Altre Economie

Si inizia dal basso

Dall’incontro tra i gruppi d’acquisto e gli artigiani della provincia di Novara, una nuova filiera tessile

Tratto da Altreconomia 98 — Ottobre 2008

Le mutande per i gruppi d’acquisto solidale (Gas) sono state consegnate a settembre. Tagliate a mano e cucite a macchina nella sartoria di Giuseppe Bruzzese a Galliate, in provincia di Novara. Quando l’ho visitata, a metà giugno, nel laboratorio c’erano solo i rotoli di tessuto da lavorare, chili di cotone biologico proveniente da una filiera equa e solidale. Sull’etichetta delle mutande c’è scritto “Made in No” (www.made-in-no.com), un marchio che nasce dalla collaborazione tra artigiani e piccole aziende della Provincia di Novara, l’associazione “Cristiana Casagrande”, la cooperativa sociale [fair] e il gruppo di lavoro sul tessile dell’assemblea dei Gas italiani (www.retegas.org).
Da qualche anno, infatti, i gruppi d’acquisto hanno scelto di costruire filiere corte e “pulite” in settori diversi dall’alimentare, come quello tessile. “Made in No” è il secondo progetto dopo quello delle Equofelpe (vedi Ae 83): al primo “ordine collettivo”, che si è chiuso il 15 giugno, hanno risposto oltre un centinaio di Gas, per un totale di circa 29mila euro.
“L’idea di Made in No è nata nel settembre del 2005, e i prodotti sono il frutto di un processo partecipato: l’intimo, le mutande, ci sono state indicate come ‘prodotto tessile di prima necessità’ dalle famiglie dei gruppi d’acquisto solidale, dopo una simulazione d’ordine chiamata ‘ordine zero’. Se fosse stato per me, avrei iniziato da pantaloni e giacche”. Gianluca Bruzzese ha 35 anni e da tredici lavora nella sartoria di famiglia con il padre, che l’ha aperta dal 1959, e la madre. Ha studiato design, modellistica e, negli ultimi anni, decrescita: “Per noi Made in No è l’ultima chance -racconta Gianluca- e l’unica possibilità di salvare la piccola impresa tessile in provincia di Novara: negli anni Novanta siamo arrivati ad occupare 9 dipendenti, e c’erano altri due laboratori che lavoravano anche per noi. Dal 2001/2002, però, si è smesso di lavorare”. Oggi l’unica dipendente rimasta è sua cugina Antonia: lei è Gianluca fanno anche parte del Gas di Novara e quando sono arrivato, di mercoledì pomeriggio, in sartoria c’erano due cassette di verdura fresca, la consegna settimanale.
La sartoria “Giuseppe Bruzzese” produce costumi da bagno per conto terzi e per la vendita diretta. In passato, realizzava l’intimo mare di Hugo Boss, lavorando per conto del concessionario italiano del marchio, la ditta Fratelli Gagliardi di Oleggio (No): “Oggi i costumi di Hugo Boss li fanno fare in Tunisia. Nel novarese, alla fine degli anni Ottanta, c’erano almeno un centinaio di terzisti che dipendevano dalla ditta Gagliardi: ne restano aperti solo 5 o 6”.
L’obiettivo di “Made in No” è sviluppare una filiera dell’intimo tutta locale a partire da cotone biologico che arriva dal circuito equo e solidale.
Il partner si chiama “Justa Trama”, un progetto brasiliano che riunisce 700 famiglie e sette cooperative in diversi Stati del Paese. Justa Trama è un marchio nato in occasione del Forum sociale mondiale del 2005, a Porto Alegre, quando vennero distribuite ai partecipanti 60mila borsa di cotone naturale. Oggi Justa Trama segue tutto il processo produttivo dalla distribuzione delle sementi alla tessitura e alla confezione. “Il cotone del Ceará è coltivato in modo consorciado con mais e fagioli, in modo che il bicudo, cioè l’insetto che infesta il cotone sia controllato dalle altre produzioni -spiega Luigi Eusebi, appena rientrato dal Brasile dove per “Made in No” segue la relazione con i partner-. Con questo accorgimento gli agricoltori hanno il vantaggio di sfruttare altre due produzioni alimentari utili per l’autoconsumo e la vendita sul mercato locale”. Secondo Eusebi, Justa Trama è un “laboratorio di economia solidale, nato per dar priorità al mercato interno, come scelta anche politica di un commercio equo prioritariamente Sud-Sud”. Da Novara è partito lo scorso anno l’ordine per una tonnellata di cotone: finora è arrivata “in prova” qualche decina di chili.
Il secondo produttore di “Made in No” è Remei Biore, un’azienda svizzera che importa cotone biologico dall’India e collabora anche con Coop per la linea Solidal.     
“Quello brasiliano qualitativamente è un po’ peggiore, ci sono delle impurità. A noi però interessa il progetto”.
Il prezzo del filato, compreso il finissaggio naturale, è di 14 euro al chilo -mi racconta Gianluca-, quattro volte quello che pago per il cotone ‘normale’, 4,5 euro. Cotone che comunque non arriva dalla Cina”. Gli slip e i boxer da uomo e da donna costano, alla fine, tra i 7 e i 10 euro: sul pezzo finale, continua Gianluca, “incide il costo del nostro lavoro, ci sono dentro ‘le persone’. Qui tutto si fa abbastanza a mano: prima su un foglio di carta disegno i cartamodelli, poi sovrappongo vari veli di tessuto e li taglio con una taglierina manuale e poi una circolare, fino a un massimo di 50 mutande per volta. Per ‘ottimizzare’ il costo di quei ‘robottini’ che tagliano in automatico servono invece ordini di 2mila pezzi per volta”.
“Made in No” vale circa già il 25% del fatturato della sartoria “Giuseppe Bruzzese”, che si occupa del taglio, della confezione e della commercializzazione, ma meno dell’1% per le altre imprese coinvolte nella filiera (vedi box): “Per incidere, dobbiamo arrivare a lavorare 3 o 4 tonnellate di tessuto all’anno.
E puntiamo ad avere spacci per la vendita diretta nel novarese. Intanto, però, abbiamo aperto una porta che altri, pur in crisi, non apriranno mai
-conclude Gianluca-: se l’intimo funziona, anche da un punto di vista economico, genererà risorse da investire. Abbiamo in mente di sviluppare una filiera locale della canapa e prepariamo nuovi prodotti delle linea ‘Made in No’”. Berretti e pantaloni in tela, le mutande non bastano.

Ricucire solidarietà
“Ricucire solidarietà” e “tessere relazioni”, “verso un tessuto sociale solidale”: sono i tre principi guida del progetto “Made in No”, che al momento coinvolge quattro imprese novaresi. Oltre alla sartoria “Giuseppe Bruzzese”, ci sono la maglieria “Ricis” di Vespolate, che fa il tessuto per l’intimo, la manifattura “Tacca” di Cavaglio D’Agogna, che si occupa della ritorcitura del filato, la tessitura “Viola” di Trecate, che realizza la tessitura lineare (la tela per i jeans, per intendersi). Il progetto è nato con il contributo dell’assessorato alle Attività produttive della Provincia di Novara, che ha reso possibile le attività di comunicazione e lo sviluppo del sito, azioni curate da [fair].
Il catalogo completo di “Made in No” (intimo e pigiami per uomo, donna e bambini) è sul sito www.made-in-no.com. Per i gruppi d’acquisto c’è uno sconto del 20% sul prezzo di listino.

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