Ambiente

Stop al consumo di suolo, se non ora quando

L’ISPRA certifica che in Italia quasi 22mila chilometri quadrati sono stati cancellati dal cemento. Il ministro dell’Ambiente Galletti sottolinea l’esigenza di una norma in materia.
E il forum "Salviamo il paesaggio" -di cui Altreconomia è promotore- rilancia le sue valutazioni e proposte per una legge nazionale al passo con gli orientamenti europei e le necessità sociali, ambientali ed economiche
Perdiamo otto metri quadrati al secondo: il “Rapporto sul consumo di suolo in Italia, edizione 2014” dell’ISPRA, presentato a Roma il 26 marzo scorso, ha sintetizzato puntualmente la situazione di criticità esistente nel nostro Paese, mostrando anche per il 2012 la costanza del trend delle superfici di territorio divorate da cemento ed asfalto.
Negli ultimi tre anni, infatti, il consumo di suolo cresce di altri 720 chilometri quadrati, 0,3 punti percentuali in più rispetto al 2009. Si è costruita, cioè, un’area pari alla somma del territorio dei Comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo. In termini assoluti, si è passati da poco più di 21.000 chilometri quadrati nel 2009 ai quasi 22mila del 2012, mentre in percentuale è ormai perso irreversibilmente il 7,3% del nostro territorio. 
 
Nell’occasione il neo ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti ha sottolineato l’esigenza di considerare il consumo di suolo come una assoluta emergenza che non può più consentire rinvii alla definizione di una norma nazionale ormai essenziale e prioritaria. 
È a lui che si rivolge, con un comunicato stampa, la rete delle 968 organizzazioni che compongono il Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio” (www.salviamoilpaesaggio.it), che a dicembre 2013 aveva accolto con soddisfazione il disegno di legge sul consumo del suolo approvato dal governo Letta, “ritenendolo un importante passo in avanti per offrire risposte ad un problema ormai emergenziale -come spiega un comunicato stampa-. Si era immediatamente attivato un gruppo tecnico di analisi del provvedimento -aggiunge il comunicato del Forum-, formato da quasi 300 esperti, che ha prodotto un articolato documento di osservazioni, in cui si sottolineano i molti aspetti positivi contenuti nel DdL, a iniziare dal riconoscimento del suolo come bene comune e risorsa non rinnovabile, dalla volontà dichiarata di allineare le politiche del nostro Paese agli orientamenti espressi dalla Unione europea e alla roadmap da essa suggerita a tutti gli Stati membri per giungere al ‘consumo netto zero di suolo/territorio’ entro il 2050, dall’azzeramento della possibilità di utilizzo degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente delle amministrazioni comunali, dalla priorità data ai Comuni dotatisi di strumenti urbanistici ‘virtuosi’ nell’accesso a finanziamenti statali e regionali per gli interventi di rigenerazione urbana”.
 
Il documento è già stato inviato a ministeri, Parlamento e Conferenza Stato-Regioni e ora, alla luce delle considerazioni del ministro Galletti, “ci auguriamo venga utilizzato come base di analisi e revisione del testo originario del Ddl -continua il Forum-, che crediamo sia opportuno caratterizzare con grande chiarezza e decisione sin dal suo titolo per il quale proponiamo la trasformazione del concetto di ‘contenimento’ in un più esaustivo ‘progressivo arresto’ del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”.
 
“In particolare – ha sottolineato Claudio Arbib, coordinatore del gruppo tecnico del Forum – riteniamo necessario rivedere completamente l’articolo 9 del DdL, che nell’attuale stesura rischia di assumere la funzione di ‘salvagente’ non solo dei procedimenti edificatori approvati, ma addirittura di quelli ‘in corso’, entrando dunque in palese contraddizione con i presupposti e i principi stabiliti dallo stesso disegno di legge”.
 
Il Forum ha inteso mettere in luce l’esigenza di un esplicito divieto di nuove previsioni edificatorie su superfici agricole di ogni classe d’uso del suolo, la criticità riguardante la salvezza di tutti i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge (comprendente anche quelli non giunti all’emissione di un provvedimento abilitativo e, dunque, anche quelli solamente presentati il giorno prima dell’entrata in vigore della legge …) e la redazione e validazione di un censimento del patrimonio edilizio esistente (edifici, aree ed infrastrutture) che possa certificare il residuo inutilizzato, sottoutilizzato e/o recuperabile e contribuisca alla programmazione della riorganizzazione degli insediamenti esistenti e al progressivo arresto delle aree edificabili previste.
 
Il testo articolato del documento di osservazioni presentato dal Forum è visibile qui

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