Altre Economie

Un lavoro pulito, baciato dal sole

Non è mai stato così facile mettersi sul tetto dei pannelli fotovoltaici: energia pulita che crea valore. E occupazione, come insegna la storia di Coopwork L’ufficio di Marco e Luca è un tetto con i pannelli fotovoltaici. Sono installatori di…

Tratto da Altreconomia 121 — Novembre 2010

Non è mai stato così facile mettersi sul tetto dei pannelli fotovoltaici: energia pulita che crea valore. E occupazione, come insegna la storia di Coopwork

L’ufficio di Marco e Luca è un tetto con i pannelli fotovoltaici. Sono installatori di moduli solari e in soli tre giorni di lavoro rivoluzionano il concetto di energia: le case si trasformano da consumatore a produttore. Grazie alla tecnologia fotovoltaica è sufficiente mettere una firma, chiedere un finanziamento alla banca e in soli due mesi si inizia a produrre corrente elettrica direttamente dal sole.
“Il fotovoltaico faceva al caso mio -spiega Giovanni Caccia, proprietario di una casa solare a Dairago (Mi)-: avevamo un consumo alto per due famiglie e volevamo fare una scelta ambientale e una produzione autonoma. Così abbiamo messo 22 pannelli per 5 kW di potenza. E con un investimento di 24mila euro godiamo anche di un un rendimento vantaggioso intorno al 10%, impensabile con altri ‘pacchetti’ finanziari”.
L’incentivo del conto energia, partito nel 2005, ha spinto in molti ad investire e il lavoro della cooperativa di Marco e Luca, la Coopwork di Sesto San Giovanni (Milano), si è specializzato in impianti solari “chiavi in mano”: il cliente deve solo occuparsi della firma per il contratto del conto energia e dell’acquisto dell’impianto (che gode dell’Iva agevolata al 10%). Progettazione, acquisto, montaggio e certificazione del gestore per la vendita di elettricità vengono garantiti dalla cooperativa, che per farsi conoscere partecipa alle fiere del terzo settore e non ha bisogno di pubblicità sui grandi mezzi di comunicazione (il sito è coopwork.org). Dopo il primo contatto un lavoratore addetto al commerciale va a fare il sopralluogo e riporta i dati necessari per il preventivo: consumo, dimensionamento, coefficiente di irraggiamento (quanto sole arriva sulla casa) e forma del tetto.
Una volta messa la firma sul contratto in 60 giorni l’impianto è già collaudato, allacciato alla rete e in grado di produrre energia, come racconta Davide Baldi per la sua casa di Ceriano Laghetto in Brianza: “Ho scelto i pannelli per una questione di risparmio energetico e Coopwork tramite il passaparola. E da agosto, dopo due giorni di lavoro, produco energia elettrica. E la rendita fissa da 1.300 euro all’anno è una cosa secondaria rispetto alla scelta di non inquinare”.
L’impianto è calibrato in base alle esigenze della casa o dell’impresa e grazie a una tecnologia ormai matura l’investimento di una famiglia per i moduli solari è pari al costo di un auto: con circa 14mila euro si possono montare 12 pannelli, che producono corrente necessaria sia per gli elettrodomestici sia per metterla in rete, si risparmia sulla bolletta, non si inquina e dopo 10 anni l’impianto si ripaga da solo. E per i successivi 10 anni è solo guadagno, che arriva ad oltre 20 mila euro. Questo almeno sinora. Da gennaio, il nuovo “conto energia” cambierà un po’ i numeri: lo spieghiamo nell’articolo che segue.
