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Possibilità eque nel “triangolo d’oro” – Ae 2

Numero 2 – dicembre 1999Il monsone è un po' in ritardo quest'anno e scuote ancora l'aria con le sue pioggie improvvise e violente: dopo ogni passaggio la tempesta lascia una quiete calda e umida e in ogni angolo di Chiang…

Tratto da Altreconomia 2 — Ottobre 1999

Numero 2 – dicembre 1999

Il monsone è un po' in ritardo quest'anno e scuote ancora l'aria con le sue pioggie improvvise e violente: dopo ogni passaggio la tempesta lascia una quiete calda e umida e in ogni angolo di Chiang Mai i templi con i chedi dorati e le pagode intarsiate di specchi e pietre colorate luccicano sullo sfondo dell cielo ancora grigio.
Siamo a Chiang Mai in Thailandia, due ore dal confine birmano, ospiti del Thai Tribal Crafts (Ttc), organizzazione che cura e diffonde nel mondo l'artigianato delle antiche etnie tribali nascoste nella piovosa foresta del triangolo d'oro.
Qui borse, marsupi, braccialetti e cornici, attraverso i canali del commercio equo, diventano un'alternativa alla coltivazione dell'oppio.
Un sopralluogo di commercio equo è questione delicata: si parte quotidianamente all'alba verso le colline avvolte da nuvole; obiettivo visitare parte dei 50 villaggi dove il Ttc distribuisce ogni anno lavoro ad almeno 500 artigiane, contribuendo in media all'80 per cento del loro reddito.
Ci accompagna il direttore del Ttc che si fa chiamare Sam e lavora con questa gente da vent'anni. Ha 60 anni ed è di etnia Lahu: senza di lui non sapremmo come cavarcela con lo Yi, la lingua di origine tibetano-birmana parlata senza particolari differenze dialettiche dalle tre etnie maggiori (Lisu, Lahu e Karen) ma completamente differente dal thai e dalle lingue sino-tibetane delle altre etnie minori.

A metà strada fra Chiang Mai e il confine con la Birmania c'è il centro di colorazione naturale di Mae Sariang: in grosse pentole di rame vengono fatti bollire fiori e foglie che crescono nei dintorni per ottenere miscele colorate nelle quali si immergono le matasse di cotone grezzo: dopo tre ore di bagnomaria il cotone assume sorprendenti tonalità vegetali, viene fatto asciugare al sole.
In questa zona si trovano parecchie comunità di Karen birmani fuggiti dalla dittatura del loro Paese. Così; il cotone è filato e tessuto secondo la tecnica dei Karen, fatta di colori che sfumano uno nell'altro incarnando profondi significati religiosi.

Hway Ja Khan e Ban Tun Lung sono nomi difficili per comunità semplici che vivono di riso, pesce, pollo e verdure del luogo; la famiglia del capovillaggio festeggia la nostra visita offrendoci un pranzo piccante servito sul khantok, un piccolo tavolino tradizionale in legno di tek colorato intorno al quale ci si siede su piccoli trespoli. Per mangiare bisogna usare esclusivamente la mano destra con cui si appallottola il riso per poi immergerlo nelle varie salse di pomodoro al curry e peperoncino. Fra i vari piatti, il Kao Soy, spaghetti di riso con pollo in brodo, e il Guay Tie Nam Ngiu, sempre spaghetti di riso in brodo ma accompagnati da delicati blocchetti di sangue di yak. Le donne, come tradizione, stanno in piedi in disparte. Sulla parete della stanza che funge da salotto, camera e angolo cottura, un calendario buddista ci ricorda che nonostante la penobra, le pareti in palma e bambù, il tetto senza camino e le pecore che si affacciano dalla porta, corre l'anno 2542.

