Altre Economie

Se il Gas chiede troppo

Aumentano i casi di produttori che non riescono a stare dietro alle richieste di gruppi di acquisto solidali sempre più numerosi. Ecco alcune risposte “Hanno contingentato la ricotta, Poggio Antico non ne consegna più di due etti”. È decrescita infelice…

Tratto da Altreconomia 105 — Maggio 2009

Aumentano i casi di produttori che non riescono a stare dietro alle richieste di gruppi di acquisto solidali sempre più numerosi. Ecco alcune risposte

“Hanno contingentato la ricotta, Poggio Antico non ne consegna più di due etti”. È decrescita infelice quella non voluta, lo sanno bene i gruppi di acquisto solidale che devono cimentarsi nella ricerca di fornitori adeguati alla crescente domanda. A causa dell’aumento dei gruppi e di un inverno di fitte piogge, molti gassisti, se vogliono mettere vitamine e proteine in tavola, devono mestamente aggiungere, al tempo investito nella spesa collettiva, qualche sgradita puntatina al supermercato. Marco Servettini della Rete comasca di economia solidale “l’Isola che c’è” si allarma perché “i territori non riescono a reggere nemmeno una domanda di nicchia com’è quella dei Gas”. Giulia Tonarelli del toscanissimo Gassolotto ricorda quando Manuela, una produttrice di ortaggi biologici di Sesto Fiorentino, andò in “overbooking” a causa delle forniture richieste da un asilo steineriano: “Per un po’ non ci ha consegnato le buste”. “Poggio Antico ha scelto la rotazione -testimonia la referente, Paola Lucarini di Firenze- e ci rifornisce solo due martedì al mese”. Poggio di Camporbiano ha inviato una lettera aperta ai gassisti-clienti, che non chiude le porte ma annuncia limitazioni: “Ai nuovi gruppi diciamo che non saremo in grado di fornire tutti i prodotti che compaiono sul listino, ma non possiamo rifiutarli perché nessuno dei gruppi esistenti ci può dare la garanzia di continuità tale da impostare un numero chiuso”.
Un problema aggiuntivo è la tendenza dei nuovi Gas ad appoggiarsi a fornitori selezionati dai Gas “senior”, causando l’effetto-grappolo. Pietro di Avanzagas: “Proveniamo da Gasabile di Legnano, dal quale abbiamo mutuato i fornitori e quasi sempre ci coordiniamo per gli acquisti più importanti”. Gigi della Rete Gas vicentina: “Il gruppo nuovo non fa il lavoro di ricerca, si fida delle informazioni del gruppo vecchio e quindi non conosce per esperienza propria il produttore da cui acquista”. David del Gas Carpiano (Mi): “Siamo nati nel 2009 e stiamo guardando un po’ in giro per vedere gli altri Gas della zona quali fornitori hanno adottato”.
Le prime risposte al problema sono venute dagli stessi fornitori. “Li Calzi, produttore di arance, non riuscendo più da solo a soddisfare il numero crescente di ordini, ha coinvolto produttori vicini e amici fondando il consorzio Le galline felici (www.legallinefelici.it, vedi Ae 97)”, racconta Andrea Saroldi di Torino, uno degli animatori storici della rete dei Gas. Una rete informale di produttori e laboratori si è sviluppata attorno a “I gelsi e la talpa” di Alcamo, altro collaudato fornitore di specialità siciliane (vedi Ae 95). Un’esperienza nuova, parallela a quella dei Gas, ha come protagonista Legambiente, che conta sui suoi mille circoli per dare sponda logistica alla Cooperativa di consumo Il Ponte che, dal febbraio scorso, si propone di praticare un nuovo modello distributivo. La nuova cooperativa invita i circoli che si assoceranno ad ordinare almeno 36 panieri della spesa per avere la consegna garantita su pallet. In tal modo praticherà prezzi inferiori del 20-30% a quelli della grande distribuzione, grazie a riduzione degli imballaggi, ottimizzazione del trasporto, taglio della componente servizio e offerta predefinita. Nel progetto non compaiono impegni precisi sotto il profilo delle certificazioni e anche il livello del coinvolgimento degli aderenti non viene precisato, ma Il Ponte aderisce alla Lega delle Cooperative ed è interessante che soggetti vicini al mondo della grande distribuzione inventino proposte di accorciamento della filiera a vantaggio del socio-consumatore. Meno entusiasmante lo slogan: “Be different”. 
Un’altra degna sperimentazione è quella messa in campo dall’assessorato alle Attività produttive della Provincia di Ascoli Piceno in collaborazione con l’Aiab. Per promuovere la trasparenza e l’equità della vendita dei prodotti agricoli di qualità, è stato istituito lo Sportello Filieracorta, un supporto per ridurre i passaggi commerciali e con essi il prezzo finale. Il modello di ”Equonomia picena” coinvolge 32 aziende agricole biologiche.
Per Vincenzo Vasciaveo, del gruppo promotore del Distretto di economia solidale del Parco Agricolo Sud Milano, “la soluzione possibile è quella di mettere i produttori in rete. Così quando uno si satura, l’altro comincia a lavorare”. “A volte mancano proprio i produttori -aggiunge Giuseppe Vergani, animatore della Retina dei Gas della Brianza, un tentativo di coordinare una trentina di gas presenti nel territorio della futura Provincia di Monza, per un totale di 700 famiglie (vedi Ae 101)- qui da noi tutti producono mais, anche a causa delle politiche agricole europee, ma nessuno si nutre di mais! Abbiamo bisogno di carote, insalata, fagiolini. Per innescare processi di riconversione dal non biologico al biologico, 700 famiglie possono fare la differenza, consentendo al produttore di assorbire il rischio di avvio”. E per la distribuzione? La risposta di Vergani si chiama Pdo, Piccola distribuzione organizzata, che sostituisca il lavoro in rete all’intermediazione. Marco Servettini de l’Isola che c’è, racconta del progetto “Corto Circuito” (Ae 99) e delle sue pratiche di accorciamento-filiera, dal mercatino settimanale per la vendita diretta e la filiera del pane in costruzione nel comasco. Corto Circuito sta per costituire anche una cooperativa di consorzio tra produttori, gruppi di acquisto e altri soggetti della filiera in modo da ottenere una gestione davvero democratica e partecipata di produzione, distribuzione, consumo. Servettini ci fa sognare: “Dobbiamo ottenere terreni, fare scuola di agricoltura, convertire al biologico chi è disponibile a farlo, portando verso l’ortofrutta chi oggi produce solo mais. La sfida è diventare sistema alternativo, continuando ad accogliere nuove richieste. Cambiare paradigma costruendo un nuovo sistema dal basso”. Gianluca Bertelli di Firenze conclude “Non troveremo più piccoli produttori disposti a rapporti di fornitura sporadici. È giunta la fase due, quella della condivisione del progetto assieme al produttore”.

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia