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Thailandia, in Italia il capo della giunta militare: proteste

Giovedì 16 ottobre, nel corso della decima edizione dell’Asia-Europe Meeting (ASEM), interviene il generale Prayuth Chan-ocha (in foto), al vertice della giunta militare che ha condotto il 12esimo colpo di Stato in Thailandia dal 1947.
Diritti negati e legge marziale per limitare il dissenso, come racconta ad Altreconomia un’attivista di "Action for people democracy in Thailand”

La dittatura non è benvenuta. Questa, in sintesi, la ragione del presidio organizzato giovedì 16 ottobre alle 18 in piazza Duomo a Milano da alcuni dissidenti politici della Thailandia. 
Il loro Paese, infatti, sarà rappresentato al decimo Asia-Europe Meeting -organizzato nel capoluogo lombardo tra il 16 e il 17 ottobre- dal generale Prayuth Chan-ocha, comandante in capo delle forze armate thailandesi e organizzatore -il 22 maggio scorso- del dodicesimo colpo militare del Paese dal 1947. 
Primo ministro dal 24 agosto, Prayuth Chan-ocha è il più alto rappresentante di una giunta militare che ha progressivamente soppresso qualunque manifestazione ostile, negando l’esercizio dei diritti civili, dichiarando illegali assembramenti da più di 5 persone, e costringendo i dissidenti al carcere o all’esilio e applicando -salvo rare eccezioni- la legge marziale.
 
Come ha raccontato in questa video intervista ad Altreconomia Junya Yimprasert -attivista di "Action for people democracy in Thailand” rifugiatasi in Finlandia-, il Paese conosciuto in Europa come un’attrazione turistica del Sud-est asiatico è in realtà un Paese sconvolto da arresti sommari -oltre 500 dal 22 maggio 2014- e da ripetuti attacchi alle istituzioni democratiche -l’Assemblea nazionale è stata occupata dai militari-.
 
 
La richiesta dei dissidenti costretti all’esilio che si sono dati appuntamenti al Duomo di Milano è di non permettere a Prayuth Chan-ocha di intervenire. "Non c’è alcuna indicazione che Prayuth abbia intenzione di ritornare ad un sistema democratico -hanno sostenuto gli organizzatori del presidio-. I paesi dell’Unione Europea che si presentano come rappresentanti dei principi democratici e l’ASEM, che si proclama dedicata all’espansione del ruolo della società civile, non dovrebbero dare il benvenuto ad un dittatore che sta facendo di tutto per mettere a tacere la società civile thailandese, e il suo processo democratico”.

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