Marco, Luca e i soci di Coopwork fanno parte degli oltre 100mila addetti che lavorano nel settore delle rinnovabili e il loro esempio è la prova di un modello energetico e di fare impresa che funziona, grazie a un fotovoltaico lontano dal business dei grandi gruppi: etico e solidale, cioè secondo i principi del terzo settore. Perché alle spalle Marco ha una storia di alcolismo. Sei anni fa faceva il muratore ma la dipendenza dalla bottiglia l’ha portato in un vortice che gli ha fatto perdere il lavoro. Con una moglie e figli da mantenere, alla soglia dei 50 anni, dopo la disintossicazione dall’alcol ha iniziato a lavorare nella manutenzione del verde. Luca invece era camionista in proprio, è stato colpito da un tumore che gli ha fatto perdere il lavoro per 3-4 anni. Una volta guarito si è rivolto ai servizi sociali per ritrovare un occupazione a 54 anni di età. Dopo un anno è arrivato a Coopwork e oggi, insieme a Marco, è un installatore di pannelli fotovoltaici.
Il nuovo inserimento lavorativo e la volontà di riscatto hanno contribuito alla loro rinascita. Oggi Marco ha risolto i suoi problemi di dipendenza ed è stato promosso a caposquadra, mentre Luca ha un contratto a tempo indeterminato e una nuova vita.
La cooperativa ha iniziato nel 1996 e da due anni, oltre alla manutenzione dei parchi e la pulizia degli uffici, ha puntato sulle rinnovabili. Come spiega ad Altreconomia Elio Tumiati, da cinque anni direttore tecnico e mente del progetto: “Abbiamo pensato al fotovoltaico perché era un mercato che si stava aprendo in maniera promettente e dava più opportunità di altri settori. Coniugando l’etica delle energie rinnovabili con la possibilità per i lavoratori svantaggiati di acquisire capacità ed esperienze che gli permettano di ‘reggere’ sul mercato del lavoro ordinario”.
Così con il solare si è cercato anche un rimedio per la mancanza di turnover per i lavoratori svantaggiati, organizzando corsi di formazione ad hoc per il fotovoltaico. Grazie a un contributo a fondo perduto di 270mila euro della fondazione Cariplo e al sostegno di Banca Etica, Banca di credito cooperativo e Banca Prossima di Intesa Sanpaolo è stato investito 1 milione e 600mila euro per avviare la nuova impresa. Primo passo, la formazione del personale, ricopiando l’esperienza della cooperativa “Cerro Torre” di Flero nel bresciano, avviata tre anni prima per l’installazione di impianti termici, fotovoltaici, geotermici grazie al lavoro di persone con svantaggio sociale.
Un progettista di impianti è stato il primo assunto e a seguire i nuovi installatori. Dopo tre mesi la prima squadra era pronta per iniziare a montare i pannelli sui tetti di case, sedi di associazioni, e comuni: cinque municipi del bresciano, tante cooperative, case famiglia, comunità e aziende agricole. Ma l’80 per cento dei lavori vengono da privati della Brianza, Milano, Bergamo e Brescia. Ora la cooperativa grazie alla scelta del solare conta 70 dipendenti, 15 solo nel fotovoltaico con tre squadre di lavoro impegnate per il montaggio dei pannelli sia per il solare termico (impianti per riscaldare l’acqua) che per l’energia elettrica. E quattro inserimenti lavorativi di persone svantaggiate, ma abilissime a montare gli impianti: nel 2010 toccheranno quota 50 per oltre 400 kW di potenza.
“L’investimento iniziale è stato oneroso -dice Tumiati- ma la consapevolezza della bontà della scelta ha premiato i nostri sforzi: quest’anno chiudiamo con un giro d’affari di oltre un milione di euro con un utile netto del 10 per cento che rinvestiremo nella cooperativa”.

