Ambiente

Rio+20. La marcia dei 50mila

Decine di migliaia di persone si sono messe in marcia a Rio de Janeiro, per chiedere giustizia sociale ed ambientale. E tutto questo mentre le diplomazie del mondo, nel convention center di Riocentro, continuavano a confrontarsi su un documento senz’anima. Lo sanno bene le imprese tra cui Eni, scesa a Rio con il suo carico di green communication. Lo sanno bene i Governi del mondo, che al G20 in Messico hanno chiarito quello che a Rio si lascia  nel vago

Il vertice delle Nazioni Unite a vent’anni da Rio si tiene in uno dei sobborghi più meridionali della città. A diversi chilometri dalla spiaggia di Ipanema, passati qualche tunnel ed un certo numero di alberghi, le colline si aprono a fare da cornice alla nuova speculazione edilizia della città, istituzionalizzata prima con l’Onu, domani con le Olimpiadi del 2016.
Questo è Riocentro. E mai nome potrebbe essere più sbagliato, se consideriamo la sostanza che sta uscendo dalle stanze paludate del negoziato e le conseguenze che potrebbe avere sul nostro immediato futuro. Non è bastato neppure l’intervento di Britney Trifford, la diciassettenne neozelandese che ha aperto la tre giorni di Rio davanti alle alte cancellerie mondiali, che ha toccato il punto centrale di tutto l’evento "siete qui  per curare la vostra immagine o per salvarci, per fare un mondo migliore?".
Senza sottolineare però, beata gioventù, che quei destini erano in discussione anche a Los Cabos, in Messico, in occasione del G20, dove la Green economy è diventata uno degli elementi portanti della crescita prossima ventura. E se il punto 70 della dichiarazione dei Capi di Stato del G20 in Messico sottolinea come il prossimo impegno sul tema sarà quello di mantenere un focus sulla "inclusive Green economy", sulla base dell’accordo raggiunto a Rio de Janeiro, il quadro che si va delineando diventa sempre più chiaro.
È lo scenario dove le vere ed uniche vincitrici sono le imprese e la loro libertà di azione. Ce lo spiega anche l’Eni, chiarendo come "operare in modo sostenibile significa utilizzare le risorse in modo tale da non compromettere i fabbisogni delle generazioni future". E non per niente solo che due giorni fa "la delegazione di Eni guidata dal Presidente, si è concentrata sul contributo dell’Oil Industry allo sviluppo sostenibile e sull’accesso all’energia. Acclamato il ruolo del gas".
Sulle notizie di come la sostenibilità sia al centro delle preoccupazioni del gigante petrolifero italiano bisognerebbe chiedere in Nigeria, magari ricordando le pratiche che meno di due anni fa hanno fatto sì che Snamprogetti Netherlands, già controllata Eni, dovesse pagare una sanzione penale di 240 milioni di dollari per violazione del U.S. Foreign Corrupt Practices Act, per la realizzazione di impianti per il gas naturale liquefatto a Bonny Island, in Nigeria.
Gli impegni che potrebbe mettere in campo Eni in verità ce le ricorda Amnesty International, e parlano di
sottoporre a controlli l’impatto delle sue attività sui diritti umani e rendere pubblici i risultati, di rendere pubblici i rapporti d’indagine e i dati di ogni fuoriuscita di petrolio che avviene nelle aree in cui opera, di bonificare tutte le zone inquinate e attuare misure preventive efficaci ed avviare un’immediata consultazione con le comunità coinvolte. Chissà se tra un workshop ed un comunicato stampa da Rio de Janeiro, Eni deciderà di impegnarsi seriamente.
Perchè le imprese, e le diplomazie, non vanno lasciate sole. Ma vanno monitorate, controllate e spinte a sottostare a regole di trasparenza e reale sostenibilità. Altro che le mani invisibili del mercato.
E’ quello che hanno raccontato le 50mila persone che hanno dato gambe alla manifestazione che ieri ha attraversato Rio de Janeiro per chiedere giustizia sociale ed ambientale, aperta dai sindacalisti dell’UGT e dal funerale della legislazione ambientale, organizzato dai dipendenti pubblici del Ministerio del Medio Ambiente brasiliano, a dimostrare come anche il Governo Rousseff parli di sostenibilità ma pensi agli interessi forti. Che hanno del resto permesso l’approvazione in Senato delle modifiche al Codigo Ambiental, lasciano mano libera de facto agli speculatori dell’Amazzonia.
La Cupula dos Povos, e le sue cinque Assemblee plenarie, stanno elaborando contributi per il documento finale che verrà presentato alla fine della settimana. Non solo analisi e denunce, ma anche proposte e strategie per l’articolazione di un’agenda dei movimenti prossima ventura. Il vertice di Rio+20 rischia di essere un nulla di fatto per alcuni ambiti ed un disastro annunciato per altri, ma dal Brasile potrebbe, nei prossimi giorni, uscire qualcosa di nuovo,

 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia