Ambiente / Attualità

Sicilia fossile: spuntano le trivelle tra gli agrumeti della Valle del Simeto

Nell’autunno scorso, una controllata di Eni ha iniziato i lavori per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. In un’area ad alta vocazione agricola e ricca di siti naturalistici. A opporsi al progetto gli ambientalisti e i comitati cittadini

Tratto da Altreconomia 200 — Gennaio 2018
L’impianto di trivellazione di Enimed a Centuripe, dove nell’autunno 2017 sono iniziate le attività di ricerca degli idrocarburi - © Massimiliano Perna

Percorrendo la strada statale che da Catania va verso Enna, il corso del fiume Simeto definisce l’insieme di altipiani della valle che porta il suo nome. Appena varcata la provincia ennese, all’altezza della città di Centuripe, in mezzo al verde acceso del paesaggio macchiato dai colori dei suoi agrumeti, oggi è possibile osservare una torre di ferro, un nugolo di serbatoi e uno sparuto gruppo di container. Sono impianti spuntati in breve tempo e che da questo autunno hanno iniziato a svolgere la loro attività: tecnicamente, “ricerca di idrocarburi petroliferi e gassosi” nel sottosuolo. Si tratta della parte di un progetto più ampio di Enimed Spa, che interessa particolarmente la valle del Simeto, in virtù di una istanza di trivellazione, presentata nel 2009, che riguarda sei comuni dell’area, tra cui appunto quella di Centuripe, dove i lavori sono già stati avviati. Eni Mediterranea Idrocarburi Spa (Enimed Spa) è una società con sede a Gela (CL) “attiva nell’esplorazione, sviluppo e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, nonché nella commercializzazione e vendita della propria produzione di idrocarburi”. Enimed è interamente controllata da Eni Spa del cui gruppo fa parte: nel 2016 ha registrato ricavi per 185 milioni di euro -a fronte dei 293 milioni del 2015- registrando perdite per 54 milioni di euro.

Oltre all’Enimed, altre compagnie petrolifere, già interessate all’isola per la ricerca in mare (effetto del decreto 133/2014, il cosiddetto “Sblocca Italia”), hanno in previsione un piano massiccio di ricerca e prospezione in diverse zone della Sicilia, sulla terraferma. Ciò per via dell’accordo siglato nel 2014 dalla Regione Sicilia dell’ex governatore Rosario Crocetta con Enimed Spa, Assomineraria, Edison Idrocarburi Srl e Irminio Srl: accordo necessario visto che la competenza sulla terraferma era della Regione siciliana, per via del suo statuto autonomo.

“Dobbiamo puntare al pane e alla salute insieme, due beni egualmente rilevanti e costituzionalmente protetti”, Gino Ioppolo, sindaco di Caltagirone

L’avvio delle trivellazioni ha suscitato poche reazioni, rispetto a quanto avvenuto in passato in altre zone della Sicilia, come ad esempio in Val di Noto. Se il Comune di Centuripe ha accolto con favore le trivelle, gli altri sindaci dell’area, che presto potrebbero essere coinvolti nel piano industriale di Enimed, non hanno manifestato particolari preoccupazioni. Solo il primo cittadino del vicino comune di Biancavilla, dopo un’iniziale cautela, ha recentemente reso nota la sua posizione: “Inizialmente -afferma il sindaco Giuseppe Glorioso- pensavo che un impianto simile potesse portare una sorta di ricchezza al territorio, grazie alle royalties, ma poi ho studiato meglio la cosa e ho scoperto che produce pochi benefici. Inoltre, i miei cittadini non vogliono le trivelle”. Glorioso sottolinea comunque di “non aver ricevuto alcuna richiesta” e precisa che “l’istanza, pur chiamandosi ‘Biancavilla’, ricade sul territorio di Centuripe”. Il suo territorio, tuttavia, insieme a quello di Centuripe e di altri quattro comuni (Regalbuto, Santa Maria di Licodia, Adrano e Ragalna) rientra nella richiesta di permesso presentata da Enimed.

Piero Cannistraci è uno “storico” ambientalista della zona: “La mappa pubblicata sul sito del ministero dello Sviluppo Economico -spiega- indica sette concessioni in Sicilia: due nella zona Palermo-Messina e ben cinque nella provincia di Catania e in quelle limitrofe. Nella zona del Simeto, oltre a quella nota come ‘Biancavilla’, la mappa ne menziona un’altra, quattro volte più estesa (circa 280 chilometri quadrati, ndr), un rombo che arriva fino alla foce del Simeto (nei pressi dell’oasi naturale), per poi risalire. Prende, dunque, tutta la valle, una delle zone di coltivazioni più importanti in Sicilia”.