Due conti, da gennaio si cambia
Dal 2011 il nuovo sistema: incentivi ridotti ma premi a chi bonifica

A partire dal primo gennaio 2011 e per i successivi due anni sarà in vigore il nuovo “conto energia”. Il sistema, partito nel 2005 copiando il modello tedesco, è studiato per contribuire alla diffusione degli impianti fotovoltaici riconoscendo una tariffa incentivata (fissa e garantita per 20 anni) per l’energia elettrica prodotta e venduta direttamente al Gestore dei servizi elettrici (Gse). L’obiettivo è raggiungere gli 8.000 MW di potenza fotovoltaica installata in Italia entro il 2020.
Il suo funzionamento è semplice: due contatori di energia misurano la potenza prodotta e venduta al Gse e quella invece consumata per far funzionare luci ed elettrodomestici. In pratica durante il giorno si consuma l’energia prodotta dal proprio impianto e quando non è sufficiente si attinge dalla rete, mentre nel caso in cui si produca più energia di quella necessaria si immette in rete.
Fino alla fine del 2010 è in vigore l’attuale conto energia, che riconosce un compenso in denaro (un assegno ogni due mesi) a seconda della tipologia e della potenza installata. L’incentivo varia da 35 a 48 centesimi di euro per kWh prodotto e il principio è che più aumenta la potenza minore è l’incentivo: per un impianto di 23 metri quadri e una potenza di 2,88 kW (sufficiente per i fabbisogni di una famiglia di quattro persone) in un anno si ricevono circa 1.400 euro, da sommare ad altri 300 euro per il risparmio della corrente prodotta per l’autoconsumo.
Tra le novità del 2011 c’è la riduzione degli incentivi, che viaggiano di pari passo con il minore costo dei pannelli e l’aumento di efficienza, e la divisione degli impianti in diverse classi di potenza con incentivi decrescenti. Nel prossimo anno ci saranno tre variazioni di tariffe con un calo del 6% ogni quadrimestre, poi ci sarà una diminuzione del 6% l’anno sia nel 2012 che nel 2013. Inoltre la potenza totale incentivabile -che ora è di 1.200 megawatt- arriverà a 3.000 e si aggiungeranno altri 200 megawatt per il fotovoltaico a concentrazione e 300 megawatt per gli impianti integrati con caratteristiche innovative. Vengono infine concessi premi del 5% in più se l’impianto è collocato su discariche, cave, ex aree industriali e siti da bonificare.
Per la sostituzione di coperture in eternit con impianti fotovoltaici è nata la campagna “Provincia eternit free”, promossa da AzzeroCO2 e Legambiente, sfruttando il nuovo conto energia che prevede un incentivo sulla tariffa del 10%. Tra i primi accordi per
la rimozione dell’amianto dai tetti di case ed edifici pubblici le amministrazioni di Alessandria, Benevento, Lecce, Roma, Vercelli e la neonata provincia di Barletta, Andria e Trani (tutte le informazioni su azzeroco2.com).
Per il 2010 il giro d’affari stimato per l’intero settore è di 3 miliardi di euro e anche le banche si sono lanciate nel mercato, ideando prodotti finanziari “ad hoc”. Banca di credito cooperativo e Banca Etica sono state le prime, a partire dal 2004, ad offrire ai propri clienti un finanziamento per l’intera somma richiesta, dando la possibilità di pagare le rate solo quando l’impianto è già attivo.
Oggi molti istituti offrono “pacchetti solari”. Banca popolare Etica offre due prodotti finanziari: il “Mutuo Fotovoltaico 100”, un mutuo fino a 20 anni per persone fisiche e persone giuridiche ed il “Conto EnergEtico”, un conto a rientro per persone fisiche che investano in impianti fotovoltaici fino ai 6 kW di potenza (www.bancaetica.com). Deutsche Bank propone finanziamenti personali più leggeri e “snelli” rispetto al tradizionale, mentre Intesa Sanpaolo propone una soluzione a zero spese e senza oneri aggiuntivi. Per richiedere un finanziamento in uno di questi istituti è necessario presentare il progetto dell’impianto insieme ad un certificato di conformità di carattere ambientale che attesti l’uso della migliore tecnologia disponibile per avere pannelli efficienti e duraturi, che garantiscano il cliente e la banca.

In gruppo è meglio

Dai gruppi d’acquisto ai condomini, il solare è collettivo

Gruppi di acquisto solidale per produrre energia e condomini solari: ecco l’evoluzione naturale dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. I gruppi di acquisto di solidali (Gas) nati per comprare direttamente dai produttori carne, ortaggi e frutta rigorosamente da produzioni biologiche, hanno allargato il loro campo d’azione anche all’acquisto critico di energia. I primi passi li hanno mossi in Veneto con l’associazione AriaNova, oggi diventata Novasostenibile: il più grande Gas d’Italia con oltre 150 impianti fotovoltaici e una collaborazione per lo sviluppo delle rinnovabili con 7 Comuni virtuosi delle province di Belluno e Vicenza (www.associazionearianova.it). In Lombardia un’esperienza analoga è quella della rete comasca di economia solidale “L’isola che c’è”, che ha organizzato a partire dal 2009 due gruppi di acquisto di 72 impianti fotovoltaici. La filosofia è quella del territorio e del suo modello di sviluppo, il controllo democratico della filiera, l’incentivazione delle fonti rinnovabili e la chiusura dei cicli di produzione e consumo di energia. Con questi presupposti le 72 famiglie che fanno parte del Gas locale sono state coinvolte nelle scelte dei materiali e degli standard di garanzia, nella formazione per capire gli incentivi e i finanziamenti delle banche e nella divisione dei costi. Ora grazie a un investimento da un milione di euro gli impianti funzionano e producono elettricità per 200 kW di potenza e “L’isola che c’è” continua a incentivare i progetti di economia solidale in campo alimentare ed energetico (www.lisolachece.org). Anche per il solare termico l’unione fa la forza e si ricorre al mutuo aiuto per il montaggio degli impianti, per lo scambio di conoscenze, ma soprattutto perché i gruppi di acquisto riescono a comprare il materiale a costi di fornitore, risparmiando così metà del costo finale sommando gli sconti all’autocostruzione. In Veneto e Friuli-Venezia Giulia i gruppi di acquisto solare di Legambiente hanno raggiunto, dopo due anni di attività, mille kW di potenza solare installata. Un’esperienza che ha coinvolto oltre mille famiglie riunite dall’associazione ambientalista per acquistare impianti solari termici e fotovoltaici, abbattendo il costo di acquisto e d’installazione del 25-30% rispetto al prezzo medio di mercato, con un risparmio a famiglia di circa 3.000 euro. Coordinati dai circoli di Legambiente e da sportelli informativi promossi con le amministrazioni comunali, gli 8 gruppi di acquisto solare hanno ormai raggiunto un MW di solare fotovoltaico e più di 500 metri quadri di solare termico installati, a fronte di più di 400 impianti realizzati complessivamente. Un risultato che in termini di mancate emissioni di CO2 vuol dire circa 25.000 tonnellate in 20 anni.
Un’iniziativa analoga è in corso presso il Comune di Castelleone, in provincia di Cremona (info@comune.castelleone.cr.it), mentre chi è “senza un tetto” può ispirarsi all’esperienza dell’associazione Solare collettivo (www.solarecollettivo.it). Da alcuni partecipanti di quest’ultima esperienza ha preso vita nel 2009 anche la cooperativa Retenergie (ne abbiamo parlato sul numero 102, www.retenergie.it), che raccoglie capitale sociale per realizzare impianti da fonti rinnovabili.
Anche i condomini potrebbero unire le forze per produrre energia ma la mancanza di facilitazioni normative e una superficie insufficiente per produrre energia per ogni singolo appartamento non ha ancora consentito lo sviluppo dei cosiddetti “condomini solari”. Dal 2008, tuttavia, l’installazione di pannelli è considerata un intervento di manutenzione ordinaria, purché non modifichino la sagoma degli edifici. In tal caso basta una semplice comunicazione al Comune.
I singoli proprietari possono chiedere l’installazione dei pannelli sul tetto con delibera al 50%+1 dell’assemblea, purché gli stessi spazi siano lasciati agli altri condomini.

Il vento per tutti i gusti
Non solo fotovoltaico. Le fonti rinnovabili sono un settore in crescita: nel 2009 ha registrato 109mila lavoratori impiegati; a fine 2010 si prevede che diventino 150mila, per passare a 250mila entro il 2020. Dall’esperienza di un gruppo impegnato nell’autocostruzione di piccoli generatori è nato il microelico della società Mact di Pesaro. L’idea è produrre energia con piccoli oggetti costruiti manualmente: “Di una passione e di una scelta etica -spiega Alessandro Cascini, ingegnere e socio fondatore- abbiano scelto di farne un lavoro, e da oltre due anni è iniziata la transizione: l’azienda, nata nel 1995 per meccanica di precisione con la costruzione di attrezzature, stampi e prototipi per il settore auto, si sta trasformando per produrre solo impianti per microeolico e solare termico”.
Una filiera corta che consente di fare “in casa” tutte le fasi di progettazione, costruzione e montaggio dei generatori: 3 soci e 4 operai lavorano le lime di rame, le tavole di legno e blocchi di alluminio che trasformano in generatori. Veri e propri “artigiani delle rinnovabili” che utilizzano materiali a basso impatto ambientale, riciclabili o facilmente smaltibili come pale in legno, strutture in alluminio, assenza di accessori o carter in plastica. I generatori hanno una potenza massima di 2,5 kW (l’eolico è incentivato per 15 anni con 30 centesimi per kWh prodotto) sufficiente a generare elettricità per i consumi domestici di abitazioni, capannoni e fattorie. Dei veri gioielli anche dal punti di vista estetico, sono realizzati in legno e non hanno l’impatto delle grosse pale eoliche: 3 metri il diametro massimo delle pale posizionate a una altezza che varia da 9 ai 15 metri da terra. Finora Mact ha costruito 13 impianti nelle Marche, Toscana, Friuli e Puglia per i quali non serve l’autorizzazione della Sovrintendenza ai beni paesaggistici e in alcuni casi neppure la dichiarazione di inizio attività, obbligatorie invece per le pale più grandi da oltre 60 kW di potenza. Altre info: www.mact.it

