Diritti / Opinioni

Quegli amministratori locali che parlano di mafie

Gazoldo degli Ippoliti, un paese di tremila abitanti in provincia di Mantova, è un “faro della memoria” piantato nel Nord Italia. Un buon esempio da imitare per tutti gli amministratori locali

Tratto da Altreconomia 198 — Novembre 2017

Raccontare cosa sono le mafie oggi non è impresa semplice. In particolare nel Nord Italia. Eppure, Nicola Leoni, sindaco di Gazoldo degli Ippoliti, un paese di tremila abitanti in provincia di Mantova, si è messo in testa quest’obiettivo. Da tre anni, insieme all’associazione Avviso Pubblico, organizza una rassegna culturale con la quale, attraverso la presentazione di libri, spettacoli teatrali, incontri nelle scuole e con la cittadinanza, per una settimana intera, porta sul territorio magistrati del calibro di Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia, e di Gian Carlo Caselli, già procuratore di Palermo e di Torino; giornalisti come Giovanni Bianconi e Gian Antonio Stella del Corriere dalla Sera, Lirio Abbate e Paolo Biondani de L’Espresso, Michele Albanese del Quotidiano del Sud e Paolo Borrometi dell’agenzia Agi, da anni sotto scorta per via delle minacce delle cosche; sportivi come Damiano Tommasi, ex giocatore della Roma e della Nazionale e attuale presidente dell’Associazione italiana calciatori; famigliari di vittime innocenti delle mafie, come Nando dalla Chiesa, Anna Maria Torre e Margherita Asta; storici del fenomeno mafioso come Enzo Ciconte e Isaia Sales. Nell’ultima edizione di “Raccontiamoci le mafie” -così s’intitola la rassegna di Gazoldo- è stata organizzata una serata sul tema “Chiesa e mafia” che ha visto come ospite Francesco Oliva, vescovo della diocesi di Locri-Gerace.

Gazoldo, secondo il professor Marcello Ravveduto dell’Università di Salerno, anch’egli ospite della rassegna e autore di un saggio di prossima uscita sulla toponomastica relativa alle vittime innocenti di mafia, è il primo Comune italiano ad aver intitolato una struttura pubblica -in questo caso del parco comunale- al “21 marzo”, data in cui per legge si ricordano le vittime della violenza mafiosa. Un “faro della memoria” lo ha definito Leoni nel suo intervento pubblico.

12, è il numero delle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Verona nell’arco di due anni. Fonte: Rapporto “Mafie e illegalità. Uno sguardo sulla città e la provincia di Verona” dell’Osservatorio civico legalità

Quest’anno “Raccontiamoci le mafie” ha trasferito alcuni eventi in altri Comuni e scuole del mantovano, un territorio nel quale la recente sentenza di primo grado del cosiddetto “Processo Pesci”, svoltosi a Brescia, ha certificato la presenza della ‘ndrangheta sul suo territorio. Vengono alla mente le parole di Paolo Borsellino: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Sì, perché il silenzio è complicità, connivenza. Parlare di mafie grazie alla testimonianza di persone che da anni le studiano, le contrastano o che, purtroppo, le hanno subite sulla loro pelle, come ha raccontato Giovanni Paparcuri, sopravvissuto alla strage in cui fu ucciso il giudice Rocco Chinnici nel 1983, è un primo modo concreto per prevenire. Una politica che ha capito questo e che decide di offrire non solo al suo territorio, ma ad un’intera provincia, un’occasione culturale di conoscenza, una formazione civile e una vetrina di possibili percorsi amministrativi, educativi e sociali di intervento, contribuisce a restituire fiducia e credibilità nelle istituzioni. Un’autorevole sollecitazione in tal senso è giunta da papa Francesco che, nel ricevere i membri della Commissione parlamentare antimafia, ha pronunciato queste parole: “La politica autentica, quella che riconosciamo come una forma eminente di carità, opera per assicurare un futuro di speranza e promuovere la dignità di ognuno. Proprio per questo sente la lotta alle mafie come una sua priorità, in quanto esse rubano il bene comune, togliendo speranza e dignità alle persone. Lottare contro le mafie significa non solo reprimere. Significa anche bonificare, trasformare, costruire”.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie

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