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Altre Economie / Opinioni

Beni confiscati alle mafie: l’Italia è un modello per l’Europa

Edicola in Borgo Vecchio (Pisa) confiscata alla Mafia © Alexmar983 - Opera propria, Wikimedia Commons

A 29 anni dalla legge sul riutilizzo sociale delle proprietà della criminalità, il dossier “Raccontiamo il bene” racconta i risultati ottenuti. La rubrica di Pierpaolo Romani

Tratto da Altreconomia 280 — Aprile 2025

Il 7 marzo del 1996 il Parlamento italiano ha approvato la legge numero 109 che prevede la possibilità di utilizzare per fini sociali e istituzionali i beni confiscati ai mafiosi. Grazie a un milione di firme raccolte da tanti militanti dell’associazione Libera, presieduta da don Luigi Ciotti, il legislatore ha stabilito che quello che un tempo era un bene privato, acquisito con denaro proveniente da attività illecite, possa diventare prima pubblico da incamerare nel patrimonio dello Stato e, da ultimo, comune di cui la collettività può beneficiare grazie all’azione di associazioni, gruppi, cooperative, per vedere pienamente riconosciuti i propri diritti e garantirsi uno sviluppo economico e sociale libero dalle mafie e dalla corruzione.

Per dare conto di quello che ha prodotto questa legge di iniziativa popolare in 29 anni, il 7 marzo scorso Libera ha presentato un dossier dal titolo “Raccontiamo il bene” in cui sono state descritte alcune delle 1.132 buone pratiche di riu

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