Energie marchigiane
Commercio equo e cooperazione insieme per proporre fonti pulite

“Tutto è nato nel 2007 a Chiaravalle, per rendere autosufficiente il magazzino di Mondo Solidale, la rete marchigiana delle botteghe del commercio equo: i pannelli solari hanno permesso di risparmiare quasi 14 tonnellate di CO2 -spiega Lucio Cimarelli, presidente del Consorzio Solidarietà di Senigallia (An), che riunisce 7 cooperative della zona, di tipo A e B-. Noi del consorzio eravamo già attivi con il marchio EnergEtica, ma c’era solo il settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico. Dopo quel lavoro abbiamo invece ragionato a un’ipotesi operativa più allargata con altri soggetti dell’economia solidale. Così, a fine 2008, insieme a Mondo Solidale, abbiamo partecipato ad un bando della Fondazione di Banca Etica che prevedeva la costituzione di una rete per la commercializzazione di prodotti solidali anche attraverso l’impiego di lavoratori svantaggiati. Non siamo stati finanziati, ma da allora siamo andati avanti ugualmente assieme”. “EnergEtica -prosegue quindi Michele Altomeni, ex consigliere regionale ora attivo sul progetto- nasce per dare un contenitore ad iniziative di sostenibilità ambientale e solidarietà sociale, creando sinergie ed economie di scala. Al momento, è solo un marchio che fa capo a questi due soggetti giuridici, Mondo Solidale e Consorzio Solidarietà appunto, ma attraverso loro intesse miriadi di altre relazioni: con le amministrazioni, con i privati, con i gruppi di acquisto solidali”.Così EnergEtica è come se agisse oggi da agente di commercio per far incontrare domanda e offerta: di energia pulita, ma non solo. Michele e Lucio lavorano per fare entrare commesse e poi tutto viene distribuito in base alle competenze (e alle vocazioni) degli altri soggetti, creando occupazione e facendo girare l’economia (insieme alle pale dell’eolico, come alla cooperativa di prodotti biologici Alce Nero a Isola del Piano -Pu-). Sono i lavoratori con disagio psichico della cooperativa Coopera, che fa parte del Consorzio Solidarietà, ad occuparsi infatti di tutto quanto riguarda la parte relativa all’energia: tra l’altro, realizzano alcune rivoluzionarie sonde per il geotermico per l’importante gruppo anconetano Energy Resources che ne detiene il brevetto, mentre grazie al produttore pesarese di pale in legno Mact (vedi la pagina precedente), si occupano di microeolico a basso impatto ambientale. “Abbiamo anche installato 40 kW di fotovoltaico in una scuola e una casa di riposo a Camerano (An) e circa una trentina di piccoli impianti privati”, approssima Lucio, ascrivendone il merito al passaparola e citando la prima casa di Senigallia ad emissioni zero. “A Pesaro -prosegue Michele- siamo in trattativa per un impianto da 20 kW dai missionari comboniani in partnership con Banca Etica. E stiamo stringendo con alcune amministrazioni locali, come il Comune di Monteporzio (Pu), per mettere lumini a led nei cimiteri e l’illuminazione stradale a dibawatt”. (Sanzia Milesi)

Falce o pannello
In tutta la Pianura Padana fioriscono impianti che occupano campi

