Ambiente

Voi l’ostacolo, noi la via d’uscita

Il G100, il più grande gruppo informale dei Paesi in via di sviluppo mai registrato nell’Organizzazione mondiale del commercio, ha rovinato consapevolmente la festa di apertura dell’Ottava conferenza ministeriale della Wto al via oggi. “La nostra non sarà una protesta simbolica", hanno chiarito i ministri dell’Unione africana, che coordinano il gruppo.

“Noi non siamo il blocco, siamo la via d’uscita dalla crisi”. Con questa chiusa lapidaria il capo negoziatore brasiliano, presentando alla stampa e agli altri stati membri il Documento dei cosiddetti G100, il più grande gruppo informale di interesse mai registrato nell’Organizzazione mondiale del commercio, ha rovinato consapevolmente la festa di apertura dell’Ottava conferenza ministeriale al via oggi a Ginevra. Le voci dei Paesi in via di sviluppo, piccoli come isole ma anche potenti come India, Cina e Brasile, si sono opposte frontalmente all’agenda prevista per i negoziati dei prossimi tre giorni, rilanciando con forza la necessità che se accordo deve esserci, deve comprendere con trasparenza tutti i Paesi membri e non mettere altra carne a cuocere prima di aver garantito ai più poveri risposte concrete alle loro vecchie domande.
Taglio dei sussidi, accesso senza dazi né restrizioni per i prodotti agricoli dei Paesi meno sviluppati, sostegno ai Paesi esportatori di cotone, in crisi perenne da oltre vent’anni soprattutto nell’Africa sub sahariana senza poter contare su alcun intervento straordinario, fine del dumping e delle pressioni per liberalizzare ad ogni costo i mercati in crescita dell’industria e della manifattura emergente: sono queste le risposte concrete che i G100 si aspettavano da questo vertice e che sono rimaste, invece, disattese. “La nostra non sarà una protesta simbolica – hanno chiarito i ministri dell’Unione africana, che coordinano il gruppo – questa dichiarazione sarà trasmessa al Chair della ministeriale con la richiesta formale che venga inserita nel documento finale”.
Mentre Ong e organizzazioni della Campagna internazionale Questo Mondo Non E’ In Vendita tra cui l’organizzazione italiana Fair interrompono la celebrazione d’inizio con carole di Natale e cartelli di protesta, come fanno dai tempi di Seattle, reclamando giustizia, lavoro e un futuro decente per tutti, la minaccia più dura per il sorriso da grandi occasioni sfoderato anche in questa occasione dal direttore generale della Wto Pascal Lamy, arriva da questo nuovo fronte. ”Ci impongono sacrifici, con il pretesto di una crisi economica che non provochiamo – ha denunciato la negoziatrice cubana -. Ci viene chiesto di rinunciare ai nostri bisogni con l’obiettivo di indirizzare il lavoro futuro dell’organizzazione verso le priorita’ dei Paesi industrializzati, senza rinunciare ad alcuno dei privilegi di cui godono. Lottiamo uniti perche’ non possiamo fare altro o tutto questo – ha concluso – si tradurrà in una ulteriore gravissima crisi per tutti noi”
 

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