In effetti, la valle del Simeto, che tocca le province di Catania, Messina, Enna e Siracusa, è un’area a vocazione agricola, ricca di siti naturalistici di interesse comunitario, come le forre laviche (gole scavate dal fiume su rocce di origine vulcanica) o le aree umide che accolgono i migratori. Un’area dalla storia antica, raccontata dalle tante testimonianze archeologiche, come le pitture rupestri del Riparo del Cassataro (a due passi dagli impianti) o i ponti romani, saraceni, normanni, ma anche i tanti castelli come quelli normanni di Adrano, Paternò e Motta Sant’Anastasia.

19 milioni di euro stanziati dalla legge di Stabilità 2015 per la bonifica dell’area di Biancavilla, contaminata dalla fluoroedenite (materiale simile all’amianto)

L’economia punta su coltivazioni orticole, agrumicole e olivicole di eccellenza, con prodotti Dop e Igp esportati in tutta Europa (dalle arance ai fichi d’India, alle olive). Una zona nella quale, attorno al fiume, si stanno coagulando da tempo gli sforzi di associazioni, imprenditori agricoli, ambientalisti, enti e cittadini, impegnati nella realizzazione di un modello di sviluppo sostenibile che valorizzi le tante risorse naturali e culturali. Un’idea di futuro che ha preso corpo dopo la lunga battaglia, tra il 2002 e il 2009, contro l’installazione nella valle di un inceneritore, prevista dall’allora governo di Salvatore Cuffaro. Una mobilitazione vincente sfociata, nel 2012, nel “patto per il fiume”, protocollo d’intesa siglato dalle associazioni della valle del Simeto e da otto comuni, fra cui anche Centuripe. Il patto mirava a una svolta verso un modello di sviluppo basato su principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Emanuele Feltri, agricoltore in prima linea contro la mafia rurale e per la tutela dell’ambiente, spiega: “Ci sono tanti agricoltori in questa valle e molti sono giovani. Siamo già in crisi perché l’agricoltura è in un momento durissimo, per via della siccità di questi ultimi due anni. Avremmo semmai bisogno di interventi contro l’emergenza idrica e di bonifiche in alcune aree”. A proposito di bonifiche, la questione è centrale a Biancavilla, visto che il paese è stato interessato negli anni da un’alta concentrazione di fluoroedenite, materiale simile all’amianto estratto, nel secolo scorso, dalla cava del monte Calvario per costruire case ed edifici pubblici.

6 i Comuni interessati dal progetto di Enimed Spa: Centuripe, Biancavilla, Regalbuto, Santa Maria di Licodia, Adrano e Ragalna

I danni alla salute, con i numerosi casi di mesotelioma alla pleura, nel 1997 fecero scattare l’allarme e oggi Biancavilla è un sito di interesse nazionale per la bonifica. “Nella legge di stabilità del 2015 sono stati stanziati 19 milioni per la bonifica di un’area e 12 sono già stati decretati consentendo così l’avvio delle operazioni di risanamento”, afferma il primo cittadino Glorioso. Sempre, a Biancavilla, è stato previsto anche un impianto di compostaggio dei rifiuti umidi, dopo che un altro era stato bloccato dal no dell’amministrazione. Tornando alle trivellazioni, è anche sulla loro non convenienza economica che il comitato “No Triv valle del Simeto”, nato a dicembre 2017, vuole puntare per creare un fronte compatto che riunisca chiunque chieda, in Sicilia e non solo, un modello di sviluppo alternativo a quello attuale: “Le industrie petrolifere -aggiunge Cannistraci- al massimo assumeranno qualche tecnico, ma penalizzando l’agricoltura e le attività collegate”. Il progetto industriale di Enimed non si limita al territorio del Simeto, ma punta anche ad altre aree della Sicilia. Come quella di Caltagirone, più a Sud, patria della pregiata ceramica e Patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco, da tempo oggetto di un piano di trivellazioni (una porzione di territorio rientrava anche nel vecchio piano della Panther Eureka in Val di Noto all’epoca della giunta Cuffaro) cui però il Comune si è opposto apertamente. Il sindaco di Caltagirone, Gino Ioppolo, è stato categorico: “Dobbiamo puntare al pane e alla salute insieme, due beni egualmente rilevanti e costituzionalmente protetti”. Ioppolo, dopo aver respinto il primo progetto Enimed, annuncia battaglia anche contro il secondo, ripresentato dopo le osservazioni negative poste dal Comune: “Caltagirone è nel cuore del distretto Sud-orientale, patrimonio Unesco. Rappresenta una delle bellezze inestimabili della nostra terra ed è un territorio che pertanto non può prestarsi a tale tipo di sfruttamento. Per difenderlo utilizzeremo tutti i mezzi e le armi a nostra disposizione. Qualora fosse necessario, non esiteremo a rivolgerci all’autorità giudiziaria, sia ordinaria sia amministrativa”.

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