Altre Economie

Se il consumatore scende in campo

Contro lo spreco, l’agricoltura industriale e chimica e la cementificazione, da Biella a Varese le esperienze di produttori e cittadini che creano modelli alternativi di distribuzione. All’insegna della filiera corta e delle relazioni Franco ci ha messo la faccia. Quando…

Tratto da Altreconomia 112 — Gennaio 2010

Contro lo spreco, l’agricoltura industriale e chimica e la cementificazione, da Biella a Varese le esperienze di produttori e cittadini che creano modelli alternativi di distribuzione. All’insegna della filiera corta e delle relazioni

Franco ci ha messo la faccia. Quando lo incontro alla stazione di Biella, riconosco questo giovane agricoltore dalla foto stampata sul volantino dell’associazione “Piccoli produttori biellesi” (Pi.pro.bi), di cui è vicepresidente. Nell’immagine, Franco Clerico, barba folta e sorriso aperto, ha tra le braccia un cesta di frutta, verdura e prodotti trasformati. Sono tutti, rigorosamente, locali, e la scena ritratta si ripete ogni settimana per le famiglie iscritte al Gas Cooproduttori biellesi, che ricevono a casa la propria cassetta.
“È un gruppo d’acquisto solidale che compra da un ‘Gps’, un gruppo di produttori solidali”, spiega Clerico. “Gps”,
una sigla rubata al mondo dei satelliti definisce i valori fondanti e l’attività dell’associazione dei Piccoli produttori biellesi, nata nell’inverno di 6 anni fa, di cui Franco riassume la storia mentre ci spostiamo per visitare le aziende di alcuni associati: “All’inizio eravamo un gruppo di amici -racconta-, sei o sette agricoltori. Oggi sono più di venti le aziende associate, tutte tra i mille e i 4mila metri quadrati, piccole realtà che per lo più danno lavoro ad un’unica persona”. L’obiettivo? “L’assortimento, fare rete, per avere una massa critica che ci permettesse di trovare insieme uno sbocco di mercato, perché il prodotto fresco in mano ‘scotta’. C’è tempo due giorni per venderlo, e all’ingrosso non vale la pena”.
Nei campi dei Piccoli produttori biellesi c’è di tutto: dalla a di aglio alla z di zucca, passando per la r di rape, la c di castagne, la k di kaki. Insieme a sughi, conserve e confetture (e molto altro, vedi box nella pagina accanto) finiscono nelle cassette: è una piccola distribuzione organizzata, “dall’orto a casa tua a km zero” com’è scritto sul volantino. Il progetto, partito in sordina qualche anno fa, oggi mette a tavola circa 600 famiglie (tanti sono i soci del Gas Cooproduttori biellesi, circa 150 quelli che ordinano ogni settimana).
La rivoluzione c’è stata nella primavera del 2009, con la nascita di un portale, www.piccoliproduttoribiellesi.it, che mette internet al servizio dell’agricoltura contadina. Il meccanismo è semplice: le aziende associate mettono in linea le proprie disponibilità, e la gente ordina finché ce n’è. “La differenza, rispetto ai ‘mercati rionali’ cui partecipiamo -spiega Franco-, è che in questo caso mentre il mercato si svolge noi continuiamo a lavorare”. Un mercato che si gestisce da solo non è poco per una piccola azienda agricola, una realtà dove non c’è nessuno a produrre se chi lavora nei campi è costretto ad andare in giro a vendere.
Conferire la produzione al gruppo d’acquisto, poi, permette a ogni singolo agricoltore di viaggiare con un’unica bolla d’accompagnamento, senza emetterne una per ogni cliente: “Abbiamo saputo unire una distribuzione veloce con un sistema, quello della vendita collettiva al Gas, che non ci obbliga a viaggiare con troppa carta” riprende Clerico. La fase del progetto pilota è superata con successo: “Oggi fatichiamo a star dietro all’offerta -confessa Franco Clerico-, e ci siamo anche tolti la gestione diretta dell’anello più difficile del processo produttivo, che è la vendita. Quando carico i miei prodotti -continua, nel sorriso una punta d’orgoglio- non mi chiedo se riuscirò a venderli, ma penso: ‘Vediamo in quanto tempo li finisco!’, ed è una soddisfazione che non ha prezzo”. Aggiunge che il Gas paga la merce alle aziende dei Piccoli produttori una settimana dopo la consegna, e “sette giorni di esposizione sono uno scenario niente male rispetto a quello che c’è in giro” racconta ancora Franco. Chi conferisce alla grande distribuzione, mi racconta, vede i soldi -se va bene- dopo 60 giorni, e nel frattempo è costretto a indebitarsi per andare avanti. È così che un’azienda agricola inizia a morire, mentre i Piccoli produttori biellesi guardano a come crescere: superata la fase pilota del progetto, nei prossimi mesi lanceranno una “campagna di primavera”, con affissioni nei Comuni della provincia e gazebo di sensibilizzazione presso il palasport cittadino, dove ogni due settimane 5mila persone assistono alle partite della squadra di basket, che milita in serie A. Sui manifesti 6×3 hanno scelto di metterci la faccia: “D’altronde gli acquirenti tendono a fidelizzarsi -spiega Clerico-. Se la roba non è buona, non viene presa. Questo è per tutti noi un invito a migliorarsi”.  
Sta anche in questo la vera ricchezza del progetto, che a tutti i livelli è quella delle relazioni. Parte dal mutuo aiuto tra i produttori associati: “Abbiamo creato una rete di sapere e conoscenza -spiega Alberto Givonetti, il presidente dell’associazione che coltiva mirtilli biologici-: ci scambiamo consigli sul come curare una malattia, ad esempio; c’è una consulenza diffusa”. L’esempio, concreto, me lo forniscono visitando l’azienda agricola Moretti, un socio la cui azienda ha sede a Biella città: nella serra (siamo a inizio novembre, ndr), il titolare ci mostra le zucchine ‘assalite’ da farfalline, e Givonetti telefona in diretta a Michelangelo Regis, che insegna Scienza agrarie al vicino Istituto di agraria, dove c’è anche un’azienda agricola è socia dei Piccoli produttori (vedi box a pagina 10). Regis promette che passerà il giorno dopo.   
Sono relazioni (tra produttore e produttore, tra produttore e consumatore) improntate sulla fiducia e sulla solidarietà: sul sito dei Piccoli produttori, un “bottone” apre le porte del “Progetto sociale” dell’associazione. Persone con disabilità, della cooperativa sociale Domus Laetitiae (www.domuslaetitiae.org), sono gli incaricati, ogni mercoledì, di gestire gli ordini, “costruendo” le cassette richieste da ogni famiglia associata al Gas. Alcuni di loro, poi, il giovedì mattina fanno il giro dei Cooproduttori biellesi per consegnare il cestino settimanale. A Vigliano Biellese, vicino Cossato, ha sede anche la cooperativa agricola sociale Aurora (www.cooplabetulla.it/pagine/progettoaurora.htm), un socio dei Pi.pro.bi che fa inserimento lavorativo di ex carcerati, e “vuol essere un anello di congiunzione tra chi esce di prigione e il mondo del lavoro”, come spiega Alfredo Sunder, agronomo e coordinatore del progetto dei Piccoli produttori biellesi. A dicembre è stata inaugurata la nuova struttura: otto camere con bagno per la residenzialità, una serra, circa 6mila ettari a frutteto, un agriturismo e un laboratorio di trasformazione attrezzato da mettere al servizio di tutti, “perché chi è piccolo spesso trasforma da solo, ma lo fa in diseconomia”.
Le basi si fanno sempre più solide: “In primavera organizzeremo una cena con prodotti biellesi. Vogliamo dimostrare che mangiare locale è possibile, anche in una provincia tradizionalmente vocata all’agricoltura estensiva, per la produzione di mais e foraggio, dove le aziende che producono frutta e verdura sono una ‘riscoperta’ degli ultimi 15 anni”. Franco Clerico e Alberto Givonetti lo raccontano seduti al tavolo del ristorante “La Bessa”, a San Sudario. Luca Ribotto, il proprietario, è socio dei Piccoli produttori: ha inventato “la Bugella”. Gli ingredienti -miele e nocciole- sono locali: la sua è la crema di Biella.

