Altre Economie

Sarte insieme, contro la violenza

A Schio, nel vicentino, apre il laboratorio di una cooperativa che ha scelto il cucito come strumento per sviluppare relazioni e uscire, collettivamente, da situazione difficili —

Tratto da Altreconomia 164 — Ottobre 2014

Ci sono donne che escono da situazioni di molestie e violenza domestica tessendo reti di solidarietà. Sono quelle che, grazie al progetto Seta, curato dalla cooperativa Samarcanda di Schio (Vi), hanno intrecciato le proprie storie di vita, ma anche fili e tessuti: il cucito è, per Samarcanda (www.samarcandaonlus.it), uno strumento di mediazione e occasione di incontri che rimettono al centro le donne e la loro manualità.
“La tessitura parla di un’attitudine femminile alla cura e alla relazione -spiega Alessandra Turcato, presidente della cooperativa-. Abbiamo iniziato 5 anni fa proponendo dei laboratori settimanali di cucito, dove donne di diverse generazioni si sono incontrate in uno scambio di manualità e conoscenze”. Da quest’esperienza è nata una rete di relazioni quotidiane, capaci di superare le difficoltà delle storie personali di centinaia di donne e dato vita a un progetto più stabile, laboratori sartoriali finanziati dalla fondazione Cariverona.
È il “Collettivo sartoriale”, un progetto “per ricostruire l’abbigliamento”, che ha appena aperto bottega a Schio. Al numero 18 di via Castello rivive la tradizione di un territorio: macchine da cucire recuperate nelle fabbriche tessili abbandonate che, per 200 anni, hanno rappresentato un’eccellenza della manifattura dell’alto vicentino; mobili di legno antico arrivati dai capannoni industriali, insieme a vecchie poltrone di tessuto, manichini di ferro, appendini retrò, scatole di legno per aghi, spilli e filati. A curare l’allestimento -con l’obiettivo di ricreare l’atmosfera di una sartoria anni 50 del Nord Europa- è stato Alessio Berto, modellista con 26 anni di esperienza internazionale e creatore di “The tailor pattern support”, ufficio di consulenza stilistica d’alta qualità con sede a Schio.

La collaborazione tra Alessio e Samarcanda inizia nel 2012 racconta lui, che indossa un metro da sarto come collana. È lo stesso riprodotto nel logo di “Collettivo sartoriale”, una sua idea: un triangolo disegnato con un metro è l’elemento da cui ripartire “per ricostruire l’abbigliamento”. Alessio ha infatti seguito l’ideazione del progetto, occupandosi degli allestimenti, della grafica, della comunicazione: “Siamo partiti da un piccolo spazio. Chi viene sa di sostenere un progetto sociale, ma trova competenza e professionalità”, spiega. La bottega offre un servizio “classico” di sartoria, eseguendo piccole modifiche e aggiustamenti, ritagli e riparazioni con costi che vanno dai 4 ai 12 euro, ma è anche un laboratorio creativo dove capi usati sono trasformati in abiti nuovi e originali, rimodellati in base alle esigenze del cliente. La bottega è aperta due mezze giornate alla settimana e lavora su appuntamento, per darsi il tempo di tessere, prima di tutto, relazioni. “Per questo ci chiamiamo ‘collettivo’ -spiega Alessandra-, perché l’obiettivo è creare nuove opportunità di inclusione sociale attraverso lo scambio culturale e la trasmissione di competenze”.
In bottega -assunta con un contratto a progetto per dare mani a un’idea innovativa di sartoria- c’è Maira, al lavoro sul tessuto rosso di una giacca. Sei anni fa, dal Brasile -dove cuciva tele da surf per un imprenditore italiano emigrato verso la “Merica”- è venuta in Italia, e a Schio ha incontrato Samarcanda, che anche per lei ha rappresentano uno spazio di socialità per condividere con altre donne l’arte della tessitura. Ora è in via Castello che continueranno anche i laboratori di cucito: “Finalmente abbiamo la possibilità di svolgere questi incontri in un vero laboratorio, con macchine da cucire e altri strumenti utili all’apprendimento”, dice Alessandra. Ma l’ambizione è di fare in modo che lo spazio sia attraversato da molte persone: sono in programma per l’autunno corsi di cucito e ricamo, “aperitivi sartoriali” e incontri pubblici, in uno scambio con la cittadinanza che dia nuovi fili al progetto. —
 

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