Diritti / Varie

Abiti difettosi

Gli indumenti che acquistiamo presentano -spesso- un “difetto da salario dignitoso”. Significa che chi l’ha realizzato -in Bangladesh, Cambogia, Cina o India- non riceve un corrispettivo che permette di acquistare cibo per se stesso e la sua famiglia, pagare l’affitto, le cure mediche, gli abiti, i trasporti, i costi di istruzione e risparmiare una piccola somma. Dalla Clean Clothes Campaign la campagna Living Wage Now

La Clean Clothes Campaign ha deciso di puntare i riflettori sui “difetti di fabbricazione” degli abiti, con il lancio di un nuovo sito internet, dedicato al Living Wage Defect. Attraverso la piattaforma, le persone possono simbolicamente rispedire ai marchi un abito a causa del “difetto da salario dignitoso” e firmare la petizione in favore dei lavoratori e delle lavoratrici del tessile.

Un salario dignitoso è quello che dovrebbe essere guadagnato in una normale settimana lavorativa e permettere al lavoratore di acquistare cibo per se stesso e la sua famiglia, pagare l’affitto, le cure mediche, gli abiti, i trasporti, i costi di istruzione e risparmiare una piccola somma per affrontare spese impreviste. La realtà è un’altra: una lavoratrice del Bangladesh, ad esempio, dovrebbe lavorare più di 22 ore al giorno, tutti i giorni della settimana, per raggiungere il salario dignitoso.

In Asia, come in Europa, i lavoratori del tessile lottano per i loro salari. Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti, spiega: “I salari minimi attuali sono così bassi che i lavoratori sono costretti a vivere in povertà, senza la possibilità di offrire un futuro migliore ai loro figli. I marchi parlano di salario dignitoso da anni, ma non abbiamo ancora visto miglioramenti per i lavoratori”.

Nella maggior parte dei casi, i lavoratori del tessile guadagnano in media appena il 20-30% del salario dignitoso. Negli ultimi due anni, così, oltre 110 mila cittadini europei hanno già sottoscritto la petizione per l’istituzione del salario dignitoso nel settore tessile. Questa petizione sarà consegnata alle imprese e ai rappresentanti politici durante il Living Wage Now Forum che si svolgerà nell’ottobre 2015 a Bruxelles.

Dal 2013, la Clean Clothes Campaign lavora intensamente per sostenere la battaglia dei lavoratori e delle lavoratrici del tessile per il salario dignitoso, dando voce agli operai, rafforzando le organizzazioni dei lavoratori e supportando strategie concrete come l’Asia Floor Wage Alliance, iniziativa regionale impegnata unisce sindacati e organizzazioni per i diritti umani e dei lavoratori in Asia.

In Europa, la CCC ha sensibilizzato i cittadini affinché esercitassero pressioni sui marchi e sui decisori politici per intraprendere iniziative concrete e costruire un contesto normativo volto al rispetto e alla promozione del diritto al salario dignitoso nel tessile.

Il percorso culminerà con un forum in programma dal 12 al 14 ottobre a Bruxelles: in quell’occasione la CCC chiederà alle imprese e ai decisori politici europei di discutere sui prossimi passi concreti necessari al rispetto dei diritti umani nell’industria della moda.
 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia