Ambiente

Un borgo su misura

Nel nome della “specializzazione tematica” si diffonde il modello di Agrivillage: strutture immobiliari e commerciali che “promuovono” le eccellenze alimentari e artigianali

Tratto da Altreconomia 159 — Aprile 2014

A far da contraltare ai dati sulla contrazione dei centri commerciali e al calo dei trend di vendite nella Gdo, si registra un’effervescenza progettuale indirizzata alla cosiddetta “specializzazione tematica”. Un caso significativo è quello di “Agrivillage”, parco turistico e commerciale che si propone di promuovere le eccellenze agroalimentari e artigianali: un nuovo “format”, adattabile in ogni Regione d’Italia, fatto di “finti borghi” che ripropongono lo stile rurale caratteristico. Potrebbe sorgere ad Asti e in una località ancora non precisata del Triveneto, a Chieti (su un’area dismessa dall’ex zuccherificio) e in Campania, a Sant’Oreste (al confine fra le province di Roma, Rieti e Viterbo) e a Motta Sant’Anastasia (Catania).
Villaggi del gusto progettati con caratteristiche simili in ognuna delle località prescelte, su superfici che spaziano dai 60mila metri quadrati di Motta Sant’Anastasia ai 180mila di Asti, dove il “ borgo monferrino” sorgerebbe su un’area di prati verdi e vecchie tipiche cascine piemontesi.

Agrivillage è un “format” di Arcoretail SpA, membro di Arcotecnica, che è un gruppo che in 35 anni di attività dichiara di avere contribuito alla realizzazione o gestione di oltre 1.400 strutture immobiliari e 850 unità commerciali, per un valore di 332 milioni di euro e 8,1 milioni di metri quadrati.  Nel 2012 ha dato vita, assieme al gruppo Franza, a Arcoretail Sicilia e a otto nuovi progetti di centri commerciali nella Regione.
Il “format” nasce nel 2009, con le prime proposte insediative in Umbria (Narni) e in Piemonte; ad Asti viene richiesto il rilascio delle necessarie autorizzazioni edilizie entro sei mesi allo scopo di collegarsi all’Expo 2015 di Milano. Dopo un lungo silenzio, nel 2013 il “format” viene riproposto: Narni non compare più tra le sedi individuate, mentre Asti (nonostante l’appuntamento con Expo 2015 sia tramontato) resta in prima fila.
I vertici di Slow Food nazionale, dell’Ordine degli architetti e di tutte le forze locali del commercio, dell’agricoltura e del comparto vitivinicolo hanno confermato i loro giudizi negativi sul progetto, reclamando una diversa attenzione alle esigenze di corretta valorizzazione delle produzioni locali, secondo la logica del territorio diffuso.
Il comitato astigiano del Forum Salviamo il Paesaggio ha sottolineato le incongruenze del progetto. “Nelle ‘cascine’ -ha commentato il comitato- sono previste aule didattiche per mostrare alle scolaresche l’‘autentica’ vita di campagna; un ossimoro evidente in una provincia che vanta una trentina di ‘verissime’ fattorie didattiche e 190 aziende agrituristiche in cerca di  valorizzazione. La ricaduta occupazionale ci preoccupa -considerando che per ogni lavoratore che ha trovato occupazione nei centri commerciali si perdono 6 posti di lavoro tra i piccoli negozianti- e ci domandiamo quanti negozi, ristoranti e attività connesse saranno destinati alla chiusura”.
Non è un caso che Agrivillage punti sull’aspetto “didattico” della sua proposta. In Val Tiberina i proponenti hanno affermato che il “format” intende “promuovere, attraverso i luoghi dedicati alle scuole ed ai bambini, una cultura sulla giusta e corretta alimentazione e stili di vita. Abituare i bambini, i futuri consumatori, a prodotti genuini, rendendoli fieri e consci delle loro tradizioni storiche e della loro cultura alimentare, diversa da quella della pubblicità e dei messaggi delle grandi multinazionali del cibo”.
Ovviamente in un “luogo architettonicamente strutturato a vecchia contrada di borgo. Pur avendo considerato l’ipotesi in linea di principio, non sarebbe possibile realizzare Agrivillage in una vecchia frazione da ristrutturare”.
È un mondo “finto” quello che vogliamo per le future generazioni? La responsabilità è, oggi, tutta nostra. —

* Coordinatore campagna “Salviamo il paesaggio”

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