Ambiente / Attualità

Rapporto nazionale pesticidi nelle acque: gli insetticidi “superano” gli erbicidi

L’indagine predisposta dall’Ispra ha riguardato 4.775 punti di campionamento e 16.962 campioni in Italia; nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei 1.980 punti di monitoraggio, in quelle sotterranee nel 32,2% dei 2.795 punti. Gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse

Duecentonovantanove sostanze inquinanti sono state ritrovate nelle acque italiane stando all’ultimo Rapporto nazionale pesticidi nelle acque pubblicato dall’Ispra a fine dicembre 2020 e basato sul monitoraggio effettuato nel 2017 e nel 2018 dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Nel corso del biennio sono stati analizzati oltre 35mila campioni, effettuati in quasi cinquemila diversi punti, e sono state cercate 426 sostanze. I risultati riguardano non soltanto le acque superficiali. Ad essere contaminate infatti sono spesso anche le falde sotterranee.

La presenza di pesticidi nell’ambiente e nelle acque è legata in larga parte all’utilizzo di insetticidi ed erbicidi in agricoltura, in particolare intensiva: un fenomeno che ha possibili ripercussioni negative sull’ambiente e sugli ecosistemi. I pericoli interessano anche l’uomo, ricorda il rapporto: “Le componenti chimiche possono essere assimilate attraverso gli alimenti e l’acqua ma anche attraverso le vie respiratorie e la pelle”. Per questa ragione a livello normativo sia italiano sia europeo sono stabiliti dei limiti di concentrazione, definiti “Standard di qualità ambientale”: con questi si guarda sia alla contaminazione media annuale sia a quella massima e vengono indicati dei limiti per le singole sostanze e per la loro somma.

I risultati hanno evidenziato la presenza di pesticidi nel 77% dei punti di rilevamento superficiali, in uno su tre tra quelli sotterranei; la contaminazione è tanto elevata da rendere necessario un intervento di potabilizzazione, prima che l’acqua possa essere bevuta dall’uomo, in un punto superficiale su quattro e nel 3,5% di quelli sotterranei. La quantità di pesticidi risulta inoltre superiore alla norma nel 21% dei primi e nel 5% dei secondi. Questi fenomeni di inquinamento sono destinati a durare nel tempo, si legge nel rapporto: “La persistenza di certe sostanze, insieme alle dinamiche idrologiche molto lente, specialmente nelle acque sotterranee, rende le contaminazioni ambientali difficilmente reversibili”. A confermare la problematica anche il fatto che ogni anno, attraverso i campionamenti, vengano trovate tracce di pesticidi vietati ormai da anni e non più in commercio.

Gli insetticidi sono la classe di sostanze più rinvenute, a differenza del passato, quando erano gli erbicidi (come il glifosate e il suo metabolita AMPA, i più diffusi in Italia ma ormai vietati nei luoghi pubblici e nel periodo prima del raccolto, o il Metolaclor). Si inverte così la tendenza che vedeva negli anni precedenti gli erbicidi essere la componente principale. Tra gli insetticidi spiccano i neonicotinoidi: imidacloprid, tiacloprid, tiametoxam, clothianidin e acetamiprid, considerati al livello europeo tra i principali responsabili della moria di api e dei conseguenti effetti negativi sugli ecosistemi.

Particolarmente rilevante è poi la presenza nei campioni di miscele di sostanze: in media sono stati ritrovati quattro pesticidi per ogni rilevamento, con un massimo di 58 contemporaneamente. La preoccupazione del rapporto è data dalla scarsa conoscenza su quelli che potrebbero essere i danni provocati da sostanze diverse in contatto tra loro: queste si formano infatti in maniera casuale e difficile quindi da prevedere. “La tossicità di una miscela è sempre più alta di quella dei singoli componenti -emerge dallo studio- anche pesticidi presenti in concentrazioni inferiori ai limiti possono dare luogo a effetti cumulativi non accettabili. Lo standard di valutazione non è abbastanza cautelativo”.

Il rapporto riconosce come sia particolarmente difficile analizzare la tendenza della contaminazione e fare un confronto, sia questo tra i diversi anni o tra le diverse aree dell’Italia. Infatti, se nel tempo il ritrovamento di pesticidi è progressivamente aumentato, questo va in buona parte ascritto alla maggior precisione dei rilevamenti e alla capacità di selezionare i luoghi da monitorare. Allo stesso tempo, anche i risultati territoriali sono ingannevoli. I dati sembrerebbero indicare il Nord Italia come molto più inquinato, soprattutto nell’area della Pianura padana: ma se questo va fatto risalire in parte all’agricoltura intensiva che caratterizza questa zona, altrettanto importanti sono le sue caratteristiche idrologiche e la maggior completezza delle analisi effettuate in queste Regioni. Un monitoraggio sempre più efficace nella parte meridionale del Paese sta infatti portando alla luce contaminazioni significative: “Questo indica come il fenomeno della contaminazione non sia ancora completamente noto” spiega il rapporto.

Attraverso il documento è possibile invece individuare una dinamica positiva: in Italia calano gli acquisti di prodotti fitosanitari, in cui si trovano i pesticidi. Nel 2009 la vendita era calcolata in circa 147mila tonnellate, nel 2018 queste erano calate fino a 114mila: segno di un utilizzo più cauto delle sostanze, ma anche di una diffusione dell’agricoltura biologica. Nello stesso periodo infatti è quasi raddoppiata la superficie coltivata in questo modo, ricorda il Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica: oggi conta quasi 2 milioni di ettari e 160mila persone impiegate nel settore in tutto il Paese.

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