Ambiente

Quando il cinema sposa l’ambiente

A Torino è in corso la sedicesima edizione di CinemAmbiente, l’importante rassegna dedicata al film e al documentario. Oltre al concorso aperto ai lavori italiani e internazionali, due nuove sezione: "On Hour" e "La casa di domani"

CinemAmbiente è tornato. A Torino, fino al 5 giugno, è in programma la sedicesime edizione del festival dedicato al cinema e al documentario, il cui programma prevede dibattiti, incontri ed eventi che coinvolgeranno registi e personalità provenienti da tutto il mondo. Inaugura il Festival in anteprima nazionale, venerdì 31 maggio, "The Fruit Hunters" di Yung Chang, un viaggio alla scoperta del mondo della frutta tra cultura, storia ed ecologia con protagonisti esperti di ortocultura, pomologi o semplici appassionati. Il lavoro di Yung Chang guida in una vera e propria odissea intorno al mondo alla scoperta del mango bianco di Bali o del raro kura-kura durian del Borneo, passando per i fichi italiani ormai scomparsi ma rintracciabili nei dipinti del Rinascimento, la Rare Fruit Council International del Mango Festival di Miami in Florida e il commercio delle banane in Honduras.

Oltre ai concorsi tradizionali, quello internazionale e quello dedicato ai documentari italiani, quest’anno ce ne sono altri due: “One Hour”, dedicato ai documentari internazionali della durata inferiore ai sessanta minuti, e “La casa di domani”, cinque film che tracciano scenari futuri fra sviluppo, economia, demografia. 



Segnaliamo qui alcuni tra i lavori in concorso. "Il giorno che verrà" è un lavoro di Simone Salvemini. Attraverso il racconto di quattro vicende, quelle di quattro personaggi accomunati dall’appartenenza al movimento No al carbone, racconta la vita e la realtà di Brindisi, una delle zone industriali più inquinate d’Europa a causa della presenza di un paio di centrali termoelettriche: “Una vera e propria emergenza completamente ignorata dal mondo della politica nazionale dal devastante impatto ambientale e dalle gravissime conseguenze sulla salute della popolazione locale (come nel caso delle malformazioni cardiache neonatali, che sono il settanta per cento in più rispetto alla media europea)” spiega la sinossi. 



Riguarda l’energia anche “Lucciole per lanterne”, firmato dai fratelli Martone e ambientato in Cile: da quando Pinochet ha privatizzato la quasi totalità delle risorse idriche del Paese, nel 1981, i diritti per lo sfruttamento dell’acqua sono stati via via ceduti ad aziende private interessate alla produzione di energia idroelettrica. E oggi, come sanno i lettori di Altreconomia, sulla Patagonia cilena incombe il progetto HidroAysén che prevede la costruzione di cinque dighe sui fiumi Pascua e Baker. “Attraverso le vicende di tre donne che pur vivendo a centinaia di chilometri di distanza si trovano ad affrontare la stessa emergenza, nasce quindi un racconto che descrive le conseguenze che un modello di sviluppo può causare su una popolazione che vive ai margini sia da un punto di vista geografico sia sociale”. La campagna Patagonia Sin Represas è attiva anche in Italia: il progetto è firmato, infatti, Enel Green Power.



Infine, con Little Land-Piccola Terra, di Nikos Dayandas, si va in Grecia. Dove fin dall’inizio della crisi economica molti giovani disoccupati ateniesi hanno deciso di abbandonare la città e spostarsi in campagna, con la speranza di trovare delle condizioni di vita migliori per il futuro. Il film racconta la storia “del trentacinquenne Thodoris che ha scelto di trasferirsi a Ikaria, una remota isola alla periferia dell’Egeo settentrionale, scoprendo una comunità che sopravvive grazie a una particolare cultura incentrata sull’autonomia e la cooperazione. Un luogo celebre inoltre per la sua qualità della vita, tanto da essere una delle cinque Blue Zone al mondo, regioni caratterizzate dalla particolare longevità dei suoi abitanti”.

 

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