Diritti / Attualità

Quei calciatori sotto tiro in un’Italia fuorigioco

Il rapporto dell’Associazione italiana calciatori mette in fila aggressioni, minacce e insulti a danno degli sportivi dei vari campionati. Il Viminale si attiva

Tratto da Altreconomia 201 — Febbraio 2018
Striscione tifosi della Roma

Uno degli ultimi episodi di quelli che l’Associazione italiana calciatori (AIC) definisce “calciatori sotto tiro” è stata l’aggressione subita da Enrico Guarna e dalla moglie il 12 novembre dell’anno scorso al termine della partita del campionato di Serie B tra Ascoli e Foggia. L’ex numero uno della squadra marchigiana, uscita sconfitta, è stato accerchiato, insultato e picchiato da un gruppo di ultras della squadra locale fuori dallo stadio. Alcuni giorni prima era successo ai calciatori del Genoa, squadra di Serie A, oggetto di un comunicato stampa degli “Ultrà del Genoa 1893” in cui sono stati definiti “Tutti colpevoli!”.

A questi episodi va aggiunto quello accaduto a Perugia a fine ottobre quando circa 300 ultras, al rientro dalla sconfitta maturata sul campo dello Spezia, hanno accolto il pullman della squadra con insulti, fumogeni e lancio di sassi. I calciatori erano attesi dalle loro famiglie, bimbi compresi. Nel quarto rapporto “Calciatori sotto tiro”, presentato a Roma il 17 gennaio, presso l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, AIC ha fornito i dati aggiornati relativi al campionato 2016/17.

Si tratta di 114 episodi, il 75% dei quali verificatosi nei campionati professionistici, in particolare in Serie A (52% dei casi) dove a finire nel mirino sono stati campioni del calibro di Claudio Marchisio, Riccardo Montolivo, Leonardo Bonucci, Mauro Icardi, Gonzalo Higuain, Antonio Rudigher. Insultati e minacciati sui social, con striscioni e cori, con danneggiamento delle auto per diversi motivi, tra cui il colore della pelle, un trasferimento, una sconfitta o una retrocessione ritenuta inaccettabile.

Il 15% delle minacce si è verificato nel campionato professionistico di Lega Pro dove si sono registrati casi di aggressioni particolarmente violente, anche con l’uso di mazze e coltelli, ai danni dei calciatori dell’Ancona, del Catanzaro, del Matera e del Taranto. In Serie B, dove si è registrato il 9% dei casi, ad finire nel mirino ultras sono stati i calciatori dell’Avellino, Brescia, Verona. Al Palermo è stato impedito di svolgere il primo allenamento della stagione sportiva.

A livello di campionati dilettantistici i casi più eloquenti si sono registrati in Serie D, Promozione ed Eccellenza. In quest’ultimo campionato, il portiere del Barletta, Luigi Moschetto, aggredito sotto casa a calci e pugni, ha deciso di abbandonare il mondo del calcio. A livello giovanile (5% dei casi) a finire nel mirino sono stati spesso giovani ragazzi africani, fatti oggetto di ripetuti cori razzisti da parte di genitori di loro coetanei.

“100% bianchi”, il contenuto dello striscione esposto nel campionato 2016/2017 dagli ultras della Dinamo Kiev. Obiettivo, i giocatori di colore dello Shakhtar, squadra avversaria. I “tifosi” erano vestiti di bianco, quasi a imitare i membri del Ku Klux Klan

In un caso su due, a minacciare i calciatori sono state frange dei loro stessi tifosi, nel 35% dei casi invece sono stati i tifosi avversari. Nel 5% delle situazioni, a minacciare e ad insultare, anche con epiteti razzisti ed antisemiti, sono stati altri giocatori. In più di un caso su due, i calciatori vengono minacciati all’interno degli impianti ma non mancano i casi in cui gli atleti sono stati insultati, minacciati e aggrediti anche lungo una via pubblica o in un aeroporto. I calciatori vengono minacciati anche in forma indiretta. AIC ha documentato come nel campionato scorso siano stati minacciati anche presidenti di squadre -a quello del Pescara sono state bruciate due auto- allenatori, famigliari e figli. Secondo Damiano Tommasi, presidente di AIC, non è “normale”, come molti pensano, finire nel mirino. Ed è importante che il ministero dell’Interno abbia attivato una Commissione per far emergere ancor più il fenomeno e studiare misure di prevenzione e repressione.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie

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