Diritti

Buona fine e miglior principio per i signori delle guerre

Mercanti di armi e operatori militari privati continuano ad essere sulla cresta dell’onda anche nel 2010.

Buon 2010 a tutti, soprattutto a chi deriva i propri profitti dalla vendita di beni o servizi legati ai conflitti ed alle armi.
In questo campo l’annuncio di buon Natale è arrivato con la firma di un contratto di vendita per 20 caccia MiG-29 che la Russia, secondo diverse segnalazioni dei mezzi di informazione, ha firmato con il regime Birmano. La compagnia di stato che gestisce le vendite di armi incasserà circa 400 milioni di euro per questi aeroplani, che sono da anni degli aerei da combattimento molto affidabili. Secondo i giornali russi, non si tratta del primo export di armamenti verso la Birmania (verso cui tutti i paesi occidentali hanno elevato sanzioni ma che riceve ancora molti beni, tra cui armi, da India e Cina oltre che dalla Russia) che dovrebbe aver comprato già 12 MiG nel 2001.

E’ invece ancora abbastanza misteriosa la destinazione finale del carico di armi proveniente dalla Corea del Nord e bloccato in Thailandia. Molti organi di stampa internazionali hanno suggerito che il contenuto del cargo, un Ilyushin Il-76 che ufficialmente doveva trasportare ricambi per estrazioni minerarie mentre conteneva circa 35 tonnellate di armi tra cui lancia-razzi e parti di missili, fosse diretto in Iran, causando le immediate reazioni di smentita da parte del governo di Tehran. Risulta molto interessante notare come sia ancora una volta la Thailandia a fungere da snodo per questi traffici: non è un caso quindi che proprio qui nel marzo del 2008 sia stato arrestato il famigerato trafficante internazionale Victor Bout.
In questa congiuntura sempre favorevole, solo la nostra holding Finmeccanica sembra vedere qualche nube scura all’orizzonte, nata soprattutto per aver puntato su un cavallo recentemente un po’ azzoppato: gli Emirati Arabi Uniti spazzati dalla bolla immobiliare. Sono diversi infatti i contratti sottoscritti in questi anni dalla società di Guarguaglini con gli emiri mediorientali, in particolar modo nell’ambito aeronautico. Ed è proprio in questo ambito che sono sorti i problemi con relativi contraccolpi in borsa: pare profilarsi un rallentamento del previsto contratto della controllata Alenia Aermacchi per la vendita di 48 aerei addestratori M-346. Certo, probabilmente si tratta di una dilazione e Finmeccanica continuerà ad avere le sue grandi performances (in proposito si veda questo articolo della nostra rubrica) ma è significativo come la notizia di questo blocco non sia stata riportata con la stessa enfasi con cui si raccontano i “successi” dell’industria italiana delle armi ogni volta che una commessa è anche solo ipotizzata.
Babbo Natale con armi...
Il buon inizio di 2010 per i signori delle guerre nasce però principalmente da una notizia che arriva dagli USA: proprio a cavallo del nuovo anno un giudice federale di Washington (Ricardo Urbina) ha rigettato tutte le accuse nei confronti dei 5 dipendenti di Blackwater (una delle maggiori e controverse compagnie militari private come scriviamo qui) accusati dell’uccisione di 14 civili iracheni durante una sparatoria nella Nisour Square avvenuta nel 2007 (il New York Times fornisce questa ricostruzione grafica). Motivazione delle decisione giudiziaria: i magistrati e gli investigatori hanno ripetutamente violato i diritti degli indagati, in particolare "con il loro zelo di portare prove" (citazione letterale del dispositivo del giudice) hanno utilizzato dichiarazioni che gli indagati avevano reso sotto minaccia di venire licenziati.
I cinque contractor della Blackwater facevano parte della scorta di un convoglio che il 16 settembre del 2007 stava evacuando funzionari americani dopo un attentato a Baghdad. A un incrocio trafficato gli imputati cominciarono a sparare: senza ragione, per l’accusa, in risposta a un attacco, per la difesa. Diversi testimoni oculari e i giornalisti accorsi sul posto hanno descritto una situazione in cui le auto, i pali della luce e persino lo postazioni di controllo del traffico della polizia di Baghad sono state immancabilmente crivellate di colpi da parte dei tiratori della Blackwater e delle mitragliatrici di copertura sugli elicotteri. Tra i metodi utilizzati normalmente da questi contractors per farsi largo nel traffico della capitale irachena durante i servizi di scorta va annoverato l’uso di bottiglie di acqua lanciate contro le altre auto. Intoccabili, anche quando poi sono passati dal vetro al piombo dei proiettili.


A parte il riso amaro che nasce da una motivazione del genere, è importante sottolineare la dirompenza di una decisione del genere. Infatti, con buona pace delle proteste del ministro iracheno per i Diritti Umani Wejdane Mikhail, non è per nulla stupefacente che gli Stati Uniti avochino a sé qualsiasi procedura di giudizio/punizione nei confronti di propri cittadini dispiegati in zone di conflitto o in doveri di natura militare (agli italiani viene subito in mente il Cermis e in questi giorni violente sono le proteste sullo status delle basi USA in Giappone). Ciò che cambia completamente le carte in tavola è che qui non si tratta di soldati regolari e inquadrati nelle fila delle forze armate a stelle e strisce: si tratta di "professionisti" sotto contratto per un’azienda privata che supporta sì il dispiegamento di forze inviate su indicazione del Governo, ma che – come dimostrato ad analisi ed esperienze di questi anni – può avere fini e scopi marcatamente diversi. Eppure la protezione estrema per qualunque operatore americano è stata applicata anche in questo caso molto controverso, andandosi a sommare alle gravi lacune emerse chiaramente negli ultimi tempi sul controllo delle operazioni dei contractors e delle compagnie militari private. Di cui non conosciamo nomi, organigrammi, regole di ingaggio, dettagli sui contratti… e che ora appaiono anche svincolarsi da qualsiasi tipo di controllo di responsabilità e di incriminazione. Mentre invece, ad esempio, i soldati dell’esercito regolare responsabili delle vessazioni di Abu Ghraib sono stati sottoposti a giudizio.

Come a dire, un altro passo verso una gestione volutamente incontrollabile (da parte dei parlamenti e dell’opinione pubblica) dei campi di battaglia e dei servizi di sicurezza connessi ad operazioni di occupazione e di regolarizzazione di paesi in conflitto.
 

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