Dove c’erano pomodori e granoturco, in queste settimane d’inizio autunno è già passato l’aratro. Restano le zolle di terra ribaltate dalle lame. Ma conficcati nel campo ora ci sono anche dei pali. Su ogni ettaro settanta. Distano l’uno dall’altro 12 metri e hanno un’altezza tale da consentire ai trattori di passare. Una tenso-struttura per sostenere 11.530 pannelli solari da due metri quadrati ciascuno. Siamo a Monticelli d’Ongina (Pc) nella più grande “fattoria” d’impianti fotovoltaici della Pianura Padana: 30 ettari ovvero 300mila metri quadrati. A pochi metri scorre il “grande fiume”: il Po. La Revolution Energy Maker, società con sede a Cagliari nata da un’iniziativa di sette aziende con l’obiettivo di costruire e gestire impianti per la produzione di energia utilizzando tecnologie a emissioni (quasi) zero, ha puntato gli occhi su Castelvetro Piacentino e Monticelli, amministrati l’uno dal centro destra e l’altro dal centro sinistra. Terra di nebbia, di osterie, di sapori forti e genuini. A Monticelli ci accolgono le insegne della sagra dell’aglio. Il paese ne vanta un’eccellente qualità conosciuta e apprezzata sui principali mercati internazionali. Qui le condizioni ambientali, climatiche e geofisiche concorrono a ottenere un prodotto di caratteristiche ottimali, sia per l’uso gastronomico sia curativo. Monticelli ha ottenuto il titolo di “capitale dell’aglio” ma ora potrà vantare anche quello di “capitale del fotovoltaico”. Il primo ad andarne fiero è il sindaco Sergio Montanari, insegnante d’educazione fisica prestato alla politica: “L’agricoltore ormai guadagna di più ad affittare il suo terreno per installare degli impianti fotovoltaici rispetto a lavorarlo. Quest’anno, in queste terre dove si coltiva pomodoro, abbiamo dovuto fare i conti non solo con la crisi economica ma anche con una brutta annata. Se l’imprenditore agricolo non avesse la possibilità di fare operazioni di questo genere andrebbe in perdita”. Grazie agli incentivi, l’investimento rende circa il dieci per cento l’anno: un impianto da un megawatt che occupa 2,4 ettari fa incassare tra i 270 e i 370mila euro annui. I conti della serva li fa Roberto Angoli, presidente di Rem: “La nostra società ha il diritto di superficie del terreno che viene concesso all’agricoltore per vent’anni. Lui non spende un solo euro, incassa un pagamento a seconda degli accordi e supera sicuramente i ricavi agricoli della Pac che in ogni caso continua a percepire. Nel caso di Monticelli la Rem ha fatto un investimento di 14 milioni di euro e a Castelvetro di altri 7 milioni di euro. Avremo in totale una capacità produttiva di 4,5 megawatt”. E il consumo del territorio? La risposta agli scettici dei pannelli solari sui terreni, la Rem sta provando a darla attraverso il progetto “Pane & energia”. “Da un anno e mezzo -spiega Angoli- stiamo sviluppando tecnologia innovativa che preservi il terreno. Un team di tecnici, architetti, agronomi e imprenditori agricoli hanno studiato una soluzione che consente di utilizzare la superficie agricola per i pannelli fotovoltaici senza toccare il terreno e facendo in modo da non creare zone d’ombra che possono ostacolare la crescita delle colture. I nostri impianti sono sospesi ad un’altezza di cinque metri”. Tutto da verificare.
Oltre a Monticelli e Castelvetro Piacentino, la Rem ha in corso la realizzazione di fattorie solari sopraelevate in provincia di Mantova (2 impianti per un totale di circa 6 megawatt) e in Sardegna su coltivazioni di riso (20 megawatt). Qualcuno intanto ha iniziato a parlare di speculazione. La Provincia di Piacenza dal 3 al 17 settembre ha approvato 15 impianti: 990 kWp in un terreno di Cortemaggiore proposti dalla società Greenray di Pognano (Bg); altri 990 kWp a Ciavernasco di Gossolengo richiesti dall’azienda agricola Enrica Gonnella e Marco Arcelli Fontana. Altri quattro impianti a Muradolo di Caorso, entrambi dalla potenza di 993,60 kWp; uno a Torricelle di Piacenza da 770 kWp proposto dalla società Piacenza Petroli e uno a Gragnano da 600,3 kWp. Altri sette saranno realizzati nelle aree agricole di Cadeo (830,76 kWp), di Saliceto (849,39 kWp); tre nel territorio comunale di Borgonovo. Infine anche a Fiorenzuola in un appezzamento (880,44 kWp) e a Casanova Lodigiani (493,50 kWp). Una “lenzuolata” di autorizzazioni che ha fatto arricciare il naso anche ai Giovani industriali della provincia di Piacenza. Dalla terra dell’aglio alla patria del suino e della vacca da latte. Dove un tempo cresceva foraggio per le bestie ora gli agricoltori coltivano “sole”: la provincia di Cremona ha raggiunto già i 100 megawatt di energia pulita. A Sergnano, a pochi chilometri da Crema, l’ultima inaugurazione di un mega parco solare è avvenuta a fine settembre (nella foto) alla presenza dell’assessore regionale all’agricoltura Giulio De Capitani. Su 36mila metri quadrati, Ernesto Zaghen, ha messo 8.800 moduli in grado di produrre due megawatt di potenza per un investimento di oltre 6 milioni di euro. Ma il più grande impianto solare d’Italia non è in pianura Padana. Nascerà presto a Sant’Alberto (Ra). La Provin­cia di Ravenna e il con­siglio comu­nale raven­nate hanno dato via lib­era al prog­etto della Tozzi Renew­able Energy (Tre) che prevede la costruzione di una grande fat­to­ria nella quale, oltre ai pan­nelli foto­voltaici, tro­ver­anno posto anche 500 pecore. L’impianto di pro­duzione ener­get­ica solare dovrebbe soddisfare i bisogni ener­getici di 10.000 famiglie. Il prog­etto prevede la real­iz­zazione di un campo foto­voltaico non inte­grato con poten­zial­ità nom­i­nale di 34,6 megawatt per un’estensione di circa 71 ettari, ed è com­ple­tato da una stazione di smistamento dell’energia elet­trica. Inves­ti­mento circa 81 mil­ioni di euro, inizio previsto della pro­duzione  per il prossimo dicem­bre, men­tre la parte agri­cola e pas­torale dovrebbe essere a regime già dall’autunno. (Alex Corlazzoli)