La disponibilità sul sito
“Il biellese ci nutre: mangiare prodotti di casa conviene, coinvolge, responsabilizza ed aiuta il nostro territorio”. È un progetto ambizioso, quello dell’associazione Piccoli produttori biellesi (Pi.pro.bi), ma replicabile. Funziona così: alle 13 del lunedì le 22 aziende che aderiscono  “caricano” le proprie disponibilità sul sito.
Nel paniere, oltre a cereali, frutta e verdura ci sono anche “trasformati”: farine, olii, vini, confetture e mostarde, salse, sughi e passate, prodotti da forno. I consumatori hanno a disposizione una classificazione merceologica per tipologia di prodotto e una per produttore, dov’è indicato anche
il tipo di agricoltura praticata dall’azienda (tradizionale, biologica, in conversione); possono acquistare solo le famiglie del Gas Cooproduttori biellesi -associarsi costa 3 euro l’anno, più altri cinque euro una tantum per la cassetta-, che hanno tempo fino alle 16 del martedì (“anche se -confessano i Piccoli produttori biellesi- quasi tutto finisce nelle prime due ore”); a quel punto, ogni produttore entra sul sito con la propria password e verifica il venduto; il giorno dopo, nel pomeriggio, frutta e verdura di giornata arrivano al magazzino del Gas, dove ogni ordine viene “composto” nel cestino.
Le consegna si fanno la sera o al mattino del giovedì, a Biella città, nei comuni limitrofi e in tutti quelli di provenienza delle aziende Piccoli produttori biellesi (una quindicina nella provincia del Nord-est del Piemonte, sotto le Alpi, che conta in tutto circa 160mila abitanti). “Lo scheletro del portale informatico è esportabile -ci tiene a sottolineare Alberto Givonetti, presidente di Pi.pro.bi-, adattabile ad ogni realtà”.
“Non può esistere un unico modello di piccola distribuzione organizzata -fa eco Franco Clerico, il vicepresidente-, ma nella nostra provincia funziona così”.  
Per informazioni: info@piccoliproduttoribiellesi.it, www.piccoliproduttoribiellesi.it, 328-011.38.95 (Alberto Givonetti, dalle 16 alle 19).

Sulle strade del fresco
Tra Varese e Milano l’esperimento di fornitura diretta di frutta e verdura biologica

