Diritti

ARRESTATO E PICCHIAT…

ARRESTATO E PICCHIATO IN CASERMA: BOLZANETO DOCET Dall’agenzia Ansa: “Insultato, preso a pugni e colpito con un asciugamano bagnato, lasciato nudo in cella, senza bere ne’ mangiare per piu’ di 24 ore. E’ quanto dice di aver subito in cella…

ARRESTATO E PICCHIATO IN CASERMA: BOLZANETO DOCET

Dall’agenzia Ansa: “Insultato, preso a pugni e colpito con un asciugamano bagnato, lasciato nudo in cella, senza bere ne’ mangiare per piu’ di 24 ore. E’ quanto dice di aver subito in cella Gabriele Greco, tecnico del suono di 24 anni di Venezia, arrestato ieri dalla polizia a Tor Sapienza.  ”La manifestazione era pacifica – ha raccontato Greco, durante un’ assemblea a Tor Sapienza nella scuola
occupata – e, dopo avere occupato l’ edificio, all’arrivo della Polizia io e i miei compagni siamo usciti con le mani
sopra la testa. Non abbiamo fatto nulla e siamo rimasti tranquilli. Ma la Polizia ha caricato per tre volte e io sono stato
colpito con manganellate e due pugni in faccia. Poi mi hanno arrestato”. ”Nel commissariato Prenestino – ha aggiunto – sono stato chiuso nella ‘stanza volanti’ dove c’erano due agenti mi hanno insultato. Poi i due poliziotti sono usciti ed e’ entrato un terzo agente”. E’ stato quest’ultimo, secondo il racconto di Greco,a picchiarlo e che poi lo ha accusato di averlo aggredito. ”Mi ha fatto sedere in terra – ha detto – ed ha cominciato ad insultarmi. Se gli rispondevo mi dava pugni in testa e mi colpiva con un asciugamano bagnato. Se entrava qualche altro agente, si fermava. Questo e’ durato almeno cinque ore”.  Greco ha detto di essere stato poi portato in questura dove, ”mi hanno fatto spogliare nudo, con la scusa che avrei potuto impiccarmi con le stringhe o qualche filo dei vestiti, e mi hanno chiuso in una cella per tutta la notte, dove ho dormito in condizioni igieniche disgustose. Quando ho detto che avevo sete mi e’ stato risposto di bere dal lavandino della cella, dove c’ era il cartello ‘non potabile’. A giugno tornero’ a Roma e raccontero’ in tribunale quello che e’ successo perche’ questa storia non deve passare sotto silenzio”.

Vi ricorda qualcosa? Forse Bolzaneto? Il racconto di Gabriele è un buon esempio per spiegare perché è così importante avere verità e giustizia sui fatti di Genova nella aule di un tribunale. La gestione del dopo Genova, da parte delle istituzioni (vertici delle forze dell’ordine e governo), è stata all’insegna della copertura e, di fatto, della legittimazione. Si è mandato un messaggio del tipo: anche di fronte agli abusi più clamorosi e documentati, noi vi proteggiamo. Così la pratica degli abusi sui detenuti, ben nota ad esempio agli immigrati, ha ricevuto un impulso, anziché un freno. E’ urgente che da parte dello Stato – in quetso caso attarversoun tribunale – arrivi un messaggio di segno diametralmente opposto, con sentenze di condanna per gli agenti che hanno eseguito maltrattamenti e violenze. 

Dallo Stato – in questo caso dal parlamento – dovrebbe arrivare anche un altro segnale, con l’approvazione di una legge sulla tortura, perché in casi come quelli accaduti a Bolzaneto o come quest’ultimo denunciato da Gabriele, si parla tecnicamente di reato di tortura: maltrattamenti e umilizioni su detenuti. Spiace che l’iter di approvazione di una legge sulla tortura, verso la fine dello scorso anno, abbia avuto un rallentamento, e ipotesi di emendamenti peggiorativi, ad opera di parlamentari del centrosinistra, per una malintesa volontà – a quanto pare – di tutelare le forze dell’ordine da applicazioni ‘estensive’ della legge. Anche questo è un segnale dell’emergeneza diritti civili che viviamo in Italia, di quanto siamo distratti dalla libertà.

 




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