Ambiente

Suolo, bene (in) comune

I sindaci che hanno detto “no” alle case sui terreni agricoli, e insegnano a costruire un bilancio senza essere schiavi degli oneri di urbanizzazione

Tratto da Altreconomia 137 — Aprile 2012

Ronco Briantino è un piccolo comune in provincia di Monza e Brianza. Conta 3.500 abitanti circa, 3 chilometri quadrati di superficie e un Piano di governo del territorio (Pgt, che ha sostituito i vecchi piani regolatori) a consumo di suolo “pari a zero”. Rappresenta un’eccezione in Brianza, terra di capannoni e villette senza interruzione: ai piedi della zona collinare del lecchese, qui è ancora possibile scorgere campi coltivati e boschi. Dietro al municipio, una villa del ’32, si può camminare in un parco pubblico che porta a un’area riservata agli “orti familiari”.
Per tutelare quella che è la ricchezza del territorio, il documento di pianificazione -redatto nel 2009 dall’amministrazione comunale guidata da Francesco Colombo- ha inteso applicare un principio di fondo: all’interno dei confini di Ronco Briantino non si potrà più consumare nemmeno un metro quadrato di terreno agricolo. E al netto di chi ritiene la tutela del suolo (in quanto risorsa naturale non rinnovabile) un freno allo sviluppo economico o una minaccia al benessere dei cittadini, il Comune brianzolo dimostra che la scelta urbanistica “a consumo zero” può contribuire al miglioramento della vita della comunità interessata e del contesto circostante. Gli ultimi cinque bilanci dell’amministrazione comunale guidata da Colombo ne sono la prova: alla voce “oneri di urbanizzazione” nel capitolo della spese corrente la cifra indicata è pari a zero. Il che significa, tradotto, che è possibile amministrare senza “svendere” il territorio rimasto, per sfruttare le entrate al fine di garantire servizi altrimenti irrealizzabili. Le tecniche adoperate dall’amministrazione di Ronco Briantino guidata da Colombo sono cinque. “Uno: evitare di mettere in campo opere pubbliche faraoniche e sovradimensionate, che tendono a soddisfare la megalomania degli amministratori e creare pesanti debiti che graveranno sulle spalle dei cittadini”. In secondo luogo, spiega il sindaco, “bisogna saper sfruttare adeguatamente le possibilità di finanziamento che si affacciano sulla scena amministrativa, siano queste regionali, ministeriali o statali. Per far ciò è importante concepire e pianificare progetti ed esser pronti a candidarsi per ottenere finanziamenti”. Ed è grazie a questo presupposto che in questo piccolo comune della Brianza esistono, ad esempio, un centro cottura scolastico e una residenza per anziani. Terzo: “La continua ricerca di punti di incontro tra interesse pubblico e interesse privato”. E, ancora, un’attenta verifica tributaria e il pieno coinvolgimento dei cittadini. Risultato: dai 130mila euro di oneri utilizzati nel 2006 a copertura della spesa corrente a quota zero. “In otto anni -ricorda Colombo sottolineando l’operatività dei comuni a “consumo zero”- abbiamo realizzato una scuola materna, spendendo due milioni e mezzo di euro, un campo di calcio, spendendo 700mila euro, e un tetto fotovoltaico, spendendo 100mila euro. Contemporaneamente siamo riusciti a mantenere il nostro patrimonio esistente e a riqualificare la nostra rete stradale”.
Colombo è un “rappresentante” dei 5.685 sindaci di altrettanti Comuni al di sotto dei 5mila abitanti (poco più del 70% degli 8.094 Comuni italiani) definiti impropriamente “pollai” da chi è abituato a concepire il Paese come una megalopoli. Non nega la “differenza” che intercorre tra l’amministrare un piccolo ente e un capoluogo di provincia. Il punto, però, sta nella qualità oltreché nella quantità: “Sarebbe una buona cosa- confessa sarcasticamente Colombo- se qualche migliaio di questi ‘pollai’ riuscisse a mettere in campo una gestione del proprio territorio molto più oculata di quella che non siamo stati in grado di fare negli ultimi trenta o quarant’anni”. Maria Carla Rocca dal 2006 è sindaco di Solza, 2mila abitanti. È uno dei 21 enti riuniti nella Comunità dell’Isola bergamasca, poco distante dal fiume Adda. Dalla strada provinciale che lo attraversa, condannandolo ad un traffico sostenuto, ci si infila nel piccolo borgo storico fatto di case di sasso in parte ristrutturate. Poco distante si trova il castello Colleoni: la casa dell’omonimo condottiero bergamasco è ora riconvertito a centro culturale municipale. Come Ronco Briantino, anche il comune amministrato da Maria Carla Rocca si è dotato -nel 2009- di un Pgt indirizzato alla tutela e salvaguardia del suolo agricolo non ancora cementificato. Al centro del percorso amministrativo, sottolinea il sindaco Rocca, è stato posto il coinvolgimento della cittadinanza. Incontri, aperitivi e discussione rispetto alle tavole del Pgt. “Essere virtuosi -spiega Rocca- significa mettere in gioco delle aree per ristrutturarle e modernizzarle, rendendole più efficienti dal punto di vista energetico, impedendo che nemmeno un metro quadrato di suolo agricolo venga aggredito”. La rinuncia a ogni spesa di rappresentanza e un’attenta pianificazione delle spese di gestione hanno permesso al Comune di Solza di “emancipare” il capitolo di bilancio relativo alle spese correnti dagli oneri di urbanizzazione derivanti da operazioni immobiliari. Era ormai necessario, in un contesto -quello dell’Isola bergamasca- dove la percentuale di alloggi sfitti si aggira intorno al 30-35%.
