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Ambiente / Attualità

Auto più larghe, città meno vivibili. Come riconquistare lo spazio (non solo dei Suv)

La larghezza media dei nuovi veicoli in vendita nei Paesi dell’Ue è cresciuta negli anni fino agli attuali 180 centimetri. Si sono ingigantiti i Suv, che arrivano a toccare i due metri, ma anche le auto di altri segmenti. Lo studio di T&E e Clean cities. A febbraio a Parigi si terrà un referendum per triplicare le tariffe sui parcheggi per i Suv

Un veicolo Mercedes parcheggiato a Parigi © T&E

Le automobili che attraversano le nostre città (o che restano ferme per ore e ore nei parcheggi) sono sempre più grandi. Le nuove auto messe in vendita nell’Unione europea si “allargano” in media di un centimetro ogni due anni: nel 2018 la distanza media da una fiancata all’altra era di 177,8 centimetri e nel 2023 ha raggiunto i 180,3. “I nuovi modelli sono più larghi rispetto a quelli precedenti, con un trend particolarmente pronunciato tra i Suv di lusso. Questo segmento di mercato sembra inoltre influenzare significativamente i modelli di fascia media”, si legge nel reportEver-wider: why large SUVs don’t fit, and what to do about it” pubblicato il 22 gennaio dalla Federazione europea dei trasporti e dell’ambiente, Transport & Environment (T&E), e dalla campagna Clean cities.

“Tutto lascia pensare che questa tendenza continuerà senza un intervento normativo da parte dei legislatori europei. L’attuale larghezza massima dell’Unione applicata a tutti i veicoli, 255 cm, è stata promulgata negli anni Novanta per limitare l’espansione di autobus e camion e non è mai stata veramente pensata per le automobili”, scrivono gli autori del rapporto che invitano le istituzioni europee a rivedere questo limite.

L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione due principali set di dati: le immatricolazioni di nuove automobili nei 27 Paesi dell’Unione europea e le informazioni elaborate dall’International council on clean transportation, istituto di ricerca indipendente che fornisce analisi tecniche, scientifiche e politiche alle autorità di regolamentazione ambientale.

Entrambi i dataset confermano il crescente gigantismo dei nuovi veicoli che vengono immessi sul mercato europeo, con alcune differenze tra i vari Paesi. Alcuni mercati chiave dell’automotive, ad esempio, hanno già superato la media dei 180 centimetri: la Germania lo ha fatto nel 2016, il Regno Unito nel 2018 e la Spagna nel 2019. “Nel 2020 le nuove auto in Germania hanno una larghezza media di 181,5 centimetri mentre erano mediamente più strette in Italia, con 177,2 centimetri”.

“Anche se è meno marcato rispetto ad altri contesti europei, questo fenomeno si può osservare anche nel nostro Paese -spiega ad Altreconomia Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E-. Probabilmente la differenza rispetto a quello che succede all’estero dipende dal fatto che in Italia c’è stata una forte contrazione del mercato: prima della pandemia venivano venduti circa due milioni di veicoli all’anno, oggi siamo attorno a 1,3-1,4 milioni. Inoltre, il fatto che la maggior parte dei nostri tessuti urbani abbia impianti vecchi di secoli può essere un fattore che spinge i consumatori a continuare a orientarsi verso modelli più ‘piccoli’”.

Anche sulle strade italiane, tuttavia, è possibile imbattersi in automobili ben più larghe di 180 centimetri che, peraltro, è la misura minima adottata nella gran parte delle città europee per tracciare gli spazi di parcheggio su strada e nelle piazze. Il modello di Bmw X5, ad esempio, è passato dai 193,8 centimetri del modello messo in circolazione nel 2013 ai 200,4 del 2023. Nel 2012 la Mercedes Classe M era già larga 192,6 centimetri e nel 2019 ha toccato i 194,7. Mentre la versione elettrica della Volvo X90 ha raggiunto i 196,4 centimetri.

