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Amministratori sotto assedio

Nel corso del 2015 il numero di atti violenti e intimidatori nei confronti di sindaci, assessori e consiglieri sono stati 479, il 33 per cento in più rispetto al 2014

Tratto da Altreconomia 184 — Luglio/Agosto 2016

In Italia essere e fare l’amministratore locale è sempre più rischioso. Secondo l’ultimo Rapporto “Amministratori sotto tiro”, curato da Avviso Pubblico e presentato a fine giugno in Calabria, il 2015 è stato un annus horribilis: in dodici mesi, consultando le notizie di stampa locali e nazionali, raccogliendo le segnalazioni dei propri coordinatori territoriali e monitorando le interrogazioni parlamentari, l’associazione ha censito 479 atti minacciosi e intimidatori nei confronti di sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali e personale della pubblica amministrazione. Una media di 40 minacce al mese; una ogni 18 ore. 

Il 2015 ha fatto segnare un’impennata degli atti intimidatori del 33% rispetto al 2014. Le minacce sono aumentate, in particolar modo nel Mezzogiorno -72% dei casi censiti- e si sono estese in tutto il territorio nazionale -ben 17 le regioni coinvolte- seppur in modo non uniforme. Sicilia, Campania e Puglia occupano i primi posti della classifica, con 91, 74 e 62 casi censiti. A livello provinciale, spicca su tutte la provincia di Napoli (46 casi), seguita da quelle di Roma (25 casi), Palermo (22 casi), Lecce (21 casi), Agrigento (19 casi) e Cosenza (18 casi). In aumento le minacce anche nel Nord-ovest d’Italia, che passa dall’8% al 10% del totale nazionale; in calo nel Nord Est. 

Dal punto di vista della distribuzione temporale, il picco delle minacce e delle intimidazioni si è registrato a maggio 2015 -60 casi-, mese nel quale si sono svolte le elezioni amministrative. In un numero limitato di situazioni, i candidati hanno pensato di ritirarsi dalla competizione elettorale, per timori di ulteriori e più gravi conseguenze sia nei loro confronti che verso i loro famigliari. 

Il Rapporto di Avviso Pubblico documenta anche le tipologie di violenza: si incendiano auto e case personali, nonché mezzi pubblici; si aggredisce fisicamente per strada e negli uffici; si spara alle abitazioni; si usano ordigni; si inviano lettere con proiettili e messaggi minatori via internet; si profanano le tombe di parenti al cimitero; si scrivono minacce sui muri della città e dei palazzi istituzionali. Gli amministratori locali sono colpiti non solo direttamente, ma anche attraverso minacce e intimidazioni verso parenti e stretti collaboratori. In Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna alcuni sindaci e vicesindaci sono stati minacciati più volte in poco tempo. Alcuni di loro vivono sotto scorta.
A minacciare sono certamente le cosche mafiose, in particolare nel Centro-sud del Paese, ma sempre di più i protagonisti di questo assedio verso gli amministratori locali sono cittadini, singoli o in gruppo, in difficoltà economica ed esistenziale, che riversano la loro rabbia sui politici a loro più vicini, ritenendoli tutti quanti parte di una “casta” di privilegiati e disonesti, incapace di produrre cambiamento e di fornire risposte concrete ai loro bisogni: casa, lavoro, sussidi economici. “Non possiamo accettare né gli affronti e l’arroganza dei poteri criminali, né tantomeno il pensiero populista manifestato dall’espressione ‘sono tutti uguali’. Non siamo tutti uguali. La maggioranza degli amministratori locali è composta da persone perbene, animate da spirito di servizio. Non dobbiamo lasciarli soli” ha dichiarato Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, a chiusura della prima “Marcia degli amministratori sotto tiro” che l’associazione ha organizzato a Polistena (Rc) il 24 giugno scorso. 

Il rapporto è leggibile e scaricabile sul sito www.avvisopubblico.it

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”

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