La chiamano “strategia del chilometro minimo”. Nel Nord-ovest della Lombardia, l’hinterland di Milano e il Varesotto sono ormai troppo antropizzati, e i produttori orticoli sono pochi e non possono soddisfare la domanda dei gruppi d’acquisto solidale.
Così i Gas sono costretti a cercare il fresco un po’ più in là. Per rispondere, in rete, a questa esigenza è nato il progetto “le strade del fresco” (Sdf): da maggio 2009, un migliaio di famiglie associate in 20 Gas, ma anche esterne ai gruppi d’acquisto, comprano ogni settimana frutta, verdura e ortaggi da una dozzina di aziende in Emilia, Romagna e in Bassa Lombardia.
Il chilometro minimo si combina col la de-intermediazione, la costruzione di relazioni dirette con i produttori: “le strade del fresco”, che d’inverno corrono tra orti di finocchi e cardi, hanno l’obiettivo di costruire una rete solidale “diretta, corta, aperta e trasparente”. E se i campi e la terra sono lontani, basta andar loro incontro. La ricerca dei produttori è iniziata ad aprile, e in autunno un gruppo di Sdf è partito per “Avventura Sud”, un tour per visitare aziende agricole biologiche del Centro-sud Italia -è tutto documentato con videointerviste e racconti sul sito www.ondaattiva.com/gas-: “Abbiamo incontrato ragazzi di 30 anni che dal Nord hanno scelto di tornare in Sicilia o in Calabria, e si ‘scornano’ con il problema della distribuzione. Vogliamo lavorare con loro, facendo capire che devono far rete” racconta Claudio Buzzoni, una delle anime del progetto. Alcuni già lo fanno, come le aziende del Consorzio fattorie estensi (14 realtà del ferrarese che hanno messo in comune la cella frigorifera e la segretaria) e Poderi di Romagna, i principali fornitori del fresco. Ad esempio, far rete può aiutare ad ottimizzare i trasporti: le Sdf hanno un accordo con un’azienda, che oltre ai camion offre loro un magazzino, lo stesso dove poi i Gas ritirano il prodotto. “Ci permette di utilizzare camion che viaggiano semi-vuoti. Non siamo ancora nella condizione di riempirne uno da soli” spiega ancora Buzzoni. “Per la scelta dei produttori -interviene Paolo Rusconi, un altro tra i promotori di Sdf, membro di Gasabile Legnano (Mi) e socio di Ae- abbiamo optato per il miglior compromesso logistico: la maggior parte sono lungo una linea retta”.
Il progetto corre: “Vogliamo allargare questa rete. Uscire dalla ‘nicchia’ dei Gas per avere effetto sulla società. Perché chi a casa acquista biologico nelle mensa aziendale deve mangiare convenzionale? E i nostri figli a scuola? Dei gruppi d’acquisto -spiega Buzzoni- resta il valore aggiunto culturale, e l’idea di comunità: non consegneremo mai ‘porta a porta’. A Nerviano (un paese in provincia di Milano, ndr), ad esempio, il Comune garantirà un servizio di due ore, in biblioteca, per la gestione degli ordini”.    
“Il nome che abbiamo scelto, ‘le strade del fresco’, è già riduttivo -riprende Buzzoni-: abbiamo allargato la gamma di prodotti, dalla pasta della cooperativa ‘la Terra e il cielo’ (vedi Ae 98, ndr) ai formaggi al pesce. L’obiettivo è costruire un modello sociale e di scambio”. Da metà giugno all’inizio di settembre “le strade del fresco” hanno distribuito 97 tonnellate di prodotti, per un valore di circa 128mila euro. “Accordi annuali e volumi elevati ci garantiscono prezzi convenienti per tutta la stagione di un prodotto”, spiega Buzzoni.
Coinvolgere un migliaio di famiglie (sono circa 400 quelle che ordinano con regolarità, almeno il 65% faceva già parte di un Gas) permette a “le strade del fresco” di andare incontro alle esigenze dei produttori: a fine settembre, sono state consegnate le prime 350 bottiglie “sperimentali” di succo di frutta, realizzate con uva e pere di seconda scelta, che altrimenti sarebbero rimaste invendute. “E in Abruzzo ci siamo accordati per acquistare patate bio più piccole del normale a 0,25 euro al chilo. Altrimenti -spiega Buzzoni- sarebbero finite agli animali o usate per il sovescio”. Non è un caso se al punto 2, tra i valori de “le strade del fresco” c’è la “demitizzazione del prodotto sempre bello e sempre disponibile”. Un ulteriore valore aggiunto rispetto al modello di distribuzione del Gas, che non spreca perché porta a casa solo cose già vendute.
Restano -come in tutti i percorsi innovativi- alcuni nodi da sciogliere: uno, importante, riguarda la forma che prenderà la cooperativa che dovrebbe nascere nei primi mesi del 2010. C’è un dibattito tra i promotori, tra chi vorrebbe che alla società aderissero i gruppi d’acquisto solidale e chi, invece, lascerebbe libertà all’adesione a titolo individuale. Secondo Paolo Rusconi, “le due posizioni sottendono due modelli di sviluppo diverso: da una parte c’è una specie di Coop Lombardia in cui formalmente tutti partecipano, dall’altra una cooperativa ‘nuova’, espressione di gruppi solidali e in cui le logiche di conduzione e sviluppo anche economiche siano presidiate da Gas”. Intanto, “finché non nasce la cooperativa, Sdf non ha un organo collegiale allargato all’interno del quale prendere le decisioni. E ci sono alcuni prodotti che si sovrappongono -continua Paolo Rusconi-, che vengono offerti da ‘le strade del fresco’ ma erano già nel paniere dei Gas. Uno dei produttori di frutta e verdura di Gasabile, ad esempio, è con noi da quando non c’era internet”.

