Ambiente

Stop Wto: dillo anche tu al nostro Governo

Crisi climatica, crisi economica, crisi sociale. Basta aprire un qualsiasi quotidiano e, superato lo scoglio della deprimente cronaca italiana, ci si rende conto come ci sia un mondo sulla via di esplodere: Algeria, Tunisia, Egitto, Giordania ed ora anche lo…

Crisi climatica, crisi economica, crisi sociale. Basta aprire un qualsiasi quotidiano e, superato lo scoglio della deprimente cronaca italiana, ci si rende conto come ci sia un mondo sulla via di esplodere: Algeria, Tunisia, Egitto, Giordania ed ora anche lo Yemen. Unendo rivendicazioni diverse, che parlano anche di maggiore democrazia o di rispetto dei diritti umani, ci sono interi Paesi che si mobilitano di fronte ad una crisi globale che non accenna a spegnersi, se non altro in quegli ambiti che toccano i diritti e la vita quotidiana delle persone.
Per ironia della sorte, le sommosse popolari nate dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari primari tra cui il pane, avvengono contemporaneamente al record di capitalizzazione di Wall Street che è riuscita a superare quota 12mila punti, arrivando ad un valore pre crisi del 2008 oppure ai profitti record segnati dalle Banche di investimento globali, che hanno pensato bene di mettere da parte oltre 80 milioni di dollari come bonus per i propri manager.
Di fronte a tutto questo, la ricetta che si sta riproponendo è la stessa. Liberalizziamo il mondo. Su questa base i Governi riuniti al G20 lo scorso novembre hanno rilanciato la palla a Pascal Lamy, direttore generale della WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio), che entusiasticamente ha ricordato recentemente che il 2011 sarà l’anno della conclusione del Doha Round, il ciclo negoziale lanciato nel 2001 e che ha tra gli obiettivi la liberalizzazione di tutto il mercato agricolo, di quel 90% ancora su scala locale o regionale.
La poca fantasia dei negoziatori e delle loro proposte non consente loro di guardare alla realtà, e cioè che 15 anni di WTO hanno nei fatti peggiorato e non migliorato le condizioni di vita di milioni di persone, e che la filosofia ispiratrice (liberalizziamo, deregolamentiamo) oltre che essere datata è stata la causa sostanziale della crisi globale a cui stiamo assistendo.
Davanti a questa prospettiva le realtà della società civile globale, tra cui il network internazionale OWINFS (Our World Is Not For Sale) stanno mettendo a punto una serie di iniziative e di azioni di pressione, per evitare che davanti ad una crisi sempre più epocale le cure siano peggio della malattia da curare.

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