Ambiente

Quando il clima rende il caffè amaro…

E’ l’ultimo warning in ordine di tempo sugli effetti, concreti e reali, del cambiamento climatico. Una nuova ricerca dell’International Centre for Tropical Agriculture (un istituto di ricerca e thinktank sugli effetti dei mutamenti ambientali in agricoltura) sta dimostrando come nel…

E’ l’ultimo warning in ordine di tempo sugli effetti, concreti e reali, del cambiamento climatico. Una nuova ricerca dell’International Centre for Tropical Agriculture (un istituto di ricerca e thinktank sugli effetti dei mutamenti ambientali in agricoltura) sta dimostrando come nel 2050, se lo scenario continuasse "business-as-usual" cioè senza alcun cambiamento nelle tendenze attuali, i produttori di cacao del Ghana e della Costa d’Avorio potranno dire addio alla loro unica fonte di sostentamento, perchè la temperatura media sarà troppo alta per garantire una produttività adeguata. E non farà solo caldo per le comunità del sud del mondo, ma anche per chi (dalle grandi corporation sempre poco attente alla sostenibilità sociale fino alle più vicine filiere equosolidali) su quelle piantagioni fa affidamento per la propria attività commerciale. E se il profit potrà anche fare orecchie da mercante, considerato che trent’anni per cambiare strategia commerciale sono un tempo infinito, così non si dovrebbe dire per chi è equosolidale nell’anima e nel portafoglio, perchè il cambiamento climatico non è un fenomeno ineluttabile e biblico, ma conseguenza di politiche economiche molto chiare su cui, si auspica,  bisognerebbe fare lobbying in modo deciso e determinato.
Aspettando che il movimento se ne faccia una ragione, chi si muove adesso è Starbucks, la più grande catena di caffè pret-à-porter del mondo. In un’intervista telefonica al quotidiano britannicoGuardian, Jim Hanna, direttore del settore sostenibilità dell’azienda denuncia seri rischi per le piantagioni di arabica che sostengono le migliaia di punti vendita nel mondo.
Hanna non si ferma a sensibilizzare, ma viaggia avanti ed indietro per Washington, per spingere l’Amministrazione Obama, oggi ostaggio dei Repubblicani, ad una seria riflessione sulla politica energetica prossima ventura.
Perchè i fornitori di Starbucks stanno già vivendo cali nella produttività dovuti ad un aumento dei fenomeni meteorologici estremi come tornado, alluvioni o, dall’altra parte, siccità improvvise. E l’America Latina è tra i continenti più colpiti.
 

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