Ambiente

Si chiude Tianjin, con alcune speranze e molte ombre

Taukiei Kitara è membro di Climate Action Network, che raggruppa alcune tra le più importante Ong mondiali attive sul clima. Ma non è questo l’aspetto sostanziale. Tuakiei proviene dalle isole Tuvalu, destinate all’immersione nel corso di qualche decennio. Durante la…

Taukiei Kitara è membro di Climate Action Network, che raggruppa alcune tra le più importante Ong mondiali attive sul clima. Ma non è questo l’aspetto sostanziale. Tuakiei proviene dalle isole Tuvalu, destinate all’immersione nel corso di qualche decennio. Durante la conferenza stampa del network in chiusura dei negoziati di Tianjin ha dichiarato con aria rassegnata che "vorrebbe tornare al suo Paese ed ai suoi concittadini per raccontare loro che i negoziati di Tianjin sono stati un vero passo avanti verso un accordo vincolante sul cambiamento climatico."
La risposta sembrerebbe arrivare da Christiana Figueres, la Chief executive dell’UNFCCC che chiarisce come "questa settimana ci siamo avvicinati a quell’insieme strutturato di decisioni che potrebbero essere prese a Cancun". Ma è diplomazia, nella speranza che Cancun non sia un fallimento, come sembra dichiarare il caponegoziatore americano Pershing, accusando la Cina di non fare abbastanza per tagliare le emissioni.
Ed è una diplomazia tradita da una preoccupazione, che mostra parte delle tensioni che sono emerse durante i negoziati "capisco che ci sia disappunto sul processo multilaterale", ha continuato la Figueres, "ma le cose non sono facili. E’ la più grande trasformazione economica e sociale che il mondo abbia mai visto".
Il rischio di un depotenziamento del percorso negoziale c’è tutto, se si considera come gli Stati Uniti preferiscano un accordo tra pochi che una plenaria ed un vero percorso multilaterale. Pochi che decidono sulle spalle di tutti, come dentro la Wto.
Ma uno degli impegni presi a Tianjin parla di denaro, e non tanto i dollari per il fondo di breve termine (30 miliardi di dollari all’anno) da subito, deciso a Copenhagen, ma del fondo di lungo periodo sul quale non è ancora chiaro chi lo gestirà (Onu o Banca Mondiale?), come lo gestirà, da dove verranno i soldi (fondi privati? Fondi provenienti dall’aiuto allo sviluppo?) e come verranno distribuiti a livello nazionale e subnazionale. Insomma è da decidere ancora tutto.
Mentre pochi passi in avanti sono stati fatti sul taglio delle emissioni. Visto che ognuno sta a guardare cosa fa l’altro.
C’è bisogno di leadership e coraggio per affrontare un tema così complesso. Sarà interessante capire, in vista di Cancun, chi potrà incarnare queste qualità che, almeno fino ad oggi, pare rimangano orfane.

 

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