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Terremoti: non basta parlare di prevenzione

Il “modello Norcia”, che ha permesso al borgo di resistere alle scosse di agosto, non prevede solo edifici anti-sismici. I cittadini sono stati educati al “limite”. La rubrica “Piano terra”, di Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 186 — Ottobre 2016
Amatrice, in provincia di Rieti, nei giorni immediatamente successivi al terremoto del 24 agosto 2016 - © Alessio Ciacci

Expo 2015, padiglione Italia, 2° piano: “Il percorso inizia con una presa di coscienza: la distress chamber e il news-wall […] costringono a una esperienza di stress psico-fisico e invitano, in modo perentorio, a una riflessione sullo stato del nostro pianeta”. Tutt’intorno schermi che mostrano terremoti e alluvioni. Frasi che oggi, dopo Amatrice, sono sassi nello stomaco. Smetteremo mai di annunciare riflessioni sullo stato del nostro Paese per costringerci a capirlo e agire di conseguenza? L’Italia è da sempre su un piano inclinato, tremolante, esposto a venti, moti ondosi, periodi troppo caldi e troppo freddi, nebbie, neve e ghiaccio. Questo è il suo stato naturale. E anche il nostro. Noi siamo quelle cose.

Da quando Socrate e Platone hanno “inventato” la coscienza, facendone sede delle nostre decisioni autonome e responsabili, abbiamo avuto un sacco di tempo per imparare quello che siamo. Ma qualcosa continua a incepparsi. Così la nostra presa di coscienza molla la presa e roviniamo assieme alle catastrofi. Fra un mese avremo le grandi piogge, previste ogni anno a differenza dei terremoti: esondazioni, alluvioni, fango, vittime, danni seguiti da opinioni, scandali, dibattiti, imprecazioni, condoglianze. Una liturgia insopportabile soprattutto quando diventa un proclama contro la natura “cattiva” fatta di bombe d’acqua e di fiumi che non stanno al loro posto. Così dicendo quei disastri non ci insegnano nulla, dribblano la nostra responsabilità e alimentano un’indifferenza di fondo che uccide più dei terremoti.

10 sono le domande del test “conosci il rischio sismico in Italia?” dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La conoscenza è la madre di tutte le prevenzioni. E la prevenzione è la cifra della maturità di una società che fa dei limiti naturali un’occasione per capire se stessa, sfoderando la decorosa virtù pre-economica dell’umiltà

Giochiamo a negare l’esistenza della natura e dei suoi ordini intrinsechi davanti ai quali faremmo bene a lavorare più di studio, previdenza e adattamento. Potremmo diventare maestri mondiali nella prevenzione e nella messa in sicurezza del territorio con la natura che abbiamo. Questo significherebbe incoraggiare di più e meglio una certa ricerca, libera, pubblica, lontano da interessi, convenienze e tornaconti. Una ricerca che non chiede per prima cosa un nuovo technopole dove stare, ma di avere cittadinanza nella testa di chi decide e di essere ascoltata, anche quando chiede di onorare la potenza del limite fermandosi, rallentando, prevenendo, lavorando sul lungo termine. Esercitare queste virtù è parte del progetto culturale di una società saggia e sana.

Prendiamo Norcia: dopo i terremoti del 1979 e del 1997, grazie a un’opera paziente di rinforzo sismico, le abitazioni hanno resistito al sisma del 2016 e allo scuotimento del terreno superiore al 30% dell’accelerazione di gravità: così mi ha detto un collega esperto. Ma c’è un’altra faccia del “modello Norcia”, meno nota. Mentre si rinforzavano gli edifici, si educava la popolazione a capire cos’è il rischio sismico (educazione di lungo termine): il limite come grande occasione pedagogica e di maturità sociale. Rinforzo sismico e rinforzo culturale hanno salvato Norcia. Davanti a ciò dobbiamo capire che alcuni schemi di gioco con cui governiamo il territorio non funzionano più. Le sfide ambientali, sempre più grandi, più urgenti, chiedono di cambiare sguardo sulle cose e di buttare a mare l’agenda e i modelli di ieri. Non abbiamo più l’urgenza di nuove mega-autostrade o similari, ma del coraggio per stornare quelle cifre verso la messa in sicurezza e verso un grande progetto di educazione di cittadini e governanti per far conoscere il vero stato naturale del nostro Paese.

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