Esteri / Intervista

Yemen, l’agricoltura che resiste alle bombe

Alla cronica penuria alimentare e agli impatti del cambiamento climatico si sono aggiunte le difficoltà provocate dal conflitto. La Fao lavora nel Paese per ripristinare infrastrutture, gestire al meglio le risorse idriche e ridurre i conflitti tra le comunità per l’accesso all’acqua. Intervista a Salah Hajj Hassan, rappresentante dell’agenzia a Sana’a

©UNDP Yemen

Non ci si pensa, ma anche in una situazione estrema come quella yemenita, c’è chi molto faticosamente lavora la terra. Dopotutto, gli agricoltori in Yemen sono l’80% dei 28 milioni di abitanti nel Paese. Ecco la ragione di questa intervista alla delegazione della Fao (Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura) a Sana’a, che inizia con un’avvertenza: “La pace è indispensabile per evitare che il Paese raggiunga un punto di non ritorno”, spiega Salah Hajj Hassan, rappresentante dell’agenzia in Yemen. Il conflitto- esploso nel nel 2015 e che vede le milizie Houthi (alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh che controllano Sana’a) contrapposte alle forze leali al governo di Abd Rabbuh Mansur Hadi, con sede ad Aden- ha provocato più di 10mila morti e una grave crisi umanitaria. Oltre 22 milioni di persone, infatti, hanno bisogno di protezione e aiuti umanitari; almeno 85mila bambini con meno di 5 anni sono morti a causa della malnutrizione nei primi tre anni di guerra.

In Yemen, alla cronica penuria agroalimentare e alle alee dovute ai cambiamenti climatici, dal 2015 a oggi si è aggiunta la guerra. Si può lavorare per sostenere  l’agricoltura in un simile contesto?
SHH Sì, ed è vitale per la risposta umanitaria in Yemen: non solo per salvare vite ma anche per ripristinare i mezzi di sussistenza in agricoltura e accrescere la resilienza. La Fao ha raggiunto milioni di coltivatori anche nel 2018 distribuendo semi di cereali e ortaggi, garantendo aiuti in denaro, riabilitando le infrastrutture idriche, sostenendo gli allevatori.

Quali sono i limiti principali alla produzione agricola?
SHH 
Oltre alla distruzione di infrastrutture agricole necessarie e alla difficoltà di movimento e trasporti provocata dal conflitto, i vincoli principali alla produzione agricola sono i costi elevati e la mancanza di input essenziali, fra i quali, appunto, l’accesso all’acqua e al carburante per l’irrigazione. I nostri progetti mettono insieme la creazione di lavoro per combattere la povertà rurale e il recupero delle infrastrutture idriche. È stato importante anche creare associazioni di utenti per una migliore gestione delle risorse idriche, davvero scarse. A causa del conflitto, poi, il 40% degli agricoltori si è trovato nell’impossibilità di pagare il carburante necessario a pompare l’acqua per irrigare. Abbiamo dunque fornito loro sistemi di pompaggio a energia solare.

L’acqua, una priorità assoluta…
SHH 
Lo Yemen è al quartultimo posto mondiale per dotazione di risorse idriche. Non per niente sono vari i casi di conflitti per l’acqua, che stiamo cercando di affrontare con la promozione delle associazioni di utenti. In questo senso è in corso un progetto di peace building nell’area di Tihama, molto importante per la produzione agricola e teatro di diverse contese idriche. Già alcuni casi sono stati risolti. Potrebbe essere un buon metodo da applicare altrove. Inoltre per la Fao la riabilitazione e la costruzione di infrastrutture idriche è una priorità. E realizzare questi interventi grazie al lavoro degli abitanti delle aree interessate permette ai più poveri e vulnerabili di avere accesso ad alimenti nutrienti e di essere meglio in grado di affrontare l’emergenza.

Come funzionano appunto i progetti cash-for work (denaro in cambio di lavoro) e food-for-work (cibo in cambio di lavoro) per creare mezzi di sussistenza nelle aree rurali? Parallelamente, il World Food Programme fornisce alle famiglie con maggiori difficoltà una somma mensile di 12 dollari per acquisti sui mercati locali così da sostenerli.
SHH 
Il lavoro che sosteniamo riguarda soprattutto la riabilitazione di canali di irrigazione e la promozione di tecniche tradizionali per la raccolta dell’acqua. Poter disporre di un po’ di denaro permette alla comunità di migliorare la produttività e la coesione, rendendo possibile l’accesso agli input necessari all’agricoltura. La Fao ha deciso inoltre di sostenere in modo particolare, con attività cash-for-work, le comunità che ospitano sfollati, così da permettere loro di continuare ad accoglierli senza sopportare un peso eccessivo. E gli stessi sfollati sono coinvolti in progetti generatori di reddito.

Qual è il coinvolgimento delle donne nelle attività agricole? Il conflitto ha indotto cambiamenti?
SHH 
Secondo le statistiche, il 54% delle donne rurali in Yemen erano coinvolte in attività agricole prima del conflitto. In questi anni di guerra la percentuale è salita: molti uomini sono arruolati e hanno lasciato alle donne l’intera responsabilità del mantenimento della famiglia. Secondo una recente valutazione da parte del ministero dell’agricoltura e irrigazione, l’87% delle donne si dedica ormai a qualche attività agricola, e l’80% all’allevamento. Per sostenerle, stiamo promuovendo varie attività: gruppi femminili di produttrici, interventi nel campo della salute animale, piccoli progetti generatori di reddito, miglioramento nutrizionale, orti di casa da alimentare con la raccolta di acqua piovana dai tetti. Ed è importante il ruolo delle donne nella risoluzione dei conflitti per l’acqua.

Il collasso economico e monetario si combina con i frequenti blocchi all’ingresso dei prodotti. Come fanno le persone a coprire i propri bisogni essenziali? Come fa un Paese così povero e in emergenza a importare? Il Programma alimentare mondiale deve ormai raggiungere 12 milioni di persone gravemente malnutrite, ma questo non basta.
SHH 
A parte il riso, che si compra dall’estero al 100%, l’80% del cibo consumato nel Paese è importato, attualmente. In circostanze più favorevoli, anni fa, la produzione interna arrivava a coprire il 25-30% del fabbisogno. Oggi ovviamente la percentuale si è ridotta. D’altro canto i blocchi alle importazioni, le limitate possibilità di credito e il deprezzamento della moneta locale (il rial yemenita) rispetto al dollaro hanno ridotto gli acquisti dall’estero. Oltre il 70% della popolazione ha bisogno di sostegno umanitario. L’aiuto alimentare è diventato la fonte principale di cibo per le famiglie povere del Paese. Va aggiunto che quasi tutti i dipendenti pubblici -compresi gli insegnanti e gli operatori sanitari- non ricevono salari da almeno due anni, dunque il potere d’acquisto si è ridotto in modo drammatico. Eppure i lavoratori, anche quelli che si occupano della divulgazione agricola, continuano a portare avanti l’attività e a vivere nelle aree rurali.

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