E nel corso degli anni il numero di nuovi Suv immessi sul mercato è cresciuto in maniera significativa: “Nel 2010 pesavano per circa il 9% sul totale delle vendite delle sei maggiori case automobilistiche europee: Stellantis, Renault, Volkswagen, Bmw, Mercedes e Volvo -continua Boraschi-. Nel 2022 questa percentuale era salita al 47%. E se si considerano tutti i produttori, la quota dei nuovi veicoli venduti con allestimento Suv supera il 50%”.

Questa tendenza alla “suvizzazione” ha fatto irruzione anche in altri segmenti del mercato automobilistico: “In particolare tra quelle che un tempo avremmo chiamato berline, che non sono mai state auto giganti, e in quelle del ‘Segmento B’, che stanno a metà strada tra queste e le utilitarie”, spiega Boraschi. Il risultato -misurato dal report di T&E e Clean cities- è che ad esempio vetture come la Renault Clio è passata dai 173,2 centimetri di larghezza del 2016 ai 179,8 del 2019. Mentre l’Opel Astra è passata dai già imponenti 180,9 centimetri del 2020 ai 186 del 2022. Persino l’utilitaria per eccellenza, la Fiat Panda si è “allargata” di quasi tre centimetri tra il 2018 e il 2023, toccando quota 167,2.

Questo “gigantismo” del parco automobilistico ha diverse conseguenze, a partire dalla questione della sicurezza. Oltre a essere cresciuti in larghezza, i Suv sono anche più alti rispetto alle altre tipologie di automobili e, di conseguenza, chi si trova alla guida di questi mezzi ha una visuale più ridotta e punti ciechi più ampi, a partire da quello che si trova esattamente di fronte al conducente e può essere calcolato (approssimativamente) con il numero di bambini seduti in fila indiana davanti al veicolo e che il conducente non vede: in alcuni casi la cifra arriva a 13-14 bambini.

Uno studio curato dal Vias institute di Bruxelles, inoltre, ha evidenziato come un aumento di dieci centimetri dell’altezza del frontale dei veicoli coinvolti in incidenti con pedoni o ciclisti sia collegato a un aumento del 30% della mortalità.

La presenza di auto sempre più grandi è poi direttamente collegata alla fruizione delle strade da parte delle diverse tipologie di utenti e, in generale, all’uso degli spazi pubblici nelle città. “Il report parte dal fatto che una quota sempre crescente di auto non è più dimensionata per spazi di parcheggio tipici delle nostre città -sottolinea ancora Andrea Boraschi-. Sempre più spesso rendono difficoltoso e pericoloso l’attraversamento della strada, le troviamo in sosta sui marciapiedi, rendono disagevoli gli spostamenti per chi ha una mobilità limitata o per chi spinge un passeggino”.

Proprio per affrontare questa situazione numerose città europee hanno già introdotto o stanno per applicare regole più stringenti: a Londra, ad esempio, parcheggiare un Suv costa in media l’equivalente di 15 euro in più al mese rispetto ad auto più piccole, mentre dal 2022 la città di Tubinga, in Germania, prevede un aumento del 50% sulle tariffe residenziali per la sosta. Anche Parigi si sta muovendo in questa direzione: il 4 febbraio nella capitale francese è previsto un referendum sulla proposta di triplicare le tariffe sui parcheggi per i Suv portandole a 18 euro all’ora nei quartieri centrali e a 12 per il resto della città.

“Questi Suv ‘mostruosi’ sono una minaccia per il tessuto urbano delle nostre città. Se non agiamo subito sempre più spazio pubblico prezioso verrà sottratto alle persone da auto sempre più grandi -ha commentato Barbara Stoll, che dirige la Clean cities campaign-. Non è questo il futuro più pulito, luminoso ed ecologico che i cittadini desiderano. E il 4 febbraio, i parigini hanno l’opportunità unica di dire no a questi giganti inquinanti e pericolosi che occupano le nostre strade”.

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