Altre Economie / Varie

Un nuovo Manifesto per Comuni virtuosi

Nel 2005 quattro anti locali dettero vita all’associazione dei Comuni virtuosi, che dopo dieci anni aggiorna il proprio documento programmatico. Gli spunti arrivano -tra l’altro- da esempi e storie raccolte in nove edizioni di un Premio dedicato alle buone pratiche. Nel 2015 ha vinto il Comune di Seravezza (LU), che raccontiamo in un reportage

Dopo dieci anni di “buone pratiche”, l’associazione Comuni virtuosi aggiorna il proprio Manifesto, che rappresenta gli enti e le comunità “che aspirano a convertire in progetti concreti i sogni e le utopie realizzabili, che hanno raggiunto piena consapevolezza delle crisi ambientali, sociali ed economiche che stanno minacciando il futuro del pianeta e che intendono impegnarsi per costruire delle comunità attive e resilienti”.

Nata a maggio del 2005 su iniziativa di 4 amministrazioni comunali -quelle di Monsano (AN), Colorno (PR), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE)-, oggi l’associazione riunisce 83 enti, con le ultime adesioni di Miglianico (provincia di Chieti) e Castel del Giudice (in provincia di Isernia).
Il Comune molisano è risultato nel 2015 tra i vincitori della nona edizione del Premio “Comuni virtuosi”, che rappresenta un vero e proprio volano per costruire -a partire da esempi concreti- “un’altra Italia”. Nel 2015, il Comune virtuoso dell’anno è stato Seravezza, in provincia di Lucca, come raccontiamo in questo reportage uscito a ottobre su Altreconomia.

Il Manifesto dell’associazione riconosce l’importanza di un impegno “nella lotta allo spreco di risorse a tutti i livelli, energetico, alimentare, di acqua, di materiali e beni”, l’esigenza di “proteggere il capitale naturale e culturale del proprio territorio, attraverso politiche concrete nel campo della sostenibilità ambientale, urbanistica, sociale e di tutela dei beni comuni poiché da essi dipendono la salute, l’economia, la qualità di vita e la felicità dei propri cittadini”. Il documento evidenzia anche la centralità di pratiche che coinvolgano i cittadini, singoli ed associazioni, “favorendo una rete con tutti i soggetti che possono giocare un ruolo determinante nel perseguimento e nel raggiungimento degli obiettivi: enti locali, rappresentanza politica, soggetti istituzionali, associazioni ambientaliste, dei consumatori e ONG di varia natura, esponenti del mondo economico e loro organismi di rappresentanza”.

“I Comuni virtuosi -continua il documento- hanno dimostrato che è possibile

– aspirare ad un’ottimale gestione del territorio, all’insegna del no al consumo di suolo e alla rigenerazione urbana, partendo dal recupero delle aree dismesse, alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e privato, alla riqualificazione energetica degli edifici;

– ridurre l’impronta ecologica della macchina comunale attraverso misure ed interventi di riqualificazione energetica, introduzione dei green public procurement, misure di risparmio e taglio degli sprechi;

– ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo politiche e progetti di mobilità sostenibile, potenziando la rete ciclopedonale anche in funzione di un turismo di qualità, forme di car-sharing, car-pooling, traporto pubblico integrato, piedibus, ecc.;

– promuovere una corretta gestione dei rifiuti, visti non più come un problema ma come risorsa, attraverso la raccolta differenziata “porta a porta” spinta, l’introduzione di una tariffazione puntuale e il potenziamento sul territorio di isole ecologiche e centri per il riuso, incentivando il più possibile forme di riduzione e acquisti consociati in grado di ridurre alla fonte la produzione dei rifiuti, attivando progetti concreti, nel solco di quell’economia circolare di cui parla l’Europa;

– incentivare nuovi stili di vita negli enti locali e nelle loro comunità, attraverso politiche e progettazioni atte a stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili (autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo ed ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, disimballo dei territori, diffusione commercio equo e solidale, banche del tempo, autoproduzione, finanza etica, etc), per una società della sobrietà ispirata ai temi della de-crescita”.
 

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