“Utilizzare il 75% degli oneri di urbanizzazione in spesa corrente è un’autentica follia -spiega Rocca-: è come se il proprietario di una casa ogni anno vendesse una stanza per pagarsi le ferie o la rata della macchina”. Ecco perché Solza, nonostante si appoggi su un’enorme cava, è riuscito a non esplodere, mantenendo i terreni agricoli ai lati del borgo. Il quadro è altrettanto chiaro a Desio, comune di 40mila abitanti circa in provincia di Monza e Brianza.
Un grattacielo iniziato e mai terminato sventola immobile a mo’ di gonfalone del Comune. In questa zona, a Nord di Milano, la Ss 36 taglia un territorio -tra Seregno, Lissone, Desio e Monza) dov’è difficile scorgere un’area verde. Roberto Corti è sindaco di Desio dal maggio 2011, eletto dopo  che la precedente giunta era caduta in seguito alle dimissioni in blocco dei consiglieri comunali dopo gli arresti avvenuti nell’ambito dell’operazione antimafia “Infinito” (luglio 2010). Dipinge un contesto urbano impressionante: “Il nostro territorio ha una percentuale di urbanizzazione pari al 68%, in una zona come quella del monzese dove si registra una densità di oltre 2mila abitanti per km2, seconda soltanto al napoletano (2.800 circa)”. Insieme alla coalizione di governo, l’amministrazione guidata da Corti ha cancellato, grazie a una “variante di salvaguardia” votata in consiglio comunale nel novembre dello scorso anno, circa un milione e mezzo di metri quadrati di “ambiti di trasformazione”, che costituiscono il 10% della superficie di Desio. “Siamo andati oltre il concetto di consumo zero, abbiamo addirittura tolto delle cubature previste”. Tra queste, 150mila m2 erano riservate a un centro commerciale: sarebbe stato il settimo nel raggio di due chilometri quadrati. “Al supermercato ci si va in automobile e non in bicicletta: un chilometro in più non fa alcuna differenza” -spiega il sindaco-. Considerando poi che un posto di lavoro nella grande distribuzione ne ammazza tre nel commercio al dettaglio, si può concludere che un’iniziativa del genere non porta crescita occupazionale”.
Lo sprawl urbano (o dispersione urbana), in Lombardia, poggia le sue fondamenta su una previsione abitativa che Roberto Corti definisce “sconcertante”: “L’assessore regionale alla pianificazione territoriale, durante un convegno, ha dichiarato che qualora si realizzasse anche solo il 50 per cento delle previsioni di espansione edilizia contenute nei Pgt adottati, che riguardano la metà dei Comuni lombardi, la popolazione della Regione potrebbe raddoppiare: un assurdo per definizione”.
Assurdo quanto l’agire amministrativo di chi, spiega Corti, “pensando soltanto all’elezione nel successivo mandato”, ha pianificato le città “garantendo servizi basandosi sulle entrate straordinarie” (ovvero gli oneri di urbanizzazione). “Prima o poi il territorio finisce e ti dovrai domandare dove e come reperire le risorse necessarie: è una visione assolutamente miope”. Come i colleghi di Ronco Briantino e Solza, anche il sindaco di Desio riconosce il “problema legislativo” legato alla possibilità di utilizzare il 75% delle entrate derivanti da oneri di urbanizzazione nella spesa corrente: “Lì sta il peccato originale. Un’amministrazione però deve cercare progressivamente di bilanciare questo fattore, tenendo presente che tornare indietro, ovvero tutelare il suolo libero, non significa non incassare più oneri di urbanizzazione. Nel bilancio preventivo del 2010, il pareggio a Desio veniva raggiunto applicando il 75% degli oneri alla spesa corrente. Nel 2011 siamo arrivati al 35-40%, e oggi puntiamo a limitare sempre più il ricorso agli oneri, attraverso una gestione efficiente dell’ente ma anche, forse, chiedendo  qualcosa in più ai cittadini in termini di imposte”.
Domenico Finiguerra è ormai l’ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, 1.800 abitanti, in provincia di Milano.
Dei primi tre amministratori è l’ispiratore. Dal 2007, infatti, il Pgt di Cassinetta prevede la tutela del suolo agricolo. “Il nostro Piano di governo del territorio è il nostro bilancio: fare a meno degli oneri di urbanizzazione è possibile se non obbligatorio. Il fatto che piccole comunità abbiano dimostrato che ciò è possibile è un’aggravante, e non un’attenuante per le grandi metropoli”.
Per spezzare il circolo vizioso che porta a “far cassa” svendendo il territorio, però, serve un maggiore impegno istituzionale: “Mi auguro che il governo di Mario Monti tenga l’asticella diritta, e non conceda alcuna proroga alla folle norma relativa all’utilizzo del 75% degli oneri in spesa corrente -spiega Finiguerra-. Ancora più importante, però, è la creazione di un fondo nazionale dedicato ai Comuni virtuosi che mettono in campo politiche a tutela del territorio. Le risorse sono poche, certo. Andrebbero prima di tutto spese meglio: evitando di devastare a carissimo prezzo l’ambiente con grandi opere o infrastrutture inutili”.
Anche in questo caso è l’occhio a fugare ogni incertezza: chi raggiunge Cassinetta di Lugagnano, dopo essere uscito al casello di Arluno lungo l’autostrada Milano-Torino, attraversa Corbetta e Magenta, giunge in una zona della Lombardia, che poi è la cintura Ovest del capoluogo, dove a prevalere è il verde e il giallo dei terreni agricoli. Qui dell’onda grigia non c’è traccia.

Milano cambia stile
“Buongiorno Milano, arrivederci cemento”. Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, sintetizza così il suo giudizio rispetto al “nuovo corso” intrapreso dal Comune di Milano. Il sindaco Giuliano Pisapia ha avviato una “rielaborazione” del Pgt portato in consiglio nel febbraio 2011 da Letizia Moratti. Milano ha rischiato centinaia di nuovi “Pirelloni” (secondo alcuni 341, 243 o ancora 160). L’ex assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli, aveva previsto 500mila nuovi abitanti.
Tra i meccanismi cancellati, quello “distorto, inflattivo e discutibile messo in agenda per il Parco agricolo Sud Milano” spiega Di Simine. Qui, gli autori del Pgt milanese avevano previsto un indice “virtuale” di edificabilità: i proprietari dei terreni, come Salvatore Ligresti, avrebbero potuto convertire gli indici in volumetrie da realizzare in altre aree della città, in cambio della cessione della nuda proprietà dei terreni al Comune. Nel “Documento politico di indirizzo per il governo del territorio”, firmato dall’assessore all’Urbanistica Ada De Cesaris nell’ottobre scorso emerge la discontinuità con il passato: vengono eliminati gli indici edificatori nel Parco Sud, limitate le potenzialità edificatorie “illimitate”, si avvia la “verifica delle ricadute pubbliche e sociali” della trasformazione. Milano, “per scelta”, non ha un piano urbanistico dal 1975, e la percentuale di consumo di suolo ha toccato quota 77%. “Nel 1971 -conclude Di Simine- Milano aveva 1 milione e 700 mila abitanti, il 40% in più della popolazione attuale. La città, però, era più piccola del 30% rispetto ad oggi”. Costruire non serve.

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