Finanza / Intervista

Chi attacca la Tobin Tax va contro i diritti

L’idea di abolire la tassa italiana sulle speculazioni finanziarie e di fare dell’area ex Expo una sorta di tax free zone, per attrarre l’Autorità bancaria europea, risponde a una logica insostenibile di concorrenza al ribasso in materia di aliquote fiscali tra i Paesi membri dell’Ue. Lo dimostra -secondo il professor Leonardo Becchetti, portavoce della campagna 005, anche il “caso Exor”, la holding degli Agnelli emigrata in Olanda per pagare meno tasse. Per approfondire leggi il libro “Non con i miei soldi”

Tobin Tax

Al Comune di Milano c’è chi vede in “Brexit” un’opportunità, e il sindaco Giuseppe Sala è stato a Londra, a inizio luglio, per candidare la città ad ospitare l’Autorità bancaria europea (EBA), una delle istituzioni che potrebbero lasciare il Paese dopo che i suoi cittadini con un referendum il 23 giugno hanno scelto di abbandonare l’Unione europea.

Alcuni osservatori ritengono che per “dare un’opportunità a Milano” -e diventare competitivi con la City di Londra- il nostro Paese dovrebbe però intervenire sul regime fiscale, cominciando dall’abolizione dell’“inutile e dannosa Tobin Tax”, ovvero della tassa sulla transazioni finanziarie: il più autorevole è senz’altroFerruccio De Bortoli, già direttore del Sole 24 Ore e del Corriere della Sera, che ha rinnovato quest’invito dalle colonne del quotidiano di via Solferino domenica 24 luglio.
Leonardo Becchetti, professore di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata e portavoce della campagna 005 “per la tassa sulle transazioni finanziarie”, ritiene tuttavia che gli argomenti di De Bortoli “non derivino da una conoscenza molto approfondita della letteratura in materia di impatto dela Tobin Tax nel mondo”, e nemmeno del dibattito in corso a livello internazionale: avrebbe ricordato, altrimenti che “solo qualche giorno fa, nel corso del G20 dei ministri dell’Economia e della finanza che si è tenuto in Cina, il tedesco Wolfgang Schaeuble ha suggerito l’esigenza di discutere di una ‘Tobin Tax globale’ e non solo europea. Vale la pena ricordare -continua Becchetti- che oggi il nostro Paese è oggi uno dei 10 dell’Unione che attraverso la ’cooperazione rafforzata’ stanno lavorando per l’attuazione in Europa di una forma di tassazione delle transazione finanziarie molto più severa di quella oggi in vigore in Italia e in Francia, perché riguarderebbe ogni singola transazione e non solo i saldi di fine giornata”.

Professor Becchetti, perché si attacca la Tobin Tax?
LB Perché va a ledere degli interessi, soprattutto quelli dei soggetti che si occupano di High Frequency Trading. È, alla fine, una tassa sulla velocità della transazioni che penalizza chi ne fa tante, mentre non danneggia i “capitali pazienti”. Va solo a rendere molto costoso quel tipo di attività speculativa. Certo, una Tobin Tax con molta probabilità riduce il volume delle transazioni sui mercati, e chi guadagna sulle commissioni -in particolare le grandi banche- ovviamente può perdere qualcosa: le percentuali che questi intermediari e piattaforme incassano sono in genere del 2 per mille, ben più alte della Tobin Tax.

Lei risponde a De Bortoli con un editoriale pubblicato (il 28 luglio) sul quotidiano “Avvenire”. Spiega, tra l’altro, che non esiste alcuna correlazione diretta tra la sede dell’EBA e la Tobin Tax. 
LB Basti dire, e ricordare al lettore, che l’EBA è sempre stata localizzata nel Paese che in questo momento ha la più alta Tobin Tax (il 5 per mile su ogni transazione relativa ad azioni quotate sulla Borsa inglese, ndr), una tassa sulle transazioni finanziarie che tra l’altro esiste dalla fine del Seicento, e con la quale le casse pubbliche inglesi guadagnano più di 2 miliardi di sterline all’anno.
Ci sarebbero poi altri argomenti: chiediamoci, ad esempio, perché quando c’è qualche shock il mercato inglese è il meno volatile. Numerosi studi, evidenziano come la Tobin Tax sposti gli speculatori su altri mercati. Chi fa High Frequency Trading, cioè speculazione a breve, trova interesse a farla non su titoli inglesi, ma da altre parti. E così la Borsa inglese è più stabile.
È risibile, poi, l’argomento secondo cui una tassa di questo tipo renderebbe più debole il mercato: quello di Londra è, da sempre, il più forte, nonostante la presenza di questa tassa.

L’EBA potrebbe trovare posto nell’area di Expo, che qualcuno vorrebbe “tax free”. É una visione che condivide? 
LB Ritengo che la disciplina fiscale europea, che oggi vede una concorrenza al ribasso sulle aliquote, non sia assolutamente compatibile con il rispetto dei target relativi al deficit di bilancio che la Commissione impone agli Stati membri.
Consentire ai Paesi dell’UE di continuare a farsi una concorrenza al ribasso è distruttivo (lo spiega anche Alessandro Volpi in quest’editoriale su altreconomia.it). Forse non ce ne rendiamo conto, ma abbiamo appena pagato il conto a questo modello con il trasferimento di Exor (la holding della famiglia Agnelli, e prima ancora di FCA, ndr) in Olanda, per pagare meno tasse. Sono scelte cui dovrebbe guardare con attenzione quegli 11 milioni di italiani che non hanno i soldi per pagare le analisi mediche.

Continuiamo a farci concorrenza tra di noi? Dovremmo piuttosto lavorare per armonizzare le aliquote fiscali dei Paesi europei, ed evitare che si scenda “sotto soglia”. Le risorse fiscali servono, perché come abbiamo visto nel 2015 per la prima volta anche in Italia l’aspettativa media di vita si è ridotta.

Su “Avvenire” Becchetti cita Tommaso Padoa Schioppa: l’ex ministro dell’Economia nell’ultimo governo Prodi diceva che pagare le tasse, in democrazia, è “bello”.

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