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ACERRA, PROVINCIA DI GENOVA…

ACERRA, PROVINCIA DI GENOVA Ma che cosa è davvero successo ad Acerra? Leggendo i giornali, non si riesce a capire bene. Gli elementi sicuri sono pochi: 1) la manifestazione era imponente (15-20 mila persone, in un centro così piccolo, è…

ACERRA, PROVINCIA DI GENOVA

Ma che cosa è davvero successo ad Acerra? Leggendo i giornali, non si riesce a capire bene. Gli elementi sicuri sono pochi: 1) la manifestazione era imponente (15-20 mila persone, in un centro così piccolo, è un’enormità), 2) un piccolo gruppo di scalmanati ha lanciato oggetti contro la polizia, 3) la reazione è stata violenta e ha colpito ben oltre il ristretto gruppo degli scalmanati. In parlamento il ministro Pisanu ha ringraziato le forze dell’ordine e alcuni dirigenti politici che avrebbero permesso di evitare che la situazione degenerasse, lasciando intendere che la manifestazione era pericolosa e a stento si è riusciti a contenerla.

Data la partecipazione, il tema, la presenza delle istituzioni, la sensazione è invece un’altra, e cioè che si siano usate le imprese di pochi scalmanati per attuare senza troppi riguardi il metodo preferito dalla destra in materia d’ordine pubblico: la repressione di tutti, degli scalmanati come dei pacifici cittadini. In fondo, è il modello Genova: ad Acerra, piccolo dettaglio, si sono usati gli stessi gas CS impiegati massicciamente durante il G8, per quanto nocivi e proibiti dalle convenzioni sulle armi da guerra.

Se questo è vero, se cioè i fatti di Acerra rientrano nella visione sostenuta da Pisanu nella recente intervista all’Espresso (autunno caldissimo con i prevedibili cortei sindacali infiltrati da elementi eversivi e quindi cortei pericolosi da tenere a bada con la forza), quello che è cambiato riguarda noi stessi: ci siamo assuefatti all’idea che la polizia, quando lo ritiene, può usare la forza contro chiunque, il gruppuscolo che tira le pietre come i cittadini che partecipano al corteo. Genova continua

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