Altre Economie

Sui pedali verso Expo

Mentre Letta e Napolitano celebravano l’Expo, alla Villa Reale di Monza, trecento persone pedalavano intorno ai giardini e in tutta la città per una critical mass, spiegando con volantini e adesivi che l’Esposizione Universale lascerà in eredità "debito, precarietà, cemento". Evento conclusivo dei #noexpodays

Il più deluso era il cronista di un tg nazionale: "No, nessun lacrimogeno, nessuno scontro, niente di niente". La manifestazione a pedali -da Milano alla Villa Reale di Monza per dire No all’Expo 2015- è stata una dimostrazione: dentro il "recinto" della ex residenza dei Savoia, nel capoluogo della Provincia di Monza e Brianza, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il premier Enrico Letta "santificavano" l’Expo, fuori trecento persone mostravano in sella alle loro biciclette che "debito, precarietà e cemento" non possano essere l’unica eredità di una manifestazione che avrebbe -a parole- dovuto mostrare al mondo da Milano che "nutrire il pianeta" è possibile, ed è "energia per la vita".

La critical mass è partita da Milano, da Piano Terra Lab, laboratorio culturale occupato nel quartiere Isola, quello dei (nuovi) grattacieli. Le bici -decorate con le tessere di ExpoPolis, il gioco "da piazza" su Expo inventato a Piano Terra mutuando il Monopoli- hanno sfilato lungo viale Melchiorre Gioia, a fianco della stazione Centrale e infine hanno pacificamente occupato la carreggiata di viale Monza, fino a Sesto San Giovanni.

Al Rondò, si sono uniti anche gli attivisti sestesi -quelli che a casa propria chiedono da anni di "rivedere" i piani urbanistici sull’area ex Falck-, e insieme un centinaio di persone hanno pedalato fino a Monza, dove si sono uniti anche ciclisti di Monza, Cologno Monzese e di tutte l’area della Martesana, bacino agricolo a Est di Milano travolto dalla costruzione di due autostrade che dovranno servire a portare i visitatori all’Expo, la BreBeMi e la Tangenziale Est esterna di Milano.

Dopo aver attraversato in lungo e in largo Monza, lasciando dei "segnali" in luoghi scelti come simbolo di Expo -una filiale di Banca Intesa, la sede distaccata di Regione Lombardia, un immobile pubblico sfitto e inutilizzato da anni in pieno centro- le bici hanno puntato sulla Villa Reale, che in occasione dell’incontro promosso da Expo 2015 spa era chiusa al pubblico, quasi il contrappasso rispetto a una manifestazione che avrebbe dovuto inaugurare il World Expo Tour, per promuovere in tutto il mondo l’Esposizione universale.

Una quarantina di cicl-attivisti sono arrivati davanti ai cancelli della villa: "le gambe sui pedali son state più veloci degli elicotteri" (che hanno sorvolato il corteo da quand’è partito da Milano, alle due e mezza del pomeriggio, ndr) ha scritto qualcuno su Twitter (potete ricostruire tutta la giornata e le iniziative che l’hanno preparata seguendo gli hashtag #7L e #noexpodays). Ed è davanti ai cancelli che i numerosi cittadini presenti (molti erano arrivati per vedere Giorgio Napolitano) hanno manifestato il proprio sostegno all’iniziativa dei NoExpo.

Un altro gruppo, corposo, di manifestanti è invece entrato nel parco di Villa Reale, restando però a distanza di sicurezza dai giardini del palazzo -in fase di restauro, dopo la privatizzazione del 2011-, che sono separati da una rete di protezione. Dove hanno tentato, senza successo, di appendere uno striscione, il cui obiettivo era alimentare il dubbio: serve o meno, a Monza, a Milano, alla Lombardia, all’Italia questa Esposizione Universale.
Quelli che hanno pedalato, infatti, erano cittadini e cittadine, giovani e non, che hanno scelto di farsi domande, tra cui questa. E che nel rispondere ("No, non serve") legano con un filo rosso le notizie di cronaca che quotidianamente riempiono di contenuti l’attesa dell’evento.

Solo nell’ultima settimana, ad esempio, ce ne sono almeno tre: un funzionario di Metropolitana Milanese è sotto inchiesta per la gara relativa alla “Rimozione delle interferenze” sul sito che dovrà ospitare la piastra; il respiro di sollievo di Tangenziale Esterna spa, che può bandire la gara per un prestito “a breve” da 360 milioni di euro, consapevoli che le banche che finora non si han creduto nel progetto della nuova Tangenziale Est esterna di Milano si ammorbidiscano di fronte al contributo pubblico previsto per l’opera nell’ambito del “Decreto del fare”; sul Sole 24 Ore, è stata pubblicata la lista degli espropri necessari per la realizzazione delle prima due fermate della M4, la linea che dovrebbe collegare Linate a Lorenteggio ma che si fermerà -per ora- alla (futura) stazione Fs di viale Forlanini: segno che finalmente partono i lavori, anche se è ancora in corso l’iter per dichiarare l’opera di pubblica utilità.

Intanto, mancano 662 giorni all’Expo, e invece di affrontare i problemi della manifestazione dal palco di Monza ha prevalso la retorica: “Expo 2015 cuore della ripresa economica del paese anche grazie al decreto del fare approvato da Palazzo Chigi” (Enrico Letta); “Expo 2015 sarà l’occasione di rilancio per un’Italia affamata di futuro” (Enrico Letta); “quello che faremo di qui al 2015 proverà che possiamo avere fiducia in noi stessi” (Giorgio Napolitano).  

 

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