Diritti / Varie

Armi e munizioni: l’export dall’Italia (e da Brescia)

Nel 2015 abbiamo venduto all’estero 1,25 miliardi, tra fucili, pistole e proiettili dedicati agli eserciti e alle forze di polizia e "armi comuni", quelle acquistate dai privati. Il Rapporto dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa evidenzia come le aziende del nostro Paese facciano affari anche con Paesi non democratici o impegnati in conflitti, come Turkmenistan, Arabia Saudita, India. Tra il 2014 e il 2015, 30mila pistole e 3.661 fucili alle forze di sicurezza egiziane

Nel 2015 l’Italia ha esportato armi e munizioni, militari e comuni, per un ammontare complessivo di 1.255.131.904 euro. Il dato rappresenta un decremento del 3,5% rispetto al 2014, anche se si tratta -a valori costanti- del terzo maggior volume per l’export del settore negli ultimi vent’anni, di poco inferiore al massimo storico di quasi 1,4 miliardi di euro registrato del 2012. I dati sono contenuti nel Breve rapporto sulle esportazioni di armi e munizioni dall’Italia e della Provincia di Brescia redatto da Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (OPAL), utilizzando dati Istat ed Eurostat.  

Il rapporto dedica un approfondimento alla provincia lombarda, che è da sempre il più importante centro armiero italiano: nel 2015, Brescia riporta un decremento del 13,8% delle esportazioni di armi e munizioni rispetto al 2014, anno nel quale aveva invece segnato un record ventennale. Dai 346 milioni di euro del 2014, così, l’export scende ai 298 milioni di euro del 2015.

In riferimento alle zone geopolitiche di destinazione di armi e munizioni militari e comuni (le prime sono quelle destinate alle forze armate estere per l’impiego bellico, le seconde a rivenditori esteri autorizzati alla vendita al dettaglio di armi per la difesa personale, spiega OPAL), primeggiano i Paesi dell’Unione europea (473 milioni di euro) che nel 2015 registrano però un decremento del 1,6% rispetto al 2014: si tratta, in questo caso, soprattutto di armi e munizioni per uso militare. Seguono i Paesi dell’America settentrionale: i quasi 311 milioni di euro del 2014, la maggior parte per “armi comuni”, ma con una rilevante quota di tipo militare, costituiscono un record ventennale e segnano un incremento del 14,6% rispetto al 2014.

OPAL evidenzia una ripresa per le esportazioni verso l’Asia (escluso il Medio oriente), che nel 2015 superano i 184 milioni di euro e sono quasi tutti per armi e munizioni di tipo militare. Siamo però “lontani dalle cifre del biennio 2011-12, ottenute soprattutto per le forniture al Pakistan di 750 missili ASPIDE 2000 per le batterie contraeree Aspide 2000”, anche se le esportazioni registrano un incremento del 2,7%.

In chiara contrazione (-24,9%) le esportazioni verso l’insieme dei paesi del Medio oriente e dell’Africa settentrionale (qui definiti con l’acronimo MENA, Middle East and North Africa) che, con quasi 204 milioni di euro principalmente per armi militari, restano comunque la quarta zona di destinazione delle armi e munizioni italiane: il dato va però analizzato attentamente perché, mentre le esportazioni verso il Medio oriente sono calate dagli oltre 157 milioni di euro del 2014 a quasi 101 milioni di euro del 2015, quelle verso i paesi dell’Africa settentrionale sono invece aumentate tanto da raggiungere nel 2015 la cifra record ventennale di quasi 52 milioni di euro.

Particolarmente consistenti appaiono anche le esportazioni di armi e munizioni verso i Paesi al di fuori delle principali alleanze politico-militari di cui l’Italia è membro, cioè i Paesi che non appartengono all’Unione europea e alla Nato. Tra questi il Turkmenistan, governato da uno dei regimi più autoritari del mondo, che nel 2015 ha ricevuto una cifra record di quasi 87 milioni di euro per armi e munizioni di tipo militare, ed è il quarto mercato di destinazione. 

In calo, ma tuttora rilevanti anche le esportazioni verso gli Emirati Arabi Uniti (quasi 41 milioni di euro), la quasi totalità di tipo militare dopo aver toccato nel 2013 un record storico di oltre 169 milioni di euro.

Tra il 2014 e il 2015, segnala OPAL, l’Italia ha esportato armi e munizioni per 32 milioni di euro in Egitto. “Un’ampia parte riguarda forniture alle forze di polizia e corpi di sicurezza del regime di Al Sisi: nel 2014 sono state infatti esportate in Egitto più di 30mila pistole prodotte da un’azienda della provincia di Brescia per un valore di quasi 8 milioni di euro e nel 2015 sono stati inviati, in gran parte da un’azienda della provincia di Urbino, 3.661 fucili o carabine per un valore di oltre 3,8 milioni di euro”. 

“L’analisi dei dati -commenta Giorgio Beretta, analista di OPAL e autore del rapporto– non solo conferma le spedizioni avvenute nel 2015 da Cagliari di oltre 19,5 milioni di euro di bombe per le Forze armate dell’Arabia Saudita utilizzate dai sauditi per i bombardamenti in Yemen in un conflitto che ha causato quasi settemila morti di cui più della metà tra la popolazione civile, ma permette di rilevare le ampie forniture di armi e munizioni anche ad altri Paesi in zone di tensione e a regimi repressivi. Tra questi, soprattutto per munizioni militari, il Turkmenistan (87 milioni di euro), gli Emirati Arabi Uniti (41 milioni), l’Algeria (41 milioni) e l’India (24 milioni)”.

“A fronte di questi dati -dichiara Piergiulio Biatta, presidente di OPAL- riteniamo improrogabile che il governo Renzi chiarisca la politica sulle forniture all’estero di armi e che il Parlamento si impegni in un maggior controllo sulle esportazioni di sistemi militari e di armi comuni. Sono ormai diversi anni che il nostro Osservatorio, insieme alla Rete italiana per il disarmo, lo chiede ai vari governi e alle rappresentanze politiche ma, a parte qualche sporadica iniziativa parlamentare, le risposte soprattutto dal governo continuano a mancare”.

© Riproduzione riservata

 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia