Altre Economie

Verdure al centro – Ae 94

Al mercato di via Fioravanti, a Bologna, la “concorrenza” non funziona. Nel piazzale del centro sociale Xm24 il prezzo nasce dal confronto tra i produttori ed è fisso tutto l’anno. Una ventina di banchetti, tutti biologici, per una filiera corta…

Tratto da Altreconomia 94 — Maggio 2008

Al mercato di via Fioravanti, a Bologna, la “concorrenza” non funziona. Nel piazzale del centro sociale Xm24 il prezzo nasce dal confronto tra i produttori ed è fisso tutto l’anno. Una ventina di banchetti, tutti biologici, per una filiera corta basata sulla fiducia      


Alle cinque del pomeriggio del giovedì, le zdaure (a Bologna sono le “signore” che hanno superato da un pezzo la mezza età) interrompono la briscola e fanno un gesto sbrigativo a chi, distratta, sta ancora leggendo i numeri della tombola. È tardi. È tempo di uscire dal circolo per fare due passi e varcare i cancelli del centro sociale “Xm24”. Xm24 sta per ex-mercato al numero 24 di via Aristotile Fioravanti, dimenticato architetto del Rinascimento. Quartiere della Bolognina, cento metri alle spalle della stazione. Qui, per quasi sessanta anni, fino al ‘94, c’era l’immenso mercato ortofrutticolo di Bologna. Sei anni fa, durante l’amministrazione di centro destra, il grande edificio abbandonato (belle architetture industriali) venne occupato e trasformato in un centro sociale. Oggi, in un giovedì di primavera con il sole che prova a riscaldare il pomeriggio, le zdaure hanno fretta: il mercato dei neocontadini delle campagne bolognesi comincia fra mezz’ora. Via le carte e i fagioli delle tombole. C’è appena il tempo per prendere altri numeri davanti al banchetto di Michele, di Carlo o di Alberto, e mettersi in coda per essere sicuri di poter comprare i loro asparagi o, se ci fossero, le prime fragole.

La signora Pina, elegante nel suo maglioncino blu, ha già disposto sul tavolo, vicino al bar-birreria del centro sociale, le sue torte e una sdaura sta lì, in attesa, ansiosa di poterle assaggiare.

Un giovane con il numero 27 in mano è davanti al banco di Carlo e Michele e cerca di prenotare uno dei due mazzi di asparagi. Niente da fare, non sono ammesse astuzie e gli asparagi spariranno un minuto dopo “l’apertura”. La primavera è appena cominciata e queste sono settimane di transizione negli orti. Oggi ci sono le bietole e le insalate, le erbe selvatiche (la senape, le ortiche, il papavero) e gli ultimi sedani. La prima regola d’oro del mercato dell’Xm24 è che ci sono solo prodotti locali e di stagione. Niente pomodori in inverno o  cavolfiori in estate. E l’orario è inflessibile: i banchetti “aprono” alla cinque e mezza. Non un minuto prima. Le file già si ingrossano. Chi imbocca il piccolo piazzale del centro sociale lo sa bene, ma un cartello avverte: “Pazienza, lentezza e calma sono valori della vita contadina. Lasciate ogni speranza se avete troppa fretta”.

Le signore hanno conquistato i primi posti, giovani mamme spingono i passeggini, uomini anziani con cravatte antiche chiacchierano in santa pace e con le mani in tasca. Stefano, intanto, sistema il suo tavolinetto di mieli preziosi e parla con una ragazza che è venuta dall’altra parte della città solo per ritrovare il suo miele di castagno.

Ha capelli degni di Leonardo da Vinci, questo apicoltore di Monte San Pietro, e voglia di spiegare: “È vero, qui si rispettano le regole dell’agricoltura biologica, ma soprattutto quelle dell’etica. Alle api non bisogna tirare il collo per strappare il miele”. Sul banco a fianco, Alessandro e Silvia aggiustano, con cura, il gioco geometrico delle loro torte. Le pizze di Davide, giovane dai capelli rasta chilometrici, non sono perfettamente rotonde, ma hanno un aspetto da acquolina in bocca. Federica, la sua compagna (vivono con due figli in un casolare disperso dell’Appennino romagnolo), spiega le qualità del loro pane. Una ragazza sorridente ha messo sul tavolo i suoi quattro vasetti di marmellata. Il casaro ha il suo daffare per sistemare i formaggi freschi sotto un cartello scritto a pennarello: “Vacche liberi e felici”. Di fronte, c’è il banco di un altro pastore e, in fila, una donna che racconta: “Mia figlia, intollerante ai latticini, è cresciuta con questo latte di capra”. Clienti affezionati al mercato Xm24. Economia di relazione (e di affetti), direbbe qualche economista coraggioso. E avrebbe ragione: qui, in via Fioravanti, consumatori e produttori sembrano farsi beffe delle più stolte e gelide regole di mercato. Le storie fra chi sta dietro il banco e chi prende i numeretti per mettersi in fila si intrecciano come amicizie generose. “Questo non è un luogo anonimo -ribadisce, convinta, Roberta, una delle “anime” politiche di CampiAperti, neonata associazione che raggruppa i produttori e i consumatori dell’Xm24 e di altri due mercati simili-. È un microcosmo, un laboratorio che ha avuto il suo successo. Non siamo del tutto fuori dalle regole di mercato, ma siamo su un confine. Qui conta più la socialità che il profitto. Questo è un mercato nel senso bello della parola.

Non c’è la freddezza senza anima di un supermercato”. Esagera, Roberta? Non credo. “La concorrenza qui non funzionerebbe -mi spiega Carlo, bolognese, quarantenne, che con la compagna Germana fa il contadino sulle prime montagne della Val Samoggia-. Chi ha più cavoli, non decide, senza criteri di socialità, il loro prezzo. Se qualcuno tentasse piccole speculazioni al rialzo o al ribasso, ci faremmo solo del male fra di noi.

E tradiremmo la fiducia dei consumatori”. Prima regola, quindi: i prezzi nascono da una confronto fra i produttori e nessuno, in via Fioravanti, può fare il prezzo che vuole. Due euro al chilo per i pomodori, lo scorso anno.

Prezzi stabili per tutti i mesi della stagione produttiva e, spesso, fissi da più anni. “Siamo riusciti a riconoscerci un compenso di sei euro all’ora”, ha fatto i conti Michele, un altro contadino (un passato da muratore e da studente di filosofia) della Val Samoggia. È un salario giusto? “Riusciamo a viverci”.

In via Fioravanti c’è un’aspirazione che sa di utopia: discutere fra produttori e consumatori il prezzo di cavoli e pane.

Sono 21 i banchi ammessi nello spiazzo dell’Xm24. L’assemblea mensile decide se accettare o meno nuovi produttori. Bisogna prima visitare l’azienda, conoscersi a fondo. In molti vorrebbero venire a vendere i loro prodotti in via Fioravanti. Per questo l’Xm24 ha già figliato altri 2 mercati (vedi box a p. 25). In questi luoghi può montare banchetti solo chi è un produttore diretto.

Con pochissime eccezioni (frutta non presente nel mercato, ad esempio) non è consentito vendere (se non in quantità ridotte) prodotti di altre aziende. Solo un terzo dei banchetti sono concessi ai trasformatori. Ai fornai, ai pasticceri. Comunque famiglie o microaziende che hanno scelto di vivere in campagna. Tutti gli ingredienti devono essere biologici al 100%. È accettata (e richiesta) l’autocertificazione. Solo il 10% dei banchetti è riservato a chi vende prodotti non alimentari (detersivi, saponi, detergenti). Cammino fra i banchi. Facile accorgersi che i neocontadini sono giovani: età media sotto i quarant’anni. Solo il casaro Salvatore (azienda sugli Appennini, lungo la strada per il passo della Futa) è figlio di un pastore: fu suo padre a trasferirsi in queste montagne dalla Sardegna. Ma è stato lui a convertire l’azienda al biologico.

Tutti gli altri, contadini e casari, fornai e apicoltori, hanno lasciato la città e altri mestieri per la campagna. Stanno imparando a lavorare la terra. Sono bravi ed entusiasti. Alcuni hanno già decenni di esperienze agricole alle spalle. Come Giovanni, 46 anni e undici ettari in affitto nelle piane di Vignola. Fa agricoltura biologica da oltre vent’anni.

