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Alla corte di re Palenzona

Sconosciuto all’opinione pubblica, il banchiere piemontese è un potente mediatore che siede in numerosi cda. Con un obiettivo: Mediobanca Il banchiere Fabrizio Palenzona è un uomo che bada ai fatti. Nonostante la stazza -è un gigante di un metro e…

Tratto da Altreconomia 115 — Aprile 2010

Sconosciuto all’opinione pubblica, il banchiere piemontese è un potente mediatore che siede in numerosi cda. Con un obiettivo: Mediobanca

Il banchiere Fabrizio Palenzona è un uomo che bada ai fatti. Nonostante la stazza -è un gigante di un metro e novanta per oltre un quintale e mezzo- e un “peso specifico” ancora maggiore nelle vicende dell’economia italiana, il suo è il viso del perfetto sconosciuto. Palenzona non è abituato a rilasciare interviste e le sue foto, formato tessera, illustrano a volte le pagine economiche dei quotidiani. Ma solo quelle.
Eppure Fabrizio Palenzona è uno degli uomini più influenti d’Italia: da oltre dieci anni è vicepresidente di Unicredit, il primo gruppo bancario italiano (vedi Ae 113), ed è anche consigliere d’amministrazione di Mediobanca, il salotto buono, “perno del sistema Italia” nelle parole del suo presidente, Cesare Geronzi (vedi Ae 100).
Non è un economista Fabrizio Palenzona, classe 1953 e una laurea in giurisprudenza a Pavia. Nasce, anzi, “autotrasportatore” e non ha dimenticato i suoi trent’anni al vertice di Unitra, l’Unione italiana trasportatori. Ancora oggi presiede il sindacato Conftrasporto (lui che non ha mai guidato un camion).
Palenzona, cresciuto a Tortona, all’ombra di Marcellino Gavio, ovvero al centro del triangolo industriale, Genova-Milano-Torino e della logistica, ai camion affianca la passione per la politica. È un giovanissimo sindaco della città, in quota Dc, alla metà degli anni Ottanta, quando formò una delle prime giunte in coalizione con il Pci. Da sempre grande mediatore, è stato per due mandati presidente della Provincia di Alessandria. Ed è da lì che ha fatto il grande salto nel firmamento della finanza, autonominandosi rappresentante della Provincia nella potentissima Fondazione Crt. Da lì, nel 1999, il salto alla vicepresidenza di quella che oggi è Unicredit. Oggi che ha abbandonato la politica attiva è vicino al Pd.
Gli ex compagni di oratorio raccontano che oggi Palenzona non dovrebbe aver più “interessi” in zona, ma si sbagliano: tra le tante cariche, c’è anche quella di presidente della Fondazione Slala-Sistema logistico del Nord Ovest d’Italia, che è nata nel 2003 -su iniziativa di enti locali, autorità portuali, camere di commercio liguri, piemontesi e lombarde, con la regia della Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria-, con l’obiettivo di realizzare il retroporto di Genova, la piattaforma logistica in grado di gestire i container dello scalo ligure. È il vecchio amore, che porta Palenzona anche dall’altra parte d’Italia, a Trieste. Dove cambia cappello, a febbraio 2010, e torna ad indossare quello di vicepresidente Unicredit per promuovere la Piastra logistica del Friuli Venezia Giulia. Porto e infrastrutture logistiche, un progetto che vede la “sua” banca impegnata in prima fila e nel quale -secondo la Repubblica- avrebbe coinvolto, tra gli altri, i Benetton e i Gavio. Entro tre anni dovrebbe attraccare la prima nave, ha spiegato Palenzona in un’intervista a il Piccolo.
A tirar fuori lo “sconosciuto” Palenzona dal cono d’ombra mediatico in cui siede sul suo trono, ci sono riusciti -per poco- solo Silvio Berlusconi e l’ex presidente del Banco popolare di Lodi Giampiero Fiorani. Il primo, a fine novembre, ad Olbia per un meeting organizzato da Assoaeroporti, si è rivolto al banchiere dicendo che non avrebbe potuto invitarlo a cena dopo le esose richieste della moglie nelle causa di divorzio. Il secondo, interrogato come imputato nel processo Antonveneta, a fine febbraio 2010 ha spiegato di aver pagato mazzette anche a Palenzona. Rischiando di rovinare così la tela tessuta per arrivare al vertice di Mediobanca.
Anche con noi infatti Palenzona preferisce non parlare, almeno fino al rinnovo del consiglio d’amministrazione di Generali (vedi Ae 111), in programma a fine aprile. In ballo, ci sono almeno due poltrone da presidente, quella di Generali, appunto, ma anche quella di Mediobanca, e Fabrizio Palenzona gioca con attenzione le sue carte.
L’ultima partita che ha visto la sua regia, a metà marzo, ha portato alla cessione delle azioni di Generali detenute da Unicredit, che era il primo azionista della compagnia assicurativa. Oltre il 2% del Leone di Trieste è finito nella cassaforte della Fondazione Cassa di risparmio di Torino (Crt). La Fondazione Crt, che è anche azionista Unicredit, è un feudo del piemontese Palenzona, che ne è il factotum. I conti, quindi, tornano: è il nostro che, in silenzio, tesse la sua rete. 
Se il banchiere è di poche parole, chi invece non perde occasione di far la voce grossa è Fabrizio Palenzona “l’uomo delle infrastrutture”. Autostrade, aeroporti, porti, trasporti e logistica sono il suo regno, e lui interviene a dettare la linea al governo. Lo fa parlando durante le assemblea delle importanti federazioni che presiede, tra le altre l’Aiscat, l’Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori, e Assaeroporti, l’Associazione italiana dei gestori di aeroporti.
All’inizio del 2010, Aiscat e Assoaeroporti hanno incassato dal governo la promessa di nuovi aumenti tariffari. Quelli sulle tariffe aeroportuali verranno scaricati dalle compagnie aeree direttamente sui clienti, nel prezzo del biglietto. L’extra-incasso dovrebbe andare a vantaggio in particolare di Malpensa e Fiumicino. Lo scalo romano è gestito da Adr, Aeroporti di Roma. La società è controllata da Gemina, che ha chiuso il bilancio del 2009 con ricavi per 570,9 milioni di euro e un indebitamento finanziario netto di 1.425,1. E se normalmente chi s’indebita lo fa per far fronte agli investimenti, nel caso di Adr questi sono sotto i 70 milioni di euro. L’uomo “ovunque” Fabrizio Palenzona trova il tempo per fare anche il presidente di Adr. Un presidente “di garanzia”, visto che è legato in un modo o nell’altro a tutti i principali azionisti di Gemina. In ordine d’importanza: la famiglia Benetton che detiene (30,23%); Mediobanca (12,56%); la Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti, che con Palenzona divide i banchi del cda di Mediobanca (4,19%); Generali (3,61%), Unicredit (2,07%). E se Palenzona presidente di Assoaeroporti spiega che “in Italia ci sono troppi aeroporti”, Palenzona presidente Adr cerca a tutti i costi di realizzare il terzo aeroporto del Lazio, quello di Viterbo. Adr, Gemina e Benetton portano infine dritti all’altra grande passione di Palenzona: le autostrade. Un mercato che in Italia è sostanziale monopolio di due gruppi, i Benetto, e i Gavio, grandi sponsor di Palenzona. Da sempre.

