Diritti / Attualità

Sparizioni forzate, il 30 agosto la giornata mondiale

Secondo le stime delle Nazioni Unite, sarebbero centinaia di migliaia ogni anno le persone che spariscono nel nulla dopo un arresto. Come è successo al giovane attivista argentino Santiago Maldonado

Una donna regge un cartello con l'immagine di Santiago Maldonado durante una manifestazione (© Reuters)
Una donna regge un cartello con l'immagine di Santiago Maldonado durante una manifestazione (© Reuters)

“Dove si trova Santiago Maldonado?”. Da poco meno di un mese, in Argentina ci si interroga sul destino di un giovane attivista scomparso nel nulla dopo una retata della polizia. La sparizione forzata di Santiago Maldonado è solo l’ultimo episodio balzato agli onori delle cronache nazionali e internazionali, di un fenomeno che invece tende invece a restare sommerso e poco noto. Un fenomeno difficile da quantificare (non esistono infatti dati ufficiali a livello globale) ma che secondo il Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate e il Gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate coinvolge ogni anno centinaia di migliaia di persone.

In un documento pubblicato il 30 agosto 2017, in occasione delle Giornata internazionale contro le sparizioni forzate, le Nazioni Unite denunciano anche l’aumento “in molti Paesi” di questa pratica. Ogni giorno riceviamo nuove segnalazioni di sparizioni forzate, provenienti da tutto il mondo  – si legge nel documento -. Quando questo avviene, la vita di intere famiglie cade a pezzi. Questo deve finire. Per questo motivo chiediamo a tutti gli stati di ratificare la Convenzione internazionale per la protezione delle persone vittima di sparizione”.
La Convenzione, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2006 ed entrata in vigore il 23 dicembre 2010, definisce le sparizioni forzate come un “crimine contro l’umanità” e individua una serie di obblighi per i capi di Stato per prevenire questi episodi: proibizione della detenzione segreta, impegno a detenere le persone in strutture ufficialmente riconosciute, controllate e che conservino un registro di tutti i detenuti, proibizione della detenzione segreta, rispetto dell’habeas corpus, diritto per i familiari e associazioni indipendenti a ottenere informazioni sui detenuti.

Uno dei Paesi che negli ultimi anni ha registrato un drammatico aumento delle sparizioni forzate è la Siria. Secondo le stime dell’Osservatorio per i diritti umani, dal 2011 a oggi almeno 75mila persone sarebbero sparite nel nulla, inghiottite dalle carceri del regime di Bashar al-Assad. A questi vanno aggiunte altre 2mila persone che – secondo le stime di Amnesty International – sono stati detenuti dai gruppi ribelli, tra cui lo Stato Islamico. “Tra le brutalità e gli spargimenti di sangue del conflitto siriano, la situazione di coloro che sono scomparsi dopo essere stati arrestati dalle autorità o detenuti da gruppi armati è una tragedia che è stata ampiamente ignorata a livello internazionale”, denuncia Philip Luther, responsabile di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa.

 

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