Siamo nella zona dei Lahu e dei Lisu dove il ricamo tradizionale è fatto unendo miriadi di triangolini di stoffa colorata sovrapposti in modo da formare un mosaico spesso accompagnato da applicazioni in argento. Sulla terrazza di una grande casa in mezzo al villaggio infatti, un orafo fonde l'argento grezzo con una fiamma ossidrica rudimentale e lo lavora maneggiando vecchi atrezzi per creare gioielli rituali: collane, pendagli, spille, orecchini, filigrana e sfere di divere dimensioni da applicare sui corpetti dei paramenti religiosi. Alcune di queste collane sfiorano i tre etti di peso e hanno un valore locale che raggiunge il mezzo milione di lire.

A Chiang Mai facciamo la conoscenza di Loytee, una ragazza di etnia Karen che si occupa del design e degli ordini in arrivo dall'estero: con lei passiamo una giornata a scegliere e ideare nuovi prodotti; non finisce più di mostrarci le nuove tonalità delle tinture naturali e i cataloghi con tutti i ricami tipici delle differenti etnie applicabili su astucci, borse, beauty, portafogli e tovaglie.
In un'altra stanza lavorano due donne di etnia Karen alla contabilità e un ragazzo proveniente da una tribù Lahu, appena laureato in economia che è stato assunto come assistente del direttore.

Il nostro penultimo giorno lo dedichiamo al Wong Wiang Handicrafts Centre (Wwhc) di Chiang Mai che si occupa di lavorazione del legno di mango per la produzione di una vastissima gamma di articoli: dalla tazzina da caffè ai soprammobili fino alle sedie intarsiate. La sorpresa più grossa è che tutti gli artigiani impiegati sono ex lebbrosi: molto vicino al centro di produzione c'è infatti il Mc Kean Rehabilitation Centre fondato nel 1908 dai missionari cristiani: è il primo centro in Thailandia per la cura e la riabilitazione di chi è affetto da questa grave malattia tuttora presente nelle foreste del Nord e negli altipiani dell'Est del Paese. Lavorando in collaborazione con il ministero della Sanità e con molte organizzazioni non-governative, questo centro ha assistito negli ultimi dieci anni più di cinquemila persone sia nella clinica sia nei villaggi.
Decidiamo di raccogliere più materiale possibile e di scegliere un campionario da farci inviare in Italia per pianificare insieme un ordine per la primavera del 2000.
La nostra visita finisce con un invito a cena da parte del Ttc e del Wwch nel centro culturale della vecchia Chiang Mai: si cena in stile Kantoke con pollo fritto, maiale birmano al curry, cetrioli freschi, banane fritte e biscotti di riso soffiato. In mezzo alla sala c'è lo spettacolo delle danze tribali in costume: ogni etnia interpreta con movimenti rituali i gesti semplici di tutti i giorni come la raccolta del riso, la caccia o la pesca. Nel triangolo d'oro non ci sono soltanto oppio e prostituzione ma soprattutto una grande forza creativa che ha bisogno di essere alimentata da un lavoro costante e da un impegno come quello del Ttc e delle organizzazioni come la nostra che lo sostengono da tutto il mondo.
Qui il commercio equo scommette sul prezioso e costoso lavoro di popolazioni al margine della società mentre il commercio tradizionale delle grosse multinazionali, quello che rende, abbatte le antiche foreste di tek che li circondano.