La carta d’identità del Cavaliere
Cavaliere del lavoro dal 2004, Fabrizio Palenzona incassa 300mila euro all’anno di “emolumenti” come vicepresidente di Unicredit. Sono altri, però, i numeri che ne mostrano il potere.
Pugno di ferro. “Deve finire il tempo della ricreazione, dei comitati e dei comitatini” chiamati anche “asini raglianti”. Nel 2005, Fabrizio Palenzona ha le idee chiare sulla linea ad Alta velocità Torino-Lione e sul terzo valico, il progetto di una “via di accesso privilegiata per il trasferimento delle merci verso l’area padana e il Nord d’Italia” dal porto di Genova. Da presidente Aiscat, dichiara che i suoi associati sono disponibili a valutare la possibilità di gestire l’Av Torino-Lione. 
Politica&affari. Nel settembre del 2000 il presidente della Provincia di Alessandria diventa consigliere d’amministrazione di Schemaventotto (carica mantenuta fino al 2008). L’anno prima, la società controllata dalla famiglia Benetton aveva acquistato dall’Iri la società Autostrade. Allora Fabrizio Palenzona era già vicepresidente di Unicredit e “controllore” di fatto di Crt (lo è ancora, pur non avendo cariche sociali), e insieme le due banche avevano il 20% di Schemaventotto.
Uomo delle fondazioni. Nella tasca destra Palenzona tiene il portafoglio della Fondazione Cassa di risparmio di Torino, e nella sinistra quello della Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria. Le fondazioni sono i forzieri delle banche. Crt, ad esempio, è azionista di Unicredit, di Generali e di Atlantia, la holding attraverso la quale oggi i Benetton controllano Autostrade per l’Italia.
Camionista cooperatore. Palenzona è presidente anche di Faiservice (www.faiservice.it), una società di servizi che riunisce oltre 6mila 500 aziende. Con un fatturato di oltre 350 milioni di euro, è la più grande cooperativa di servizi all’autotrasporto d’Europa, associata a Confcooperative,
Caro-gasolio. È sempre Palenzona, presidente di Conftrasporto, a decidere il blocco dei tir.

Infrastrutture
Presidente Adr (Aereoporti di Roma), presidente Aiscat (Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori) e Aiscat servizi, presidente Assoaeroporti (Associazione italiana dei gestori di aeroporti), membro del comitato esecutivo Giunta degli industriali di Roma
Banche e assicurazioni
Vicepresidente Unicredit, consigliere di amministrazione in Mediobanca, Abi, Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria, presidente di Aviva Italia spa
Logistica
Presidente di Faiservice scarl, presidente di Conftrasporto, presidente della Fondazione Slala

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