Le radici nel fiume
24 produttori biologici coinvolti nel progetto “le strade del fresco” si sono incontrati il 27 settembre scorso a Somma Lombardo (Va), ospiti della cooperativa sociale “Radici nel fiume” (nella foto sopra). A due passi dalle sponde del Ticino, la cooperativa è legata alla Comunità di Maddalena dell’Anffas, allo stesso tempo comunità alloggio e centro diurno per la formazione. Tra le attività di Radici nel fiume c’è anche la trasformazione alimentare (confetture, salse, miele). Le materie prime lavorate sono biologiche, e in molti casi provengono dalle stesse aziende che collaborano con il progetto “le strade del fresco”. Radici nel fiume è tra i soci fondatori del Distretto di economia solidale di Varese (http://www.des.varese.it) e della rete di collegamento tra i Gas della Provincia di Varese (Va-Oltre). Dal 2006, ospita ogni anno “Buono e giusto”, la giornata del consumo consapevole e sostenibile. Info: loc. Molino di Mezzo, frazione Maddalena, Somma Lombardo (Varese). Tel. e fax 0331-25.01.84, www.radicinelfiume.it, coop@radicinelfiume.it

Mercato virtuale
Il mercato virtuale si svolge sul sito www.stradedelfresco.net. Ogni gruppo d’acquisto solidale (Gas), a seconda del numero delle famiglie coinvolte, ha uno o più nickname con cui entrare sul sito e ordinare.
Per ogni prodotto, sono previsti quantitativi minimi (per zucche o finocchi, ad esempio, sono 6 chili), e ciò fa si che gruppi di persone si coordinino. Alcuni ordini si chiudono la domenica, altri il martedì. I prodotti arrivano il sabato, quando c’è la consegna, e sono i volontari dei Gas che si occupano di smistare i prodotti nelle cassette.   

L’alternativa diventa adulta
Trent’anni per la cooperativa popolare del consumatore
di Francesca Paini

Da trent’anni sono fermi al chilometro zero. È una delle ragioni di orgoglio della Copac (Cooperativa popolare alternativa del consumatore) di Varese, che dal 1979 offre ai soci alimentazione biologica di qualità e da molti anni gestisce uno spaccio che si caratterizza per l’estrema cura nella scelta dei fornitori: piccoli produttori, soprattutto locali, che rispettano la terra che coltivano e gli animali che allevano. La qualità dei fornitori è garantita, oltre che da una relazione maturata negli anni, anche dai controlli che un tecnico della cooperativa effettua periodicamente nelle fattorie e nelle aziende produttrici. A questi controlli si è più recentemente affiancato anche un comitato scientifico di medici soci che ha il compito di analizzare gli effetti positivi dei prodotti in vendita sulla salute dei consumatori.
La storia di Copac è iniziata più di 30 anni fa in uno scantinato della Cisl di Varese, quando un gruppo di amici ha cominciato a organizzarsi per acquistare a prezzi contenuti prodotti che allora, con altri linguaggi, si chiamavano “genuini”. La sensibilità personale di alcuni volontari e dei giovani obiettori di coscienza in servizio civile presso il gruppo di acquisto ha poi dato la svolta verso il mondo del biologico che cominciava allora a diffondersi. Sono stati gli “anni ruggenti” della Copac che ha molto presto deciso di dare stabilità alle proprie attività prendendo in gestione un piccolo punto vendita che era un po’ negozio e un po’ luogo di incontro e discussione per i molti soci che cominciavano a studiare un’alternativa alimentare.
Il crescere delle iniziative e dei clienti ha reso necessaria, nel tempo, una sede più grande. Oggi si arriva alla Copac calpestando il brecciolino di un cortile un po’ nascosto in via Brunico 22, su cui si affacciano le ampie vetrine del punto vendita: tre corsie interne in cui si vendono dalla verdura fresca ai libri, dai cosmetici ai formaggi, dai prodotti macrobiotici ai detersivi alla spina. Piera, che ci lavora da 10 anni, declama con orgoglio i prodotti più richiesti: radici quasi introvabili negli altri negozi (bardana, ramolaccio, pastinaca, daicon…), varietà tradizionali di frutta e verdura (il cardo gobbo, le pere martin sec…), formaggi degli alpeggi locali, ma anche salumi, dolci e prodotti non alimentari come saponi e detersivi. La scelta dei prodotti, d’altra parte, rispecchia un’attenzione all’ambiente che la cooperativa manifesta in molte altre scelte piccole e grandi. Tra gli scaffali, ad esempio, è ospitata una piccola macina a pietra che i clienti possono utilizzare direttamente per macinare i cerali che acquistano in negozio o quelli che producono nell’orto di casa. Non solo: i motori del banco frigo e degli scaffali refrigerati sono stati racchiusi in un contenitore isolato termicamente che raccoglie il calore disperso nell’ambiente e lo convoglia all’esterno così che il negozio non necessita di alcun raffreddamento nemmeno nella stagione più calda. O ancora, quei pochi pannelli di polistirolo inviati talvolta come imballaggio per i prodotti più fragili non vengono avviati alla raccolta differenziata, ma sono utilizzati direttamente dalla cooperativa come isolanti per il sottotetto del negozio.
Attualmente la cooperativa conta su quasi un migliaio di soci, tra cui ancora molti di quelli che ne furono i fondatori. 300 di loro sono clienti stabili, molti altri -coinvolti dal passa parola- frequentano la Copac occasionalmente. La cooperativa ha tra i suoi clienti regolari anche alcune scuole materne a cui fornisce alimenti biologici per la refezione scolastica, e distribuisce i prodotti anche a due gruppi di acquisto solidali della zona; la Copac è infatti una delle realtà che danno vita al Distretto dell’economia solidale di Varese. Il fatturato oggi supera i 350mila euro e garantisce alla cooperativa il pareggio di bilancio anche grazie al lavoro dei volontari.
Negli anni le difficoltà non sono mancate ed anche di recente i soci si sono trovati a decidere se ridurre l’attività del negozio ad una mera piattaforma di smistamento per i gas o se rilanciare l’attività corrente. Ne è nata un’assemblea piuttosto partecipata che ha eletto un nuovo consiglio di amministrazione col compito di dare nuovo slancio imprenditoriale alla cooperativa. I consiglieri di oggi sono soci di vecchia data che mettono a frutto nella cooperativa le competenze imprenditoriali maturate in settori diversi. Con quello che definiscono “uno scatto di orgoglio” hanno chiamato a raccolta i soci raccogliendo nuove disponibilità volontarie ma anche raddoppiando in poche settimane il fatturato rispetto al mese precedente, ed oggi raccontano di progetti nuovi a tutto campo: la ripresa delle attività culturali, la raccolta dei risparmi dei soci in forma di prestito alla cooperativa così da finanziare le attività ma anche remunerare i prestatori, una convenzione con il servizio comunale di bike-sharing per consentire ai clienti di lasciare l’auto al negozio e girare poi il centro comodamente in bicicletta. Tra tanti progetti ambiziosi, ce n’è uno piccolo ma significativo: la cooperativa offrirà ai clienti un caffè (equo e solidale) ogni 30 euro di spesa, e lascerà agli stessi la possibilità di offrire un “caffè sospeso”. Il “sospeso” è per chi viene subito dopo e non ha soldi o ha, semplicemente, bisogno del gesto amichevole di un caffè offerto. Uno scambio anonimo, un atto di comprensione tra chi dona e chi riceve.

