Altre Economie

Terre dei Lanzi: un sogno nel cassetto

La passione per la terra di un chiropratico del Sannio, un uomo che già adulto sceglie di seguire le orme del nonno. Coltiva quattro ettari di terra, con 4mila viti di Fiano, 2.500 viti di Aglianico e circa 5mila di falanghina. L’azienda campana sarà tra i protagonisti di Vinissage 2015, la manifestazione organizzata dal Comune di Asti e da Officina Enoica in programma sabato 23 e domenica 24

Incontriamo Marco per la prima volta in uno studio medico. Ci stringiamo la mano e dice: “Sì, lo so, i calli non aiutano la professione me che vuoi farci, funziona così con la terra: se usi gli utensili le mani si rovinano”. Marco si occupa di chiropratica, e per passione produce vino, connubio interessante natura e salute.
“Perché -chiediamo- occuparsi della campagna e di lavorarla in visione biologica/ biodinamica?”.

Risponde schietto: “Mio nonno cinquant’anni fa non aveva a disposizione nemmeno la parola che oggi usiamo con tanto accanimento: biologico, figuriamoci biodinamico. Quella terra nel Sannio da cui nasceva il suo olio, il suo vino, le sue mele annurche, era semplicemente il patrimonio che suo padre gli aveva lasciato.
Aveva ben presto capito che rispettarla fosse la cosa non più giusta, ma più semplice da fare. Nel bene e nel male quella terra ha fatto campare lui, quella santa donna della moglie e i suoi tre figli, di cui uno naturalmente mio padre. Come spesso succede in genetica, la passione per la terra salta una generazione, quella di mio padre, e mi colpisce in pieno a quasi cinquant’anni.
Coinvolgo nel progetto mia sorella, che per non contraddirmi si mette a disposizione senza troppo entusiasmo. ‘Preferisco viaggiare’, mi dice, ‘ma se non rompi tanto ti aiuto’. Io le rispondo: ‘Tranquilla, siamo attrezzati’. Niente di più sbagliato: il trattore è degli anni 70 e io per lavorare i terreni ci metto tre volte il tempo necessario, il resto dell’attrezzatura poi è anche peggio. Mi son detto: qui ci vuole una rivoluzione (termine che solitamente indica un repentino stravolgimento di un ordine costituito, e non son certa che tu ne sia capace, mi ricorda mia sorella insegnante di diritto…). Cambio sostantivi: consapevolezza produttività e nuove tecnologie.
Ci sono luoghi più significativi di altri per iniziare una nuova avventura, e non voglio perdermi l’occasione”.

Marco e la sorella piantano oltre 400 ulivi, tra cui leccio del corno, pendolino, pampagliosa e ortolana. “Decidiamo che dobbiamo crescere, non possiamo aspettare due anni. Ci attrezziamo: ho vissuto fino a vent’anni in mezzo a loro e non fatico a trovare uliveti e vigneti in affitto, e così oggi ci ritroviamo con 4mila viti di Fiano, 2.500 viti di Aglianico e circa 5mila viti di falanghina sparsi su quasi 4 ettari di terreno nel Sannio a 350 metri sul livello del mare, oltre a 400 piante di ulivo secolari.
“Come ogni tanto accade la fortuna aiuta gli audaci -continua Marco-, e riesco a coinvolgere in questa avventura due amici cari, Massimo e Paolo, ma soprattutto un’importante azienda vinicola che si occupa non solo della vinificazione ma anche della gestione della vigna. È una cantina presente sul territorio da sempre, oggi convertita al biologico. I due fratelli che gestiscono l’azienda complice un mercato interno stagnante, con un cronico problema di ritardi nei pagamenti, da anni si sono affacciati al mercato estero. Io con un guizzo di lessico manageriale, quando abbiamo affrontato il discorso, ho esordito dicendo: bravi in questo modo abbattete i rischi, suddividendoli tra molti mercati. Tony il piú vecchio della famiglia mi guarda e risponde: ‘No così sopravviviamo… perché non basta avere un approccio biologico, bisogna poi che il mercato recepisca i sacrifici fatti in vigna, e in questo momento in Italia i consumatori sono in altre faccende affaccendati’.
Vivo in Italia e son vecchio per spendere il mio tempo con la valigetta in giro per il mondo: di vino ne produco 30/35 quintali per ettaro di bianco e di rosso, vorrà dire, che mal che vada avrò molti amici da invitare a casa, per la gioia di mia moglie.
Se poi le cose con l’olio procedono come quest’anno, mi son tolto anche il problema di raccogliere le olive, vista la scarsissima produzione”.

La passione non fa certo difetto al nostro non più giovane viticultore. Maturità, consapevolezza nei propri mezzi e modestia nel farsi aiutare da personale esperto fanno sì che il prodotto finale sia schietto e poco addomesticato, ma assolutamente sincero.
Come mi è parso di capire dopo aver degustato il suo Aglianico e il suo Fiano, cerca il meglio sapendo che dalla vigna e dagli ulivi trarrà grande soddisfazione.

"Terre di Lanzi", via Lanzi, 15, Dugenta (BN)
Info: 335 7409086 terredeilanzi@gmail.com www.terredeilanzi.it.

 

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