A 18 se ne andò sugli Appennini per fondare la storica comunità degli Elfi. Voleva stare fuori dal “sistema”. Se n’è venuto via dopo quattro anni. Oggi il suo banchetto di ortaggi, verdure e frutta è amato da chi viene all’Xm24. “Ho cominciato a contare le ore per capire qual è il mio reddito -dice- ma non sono mai riuscito a tirare le somme. So che a fine mese ho denaro a sufficienza per andare avanti. E la soddisfazione di fare il contadino non ha prezzo”.

Alessandro, abruzzese, venne a Bologna per l’università. A Vasto, suo padre ha un oliveto. Lui ha 2 figlie e a Bologna fa l’insegnante precario. L’assemblea dell’Xm24 gli ha concesso di vendere il proprio olio bio: non si produce olio nelle colline emiliane e la filiera locale è impossibile. “Essere in questi piccoli mercati non mi dà un reddito sufficiente per vivere -riconosce Alessandro-, ma, almeno, sto riuscendo a salvare l’oliveto della mia famiglia”. Non è poco salvare gli olivi di piccoli campi abruzzesi.

Non è poco garantire sopravvivenza a una ventina di micro aziende agricole familiari. Non è poco vedere serenità fra produttori e consumatori.

Quando arriva la sera, il mercato cambia aspetto. Le zdaure sono già a casa a spentolare per i nipoti e a guardare la televisione, e all’Xm24 arrivano, a frotte, “i ragazzi”. Con i piercing e qualche cresta post punk. Molti immigrati e studenti stranieri. Una piccola folla di giovani. “È un cambiamento cromatico”, dice Roberta. Al giovedì, complici i neocontadini e i fornai, l’Xm24 si riempie. Si viene per l’ultimo frammento di mercato, per il bar, per la musica.

Per bere birra e vino biologico.

Il mercato finisce in una festa, si infittiscono le chiacchiere, le allegrie, si tiene qualche riunione improvvisata. I neocontadini smontano i banchi, riempiono vecchi furgoni, riprendono le strade delle loro campagne.

Campi aperti per le strade di bologna

L’associazione che raggruppa produttori e trasformatori di quest’altra Bologna possibile ha poche settimane di vita: CampiAperti (www.campiaperti.org) è nata ai primi di aprile

di quest’anno. Raggruppa ventinove produttori e tutti coloro che vogliono farsi soci (quota 5 euro: vale per sempre). Nel frattempo i neocontadini delle campagne attorno a Bologna, sorpresi dal successo del loro mercato, hanno preferito “disperdersi” fra i quartieri della città. Aprire nuovi mercati piuttosto che affollarsi in via Fioravanti (non c’è più spazio per nuovi banchetti). Al martedì si può andare al Vag61, altro centro sociale bolognese, in via Paolo Fabbri al 110. Dalle 18 alle 21. Al giovedì c’è l’immancabile appuntamento con gli ortaggi e la frutta (e i dolci, il vino, il pane) all’Xm24. Dalle 17.30 alle 21. Il giorno dopo, venerdì, si può andare nel quartiere Savena, in via Udine alla Scuola di pace. Sempre dalle 17.30 alle 20.

Tra i banchi prezzi e filiere trasparenti

I prezzi al mercato di via Fioravanti sono inferiori ai negozi del biologico e nascono da una confronto fra i produttori e sono fissati per tutta la stagiona produttiva. Chi compra paga l’acquisto delle piantine, il trattamento del rame, l’ammortamento delle manichette di gomma per l’irrigazione (si cambiano ogni due o tre anni) e delle macchine agricole, le canne per i sostegni, i costi fissi aziendali (le spese per le burocrazie, ad esempio) e le ore di lavoro. Nel conto non c’è, per scelta, il “beneficio fondiario”, cioè gli interessi sul capitale, la percentuale che secondo gli economisti classici dovrebbe essere calcolata sul valore della terra. Il prezzo al chilo si avvicina (spesso è uguale) a quelli dei prodotti convenzionali di un supermercato ma sono più elevati di un discount. Sette euro al chilo per il miele. Nove euro al chilo per l’olio d’oliva.

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