fatto avanti per testimoniare. I picchiatori l’hanno fatta franca grazie alla complicità di chi ha visto e taciuto.
Mark è stato insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Genova e ha ottenuto dal ministero dell’Interno un risarcimento monetario; la polizia di stato, con la sua condotta, si è coperta di imperitura ignominia.

 

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