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Ambiente / Approfondimento

La “scienza dei cittadini” per misurare la qualità dell’aria

Il polo industriale della ferriera di Servola, a Trieste. Nel gennaio 2020 l’accordo per la dismissione dell’area a caldo è stato approvato dal 58,5% dei lavoratori. Flickr @ Giulio

Coinvolgere gli abitanti nei controlli creando una “rete della qualità dell’aria” dal basso è un modo per sensibilizzare le istituzioni e i media per un cambiamento urgente in materia di inquinamento. I casi di Trieste, Milano, Roma e Brescia

Tratto da Altreconomia 224 — Marzo 2020

La qualità dell’aria oggi la può misurare ciascuno di noi. Il suo monitoraggio costituisce infatti una delle attività della cosiddetta citizen science, la “scienza dei cittadini”, insieme di operazioni e analisi ambientali svolte dal basso ma condotte sotto la guida di scienziati ed esperti. Un esempio di citizen science è rappresentato dalla rete Luftdaten, progetto nato e gestito a Stoccarda ma ormai diffuso in tutto il mondo, sbarcato anche a Trieste. Si tratta di un sistema di verifica dei dati sul particolato, cioè sull’insieme di particelle esistenti in atmosfera: chiunque, se lo vuole, può costruire la sua centralina per monitorare le polveri sottili (PM10 e PM2.5) utilizzando alcuni componenti acquistabili online, a portata di tutti, con un costo che può andare dai 35 ai 55 euro. Per mettere a punto la centralina e registrarsi alla rete, basta collegarsi al sito della Luftdaten e seguire passo dopo passo le istruzioni.

“Un sensore di polveri, uno di temperatura dell

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