Economia / Attualità

Airbnb contro la legge della Regione Toscana che regola le locazioni turistiche

Nel territorio regionale arrivano ogni anno oltre 40 milioni di turisti non censiti: la multinazionale attacca la norma che obbligherebbe gli “host” a comunicare la propria attività, e coloro che utilizzano la formula degli affitti brevi per più di tre mesi all’anno a gestire la propria abitazione in forma imprenditoriale

La vista dal terrazzo di una delle circa 10mila abitazioni fiorentine in affitto sul portale di home sharing Airbnb - dal sito di Airbnb
La vista dal terrazzo di una delle circa 10mila abitazioni fiorentine in affitto sul portale di home sharing Airbnb - dal sito di Airbnb

Airbnb attacca frontalmente la Regione Toscana: “La possibilità di condividere la tua casa potrebbe presto essere messa a rischio”, spiega un appello diffuso attraverso il portale AirbnbCitizen, di proprietà di Airbnb, Inc.: “Il mese scorso -continua la spiegazione- la Giunta regionale ha annunciato un nuovo progetto di legge sul turismo in Toscana che introduce un limite alle notti in cui è permesso ospitare qualcuno”.
Il testo licenziato dalla Giunta è attualmente all’esame del consiglio regionale, e l’iniziativa di Airbnb è finalizzata a far pressione, inviando una mail: “Esprimi il tuo sostegno all’home sharing in Toscana. Manda un messaggio al Presidente della Regione e all’Assessore al Turismo!”.

3.700, gli host che nel 2015 hanno accolto ospiti a Firenze (Airbnb, 2016)

Le informazioni fornite dalla multinazionale sono succinte: nessun riferimento specifico all’articolato della legge in discussione, ma solo un’indicazione secondo cui la legge aumenterebbe “molte incombenze burocratiche”.
Il testo, però, è disponibile sul sito della Regione Toscana, ed è così facile risalire agli articoli 70 e 71, quelli che riguardano le Locazioni turistiche e le Locazioni turistiche in forma imprenditoriale.
Che cosa dicono?
Un comma -di buon senso- spiega che gli immobili “locati” devono avere “i requisiti strutturali e igienico-sanitari previsti per le case di civile abitazione”, mentre “le condizioni di sicurezza e salubrità degli edifici e degli impianti negli stessi installati ai sensi della normativa vigente”. Il seguendo invitano “i proprietari e gli usufruttuari che intendono locare per finalità turistiche” a comunicare al Comune “il periodo durante il quale si intende locare l’alloggio, il numero delle camere e dei posti letto”, nonché “gli arrivi e le presenze turistiche”.

Perché questo è importante? Stefano Romagnoli, dirigente della Regione Toscana, spiega: “Com’è possibile gestire una città, garantire i servizi, come quello di igiene urbana, se non sono in grado di quantificare i fenomeni che accadono?”. Romagnoli a sfogliare il Rapporto sul turismo dell’IRPET, per leggere un dato che ogni amministratore dovrebbe considerare: “Ai 44,8 milioni di pernottamenti di turisti in strutture ufficiali si devono infatti aggiungerne almeno 40,5 milioni in alloggi non ufficiali, per la maggior parte abitazioni private non rientranti per ragioni diverse tra le attività soggette ad obbligo di comunicazione”. Ogni anno arrivano in Toscana oltre 40 milioni di turisti-non censiti.

L’articolo 71 sarebbe quello più direttamente coinvolto dall’appello di Airbnb, ma esso -contrariamente a quanto riportato nella lettera- non introduce alcune limite alla possibilità di affittare per brevi periodo la propria casa, anche attraverso il portale Airbnb. Esso spiega, semplicemente, che coloro che nell’arco di un anno sottoscrivono contratti che “abbiano in prevalenza durata singola inferiore a sette giorni e complessiva superiore a novanta giorni”, allora “gestiscono i predetti alloggi in forma imprenditoriale”, e devono agire di conseguenza, valutando ad esempio l’opportunità di aprire una Partita IVA. In pratica, riguarda chi cumula oltre tre mesi di affitti a breve e brevissimo termine. Questo significa, però, che chi affitta la casa per periodi più lunghi, ovvero con contratti di due settimane, può affittare anche per dodici mesi all’anno senza dover rispondere a questa norma.

C’è, infine, l’articolo 72, che dovrebbe far felici tutti coloro che credono davvero nella sharing economy, in una nuova economia della condivisione. Esso, infatti, spiega che “ai fini del presente testo unico, non costituisce locazione a fini turistici l’offerta di alloggio a à turistiche senza corrispettivo monetario, in cambio della fruizione dell’alloggio nella disponibilità dell’ospitato, nell’ambito dell’economia della condivisione (sharing economy)”. Se c’è uno scambio di alloggi per finalità turistiche, ma non c’è alcun scambio di denaro, allora quel contratto non è considerato locazione turistica, né soggetto alle -minime- regole che la Regione Toscana sta per introdurre.

6.300 euro: il guadagno medio nel 2015 di un host Airbnb a Firenze (Airbnb, 2016)

La multinazionale, che agisce in Italia attraverso una succursale che si occupa di marketing, che in tre anni (2013, 2014, 2015) ha pagato 120mila euro di tasse nel nostro Paese. L’azienda veicola tutti i contratti tra clienti e host italiani (il valore: 395 milioni di euro nel 2015) in Irlanda, trasferendo all’estero in questo modo tra i 35 e i 59 milioni di euro all’anno (le proprie commissioni) esentasse. Allo Stato italiano manca poi l’incasso dell’IVA, che sui servizi turistici è pari al 10%: altri 39 milioni di euro. Ieri (23 novembre) è stato bocciata la proposta di un emendamento alla legge di Bilancio che avrebbe previsto una cedolare secca al 21% per gli host. Una norma contro cui s’era scomodato anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il 12 novembre. Su Twitter il premier aveva scritto: “Nessuna nuova tassa in legge di bilancio, nessuna. Nemmeno Airbnb. Finché sono premier io, le tasse si abbassano e non si alzano #avanti”.

Si può pensare che più che la cedolare secca (già oggi gli host sono tenuti a sommare il proprio reddito da Airbnb a quello di cui già dispongono, ai fini del pagamento dell’Irpef, e per molti tra loro l’aliquota è senz’altro superiore al 21%, dato che quella minima è fissata al 23%), a rendere poco attraente la norma fossero la previsione di un Registro nazionale presso l’Agenzia delle Entrate di quanti offrono la propria abitazione ai turisti, e la previsione che le piattaforma elettroniche che gestiscono gli affitti on line sarebbero diventare sostituto d’imposta. Ricordiamoci che, ad oggi, “Airbnb non ha alcun controllo sulla condotta degli Host e rifiuta qualsiasi responsabilità”, come si legge sul sito dell’azienda.

64 è il numero di notti prenotate in media nel 2015 per ogni annuncio a Firenze (Airbnb, 2016)

La campagna di pressione di Airbnb è rivolta in primis agli utenti del portale, ma non solo. Così, chi decide di inviare il messaggio, oltre a fare “il consenso ad Airbnb di trasmettere le informazioni che hai fornito in questo modulo ai Membri del Consiglio e della giunta Regionale della Toscana” e ad altre terze parti via email e in forma scritta”, consenti all’azienda “di contattarti via email riguardo alle iniziative relative all’home sharing in Toscana”.

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