Esteri / Attualità

Yemen: il governo fermi le armi dall’Italia ai Sauditi

Rete disarmo scrive al governo Gentiloni. Chiede all’esecutivo di bloccare l’invio di bombe al Paese che da marzo 2015 guida la coalizione che sta facendo la guerra in Yemen. Seguendo così l’esempio e l’annuncio dell’amministrazione Obama

Il premier Paolo Gentiloni durante una missione in Arabia Saudita del giugno 2016, quand'era ministro degli Esteri nel governo guidato da Matteo Renzi. Incontrò anche il Vice erede e Ministro della Difesa, Principe Mohammed bin Salman
Il premier Paolo Gentiloni durante una missione in Arabia Saudita del giugno 2016, quand'era ministro degli Esteri nel governo guidato da Matteo Renzi. Incontrò anche il Vice erede e Ministro della Difesa, Principe Mohammed bin Salman

L’8 ottobre scorso, la Casa Bianca aveva emesso un comunicato stampa chiaro: “La cooperazione per la sicurezza tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita non è un assegno in banco”. In quei giorni, la coalizione a guida saudita che da marzo 2015 fa guerra allo Yemen aveva bombardato un funerale.
A partire da quel giorno l’amministrazione Obama ha avviato un processo di revisione delle relazioni militari con l’Arabia, che ha portato la scorsa settimana all’annuncio di una riduzione delle forniture militari al Paese.
Kristine Beckerle, la ricercatrice che per conto di Human Rights Watch si occupa di Yemen, ha salutato la decisione spiegano che si tratta di “un passo nella giusta direzione, che fa seguito alla richieste avanzate da HRW e da altre organizzazione di sospendere totalmente l’invio di armi all’Arabia Saudita finché il Paese non sospenderà gli attacchi aerei illegali e non investigherà in modo credibile i crimini di guerra” commessi in Yemen.

Negli stessi giorni in cui gli Stati Uniti prendevano così posizione in merito al conflitto in corso in Yemen (sono 2,2 milioni gli sfollati interni, secondo le Nazioni Unite, e oltre 180mila persone sono fuggite all’estero), dall’Italia partiva un nuovo carico di bombe diretto all’Arabia Saudita, e il nuovo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni confermava nel suo incarico di ministra della Difesa Roberta Pinotti. Nei mesi scorsi, Pinotti aveva provato a difendere con argomenti smentiti dal governo tedesco un primo invio di armi all’Arabia Saudita, e in seguito si era anche recata in visita nel Paese della penisola arabica.

Di fronte alla decisione USA, la Rete italiana per il disarmo chiede che “il governo Gentiloni interrompa subito le forniture dei sistemi militari che vengono impiegati dalle forze armate saudite e dai suoi alleati nel conflitto in Yemen, in particolare le bombe aeree che hanno già causato migliaia di morti tra la popolazione civile di quel martoriato Paese”. L’amministrazione Obama ha infatti sospeso proprio l’invio a Ryad di “bombe aeree” e di “munizionamento di precisione”, sistemi militari che sono la principale causa di vittime dei bombardamenti, spesso indiscriminati, dell’aeronautica militare saudita.
Proprio la preoccupazione per le migliaia di morti tra i civili -oltre 4mila secondo le Nazioni Unite- è alla base del cambio di direzione della Casa Bianca che negli ultimi anni ha approvato forniture militari del valore di miliardi di dollari.

“Dal nostro Paese -spiega Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia- continuano a partire carichi di bombe aeree per rifornire la Royal Saudi Air Force. L’ultimo, con oltre 3.000 bombe, è partito in gran segreto alcuni giorni fa dal porto canale di Cagliari: riteniamo si tratti anche questa volta di bombe aeree del tipo MK80 prodotte dalla RWM Italia, azienda del gruppo tedesco Rheinmetall, con sede legale a Ghedi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas in Sardegna. Lo scorso ottobre l’allora Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni per la prima volta ha ammesso, in risposta ad una interrogazione parlamentare, che alla RWM Italia sono state rilasciate licenze di esportazione per l’Arabia Saudita”.

La responsabilità del rilascio delle licenze di esportazione ricade sull’Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento (UAMA), Autorità nazionale incardinata presso il Ministero degli Esteri e della Cooperazione e che fa riferimento direttamente al Ministro. Ma nel percorso di valutazione per tale rilascio incidono con ruoli stabiliti dalla legge i pareri di vari Ministeri, tra cui soprattutto il Ministero della Difesa. Va inoltre ricordata la presenza di un accordo di cooperazione militare sottoscritto dall’Italia con l’Arabia Saudita (firmato nel 2007 e ratificato con la Legge 97/09 del 10 luglio 2009) che prevede un rinnovo tacito ogni 5 anni, e grazie al quale si garantisce una via preferenziale di collaborazione tra i due Paesi in questo settore, comprese le forniture di armi.

Da tempo la Rete italiana per il disarmo esprime la propria preoccupazione per il crescente supporto di diversi dicasteri alle industrie militari italiane a favore delle esportazioni di armamenti. Proprio ieri è stata diffusa la notizia che l’Arabia Saudita avrebbe ricevuto da Fincanteri proposte per l’acquisto di nuove navi militari, tra cui alcune corvette e fregate. La proposta giunge poche settimane dopo la visita della ministra della Difesa Roberta Pinotti a Riyad dello scorso ottobre, durante la quale la Ministra avrebbe discusso col suo omologo saudita, il Vice Principe ereditario Mohammed bin Salman bin Abdulaziz, proprio di nuovi accordi navali nel settore militare. La nostra Rete aveva espresso prontamente preoccupazione riguardo a tale ipotesi in considerazione del coinvolgimento dell’Arabia Saudita nel conflitto in Yemen e delle gravi e violazioni dei diritti umani nel Paese arabo.

In modo alquanto inusuale, il ministero della Difesa rispose manifestando via twitter l’intenzione di essere “pronto a querelare chiunque diffonda falsità” riguardo ad una visita definita di tipo meramente “politico istituzionale” della Ministra Pinotti a Riyad. Le notizie di queste ore sembrano invece dimostrare che le preoccupazioni di Rete Disarmo erano fondate.
“Al nuovo Governo -commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo- chiediamo di dare un chiaro segnale di discontinuità e di rivedere le autorizzazioni all’esportazioni di sistemi militari verso Ryad. La legge italiana 185 del 1990 che regolamenta questa materia afferma infatti che le esportazioni di armamenti sono vietate non solo come ovvio e già automatico verso le nazioni sotto embargo internazionale ma anche ai Paesi in stato di conflitto armato e la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione della Repubblica”.

La Rete italiana per il disarmo nei prossimi giorni chiederà di incontrare il nuovo ministro degli Esteri, Angelino Alfano, invitandolo a farsi promotore, in sede di Consiglio europeo, di passi concreti per attuare la risoluzione con la quale il Parlamento europeo lo scorso febbraio ha chiesto ai Paesi membri di sospendere l’invio di armamenti all’Arabia Saudita in considerazione delle gravi violazioni del diritto umanitario causate dai bombardamenti indiscriminati in Yemen.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia