Esteri

Sudan, tra scontri e business

Si parla di business e rapporti commerciali fra imprese italiane e sudanesi, alla Country presentation di oggi, giovedì 3 ottobre. “The New Sudan: a trading bridge between African and Arab world” il titolo del meeting organizzato da Assafrica & Mediterraneo (www.assafrica.it) in collaborazione con il ministero degli Esteri, l’Ambasciata del Sudan a Roma e l’Ambasciata italiana a Khartoum.

Un’occasione per presentare quello che gli organizzatori hanno definito il “nuovo Sudan”. Un Paese che, come suggerisce il titolo del meeting, rappresenta il ponte commerciale e culturale tra il mondo africano e quello arabo. Scopo dell’incontro è infatti discutere delle possibilità di scambi economici e commerciali fra Italia e Sudan, con attenzione particolare, come si legge sul sito della "Federazione delle associazioni nazionali dell’industria meccanica varia ed affine" (www.anima.it) ad agricoltura e agroindustria, pesca, petrolchimica, industria mineraria e manifatturiera, servizi bancari, infrastrutture ed energia.

Sullo sfondo di un incontro a tema strettamente economico passano però le immagini degli scontri che da dieci giorni stravolgono molte città del Sudan, in seguito alle proteste di piazza contro le manovre economiche di austerity messe in atto dal governo di Ahmad al-Bashir.
Ma se l’ufficio stampa di Assafrica fa sapere che al meeting non si discuterà di diritti umani ma di business, perché “per noi l’argomento attuale è la collaborazione economica tra le imprese dei due Stati”, c’è chi invece ha voluto sottolineare l’urgenza di una soluzione della crisi in Sudan, un Paese in cui il presidente è incriminato dalla Corte Penale Internazionale di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nel Darfur. Così il viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli: Pistelli avrebbe infatti affermato -sostiene Antonella Napoli, presidente della onlus Italians for Darfur, il movimento per la promozione dei diritti umani in Darfur- che prima che di business e di rapporti commerciali, è necessario parlare di diritti umani. Che il regime di Bashir viola anche oggi, intervenendo con la repressione armata contro una protesta che rappresenta, secondo Al Jazeera (www.aljazeera.com), la più grande manifestazione di dissenso politico nella storia del regime di Bashir, cominciato 24 anni fa con un colpo di Stato militare. Le vittime sono state secondo il governo 34, e 50 per Amnesty International (www.amnesty.it), mentre per le opposizioni sono già state uccise 140 persone.

“Sarà il ministro degli Esteri stesso, Emma Bonino – afferma la presidente di Italians for Sudan – a discutere di questi temi con il ministro degli Esteri sudanese”. Un confronto a porte chiuse, che si terrà oggi pomeriggio alle 16.30.

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