Il monte sacro

Tra poco sul Sacro Monte di Varese, si potranno di nuovo comprare le lampadine, ma anche il pane, i giornali, e gli altri generi di prima necessità. Dopo 25 anni di assenza, infatti, a Santa Maria del Monte, frazione di 130 abitanti del Comune di Varese a 880 metri di altitudine, riaprirà i battenti un piccolo
negozio polifunzionale che affiancherà all’attività commerciale di un emporio anche alcuni servizi di collegamento alla pubblica amministrazione (servizi di anagrafe comunale, prenotazione visite
mediche e ritiro referti di esami, rinnovo licenze caccia e pesca, …). Il negozio offrirà anche l’unica connessione internet veloce della zona attraverso un collegamento via satellite (il paese non è raggiunto dall’Adsl) che sarà utile sia ai residenti che alle altre attività commerciali del Sacro Monte.
La chiusura dei negozi nelle frazioni e nei piccoli paesi di montagna è un problema purtroppo diffuso, e contribuisce a rendere ancora più difficile la vita degli abitanti, per lo più anziani e soli. A Santa Maria l’apertura di una nuova attività (a destra l’ingresso dell’emporio) si è resa possibile grazie alla tenacia di alcuni abitanti della zona e della cooperativa sociale “Ambiente e sviluppo” (www.sacromotevarese.net), che hanno coinvolto Comune, Camera di Commercio, Regione Lombardia e diversi sponsor per arrivare al risultato. Il negozio, sarà aperto 7 giorni alla settimana con orari variabili. (fp)

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