Meglio i tetti
“Giù le mani dai campi”. A lanciare l’allarme è la campagna “Stop al consumo del territorio” (www.stop alconsumodelterritorio.it), partita un anno fa. Obiettivo: dire sì al fotovoltaico ma non sui terreni agricoli liberi. “Vogliamo fermare il progressivo e smisurato consumo di suolo -spiega Alessandro Mortarino, membro della segreteria del movimento- affermando che vanno individuate delle aree che sono già occupate da capannoni di cemento. Lì vanno realizzati gli impianti. Non siamo contrari a chi pensa all’energia rinnovabile ad uso e consumo della propria attività agricola. Ma oggi gli agricoltori stanno affittando i loro terreni a imprese che lucrano. L’agricoltura è in crisi, ma perché prima di mettere i pannelli sul suolo libero non occupiamo i tetti dei supermercati?”. La “campagna nella campagna” si è mossa andando a coinvolgere i sindaci. Sono state inviate lettere ai primi cittadini e una bozza di delibera per salvaguardare il territorio dove si chiede alle amministrazioni di regolamentare la realizzazione di impianti di pannelli fotovoltaici a terra, escludendo rigorosamente quelli progettati su terreni agricoli liberi e di consigliare a eventuali società proponenti di ricercare siti in aree a destinazione produttiva, su superfici coperte già esistenti o, in alternativa, siti all’interno della perimetrazione dell’abitato”. Richieste accolte da numerosi Comuni (tra i primi, Rivalta di Torino, Caramagna Piemonte, Carignano, Carmagnola, Cavallerleone, Lombriasco, Piobesi Torinese, Osasio, Polonghera, Racconigi, Villastellone). Anche la Regione Piemonte, ad agosto, ha posto una moratoria sui “campi fotovoltaici”. Intanto pendono sulla questione due sentenze del Tar Piemonte diverse: una dichiara illegittima la delibera del Comune di Torre San Giorgio che stabiliva fasce di rispetto; l’altra dà l’ok al Comune di Savigliano che regolamentava l’autorizzazione escludendo impianti superiori ai 200 kW. (ac)

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