Diritti

BRUTTE NOTIZIE DALL’AJA…

BRUTTE NOTIZIE DALL’AJA Enzo Bettiza, sulla Stampa, scrive a proposito della sentenza della Corte penale dell’Aja su Srebrenica: "Mai, da quando esiste l’Europa democratica, ossequiante dei diritti dell’uomo, la memoria di tanti morti innocenti è stata così palesemente sacrificata e…

BRUTTE NOTIZIE DALL’AJA

Enzo Bettiza, sulla Stampa, scrive a proposito della sentenza della Corte penale dell’Aja su Srebrenica: "Mai, da quando esiste l’Europa democratica, ossequiante dei diritti dell’uomo, la memoria di tanti morti innocenti è stata così palesemente sacrificata e oltraggiata sugli altari della politica internazionale". Bettiza ha purtroppo ragione. La Corte dell’Aja ha riconosciuto la strage di Srebrenica come un atto di genocidio, ma ha anche affermato che lo stato serbo – all’epoca una Federazione fra Serbia e Jugoslavia non è imputabile. Non sarebbe dimostrabile, in sostanza, il ruolo avuto da Belgrado.

Eppure i legami del tempo (e anche odierni) fra l’entità serbo-bosniaca e la madre-patria Serbia non è mai stata un segreto per nessuno. Dietro la mini repubblica di Radovan Karadzic c’era Slobodan Milosevic; tuttora si ritiene, senza che da Belgrado siano mai arrivate smentite convincenti, che lo stesso Karadzic e Ratko Mladic, il generale che guidò il macello di Srebrenica (oltre settemila persone massacrate), siano nascosti in Serbia, sotto protezione di Belgrado.

Ora dall’Aja arriva la notizia che Belgrado non è responsabile, ma si dice al tempo stesso che la Serbia pè colpevole di omesso intervento, quindi si riconosce che Belgrado aveva un’influenza su Karadzic e Mladic… Bettiza sospetta che la pasticciata sentenza dell’Onu, emessa da un tribunale che comprende giudici provenienti da vari paesi di tutto il mondo, risenta delle esigenze di realpolitik e del bisogno di ‘proteggere’ l’attuale Serbia e di favorirne la sua aggregazione all’Unione europea, sottraendola alla tradizionale influenza russa.

Restano fuori le aspettative di migliaia di familiari delle vittime, la ricerca di giustizia sostenuta dal nuovo stato bosniaco, e anche le esigenze della nascente giustizia internazionale, che rischia d’essere affossata da sentenze contraddittorie e non convincenticome questa.

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