Altre Economie

Venezia, un crowdfunding per la cultura galleggiante

L’associazione "Il Caicio", che promuove il recupero delle barche tradizionali veneziane, ha lanciato una raccolta fondi dal basso per il restauro e la manutenzione della Barchéta, una gondola da traghetto da 14 posti che ha prestato servizio nella città fino agli anni Ottanta. Tra i "premi" -per chi partecipa- anche gite culturali in Laguna sulle tracce delle antiche rotte dei “traghetti da fora”


A Venezia, dal 2005, “cultura galleggiante” è sinonimo de "Il Caicio" (www.ilcaicio.it), associazione nata per promuovere ogni tipo di attività culturale e ricreativa, purché svolta galleggiando sull’acqua, e recuperare barche tradizionali veneziane. Non pensate alle gondole dedicate ormai solo ai turisti: quello de Il Caicio è uno stile “slow”, che utilizza le barche, rigorosamente a remi, nella vita di tutti i giorni, per andare a fare commissioni, per andare al lavoro o anche semplicemente per farsi un giro di spriz o una vogatina serale tra canali e canaletti all’uscita dall’ufficio.



Quella delle barche è una vera passione per tutti i soci de Il Caicio: Federico, aiutato da Saul, Meri e chi si rende disponibile, distribuisce "a remi" i prodotti del suo orto biologico ai clienti (guarda il video); Luca coordina il calendario e accompagna gruppi musicali per la creazione di video clip per produzioni indipendenti; Francesco si diletta ad organizzare in barca ogni piccolo o grande evento, dalla presentazioni di libri, agli spettacoli teatrali ai “freschi” serali (ovvero le “passeggiate” in Canal Grande al calar della sera); Alice con le barche ci dorme, e di ognuna conosce la provenienza, la fattura, la storia, le piccole magagne, mentre Franz tiene i conti di tutto. Poi c’è Nicolò, tra i fondatori de Il Caicio, che con incredibile pazienza e precisione fa il rilievo delle barche utilizzando particolari software di rielaborazione fotografica. Alessandro e Chiara si dedicano alla comunicazione, che viaggia sul web e sui social, ma soprattutto per “passaparola”. In tutto, i soci sono più di cinquanta.



Chi ha la possibilità di visitare la città con le barchette de Il Caicio si senti un privilegiato, perché ha l’opportunità di scoprere un’altra città, diversa anche da quella che conosce anche chi l’ha vissuta per molti anni girandola a piedi in lungo e in largo. L’associazione, inoltre, partecipa a varie manifestazioni ed eventi cittadini, in collaborazione e in rete con altre realtà “resistenti”, da Poveglia per tutti ad About, dal Forum Futuro Arsenale al Forum Contratto di Fiume, da Metricubi a SpiazziVerdi, dalle Indiemood session al teatro in Barca. 

Tutti i soci vogano o insegnano a vogare. I corsi sono ad offerta libera, per raccogliere risorse dedicate alla manutenzione delle barche che, tra donazioni e recuperi di imbarcazioni abbandonate, sono pian piano aumentante: sono una decina quelle sociali (di proprietà dell’associazione) e molte quelle “socievoli”, ovvero di proprietà di soci che volentieri le condividono (nell’utilizzo e la manutenzione) con gli altri. 



Le barche de Il Caicio sono ormeggiate un po’ ovunque in città, grazie a posti barca messi a disposizione da amici vari. E così la Ruvida, MissK, la Gina, il Gino, la Garusola, la Celestina, la Ludovica, la Izi, il Pranzetto sono una piccola flotta silenziosa e colorata. A parte Favorito (nella foto sotto, una Comacina), Sergio (bateo sabionante) e Zio Vecio (topo), ancora ormeggiate a Forte Marghera, sono quasi tutte sandoli, sciopòn, mascarete, sanpierotte.


E poi c’è la Barchéta, una gondola da traghetto detta anche “gondolone” o gondola da parada, servizio pubblico che ancora oggi fa attraversare le persone da una parte all’altra del Canal Grande. Quella che, scherzosamente, si fa prendere agli amici che vengono da fuori proponendo un “giro in gondola” a 2 euro. In realtà sembra ma non è una gondola. Più grande, a due vogatori, veniva utilizzata come mezzo di trasporto collettivo in città, potendo trasportare fino a 14 persone. 
La Barchéta de Il Caicio ha prestato servizio in città fino agli anni Ottanta, poi dismessa ed acquisita dall’associazione all’interno del progetto del Museo delle imbarcazioni tradizionali di Forte Marghera. Oggi necessita di un restauro straordinario e l’associazione ha deciso di impegnarsi per salvarla, perché è un frammento autentico della storia della città e rappresenta una tipologia di barca ormai rara.


Dal 1 maggio è partita così una campagna di raccolta fondi su Produzioni dal basso (vedi http://www.ilcaicio.it/barchetta), per permettere alla barca di conservarsi ancora a lungo, di navigare nuovamente in sicurezza e tornare ad essere la barca di rappresentanza per eventi culturali galleggianti, il mezzo ideale per divulgare la conoscenza delle barche tradizionali in legno e per promuovere la mobilità sostenibile a remi (il costo è stimato in 10mila euro, di cui 6mila raccolti attraverso il crowdfunding). La Barchéta è generosa: in cambio di un’offerta verranno offerte gite culturali in laguna sulle tracce delle antiche rotte dei “traghetti da fora” (i mezzi principali che permettevano di raggiungere Venezia quando ancora non esisteva il ponte translagunare) oltre alle esclusive stampe d’arte a tiratura limitata realizzate dagli artisti di “Small Caps” (www.smallcaps.it).

 

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