Prodotti e produttori
IL Thai Tribal Cafts. Niente oppio, siam tribali
Il Thai Tribal Crafts (Ttc), nato 1973, è un'agenzia di commercializzazione dell'artigianato tribale e lavora a tutt'oggi con circa 500 villaggi situati nella parte settentrionale della Thailandia. Questa zona è abitata da numerose etnie che continuano a conservare gelosamente costumi e consuetudini di vita. L'obiettivo principale di Ttc è valorizzare e diffondere l'artigianato tribale in tutto il mondo mediante i canali del commercio equo: ciò costituisce una valida alternativa rispetto alla coltivazione dell'oppio che, proibita dallo Stato, era tradizione antica di queste popolazioni. L'organizzazione riceve gli ordini dai clienti stranieri e distribiusce il lavoro ai villaggi: gli artigiani rimangono indipendenti e acquistano la materia prima con il prefinanziamento del Ttc, che raggiunge il 50 per cento …, che paga il rimanente 50 per cento a lavorazione terminata. Mentre la tessitura e la tintura vegetale avvengono nei villaggi, l'assemblaggio e la trasformazione sono realizzati da sarte che lavorano nella centrale di Chiang Mai. Parte degli utili serve per finanziare progetti di carattere sociale tra cui i New Life Centers, per giovani donne finite nel giro della prostituzione, e il Mc Kean Rehabilitation Centre, centro di riabilitazione al lavoro per lebbrosi, per il quale l'apporto di denaro si unisce alla commercializzazione dei prodotti in legno fatti dai pazienti stessi. Il Ttc ha aperto anche un grande negozio a Chiang Mai dove accanto ai prodotti vengono venduti video e libri sulla storia e la cultura delle tribù del nord. Roba dell'Altro Mondo importa dal Ttc borse, beauty, marsupi, braccialetti, cornici e complementi d'arredo che vengono progettati insieme allo staff thailandese con un gran lavoro di design e ricerca da entrambe le parti: ciò che rimane sempre in primo piano è il ricamo tipico di ogni etnia. Il prezzo è sempre e rigorosamente proposto dal produttore.


Genti di collina. Il governo conta fino a sei
Il governo thailandese riconosce sei gruppi di “tribù delle colline” (chao khao letteralmente gente di montagna). Queste tribù (indichiamo tra parentesi la pronuncia) si chiamano: Karen (Yang), HMong (Meo), Mien (Yao), Lahu (Mussur), Akha (Kaw) e Lisu (Lisaw) e sono stanziate nel cosiddetto triangolo d'oro al confine settentrionale con Birmania e Laos nel quale sono migrate dal Tibet a dalla Cina fin da tempi antichi. La popolazione totale è di circa 500.000 unità di cui almeno la metà sono Karen. Tratti comuni: sono contadini e vivono in villaggi piuttosto che integrarsi nelle città; per tutti la festività più importante è quella del nuovo anno in cui si confezionano i nuovi tessuti, si celebrano danze, musiche e riti assai diversi fra loro. Tutta la vita sociale è regolata da leggi non scritte tramandate oralmente di padre in figlio. La foresta costituisce il loro ambiente naturale e, oltre a offrire un naturale riparo in casi di pericolo, offre legna per cucinare e costruire le case, e preziose piante medicinali.


Thailandia in cifre
La Thailandia è grande una volta e mezzo l'Italia con la stessa popolazione.
Altopiano nella parte nord-orientale foreste al nord, con strette valli fertili foreste pluviali nel sud.
Popolazione: 95% buddista e 4% musulmana. Monarchia costituzionale (76 province).
Industrie: tessile, lavorazione di prodotti agricoli, turismo.
Principali prodotti agricoli: riso (il principale prodotto esportato), grano, farina di tapioca, canna da zucchero. Minerali: stagno e tungsteno (tra i maggiori produttori mondiali), diamanti, potassio, gas naturale. Altre risorse: foreste (il tek è esportato), gomma, frutti di mare.
Unità monetaria: Baht (50 lire).
3.870 km di rete ferroviaria.
1.100.000 di autovetture.
26 aeroporti con voli di linea.
Porti principali: Bangkok, Sattahip.
1 televisore ogni 17 abitanti.
1 Telefono ogni 27 ab
74 quotidiani ogni 1.000 ab.
Vita media alla nascita (1996): 65 per gli uomini, 73 per le donne
Posti-letto: 1 ogni 599 ab
Medici: 1 ogni 4.245 ab
Mortalità infantile (su 1.000 nati vivi, 1996): 33.
Alfabetizzazione (1992): 94%
Anni obbligatori: dai 6 ai 15 anni
Frequenza: 97%.


Una storia dell'Altro Mondo
Roba dell'Altro Mondo
È una cooperativa che opera per la diffusione del commercio equo in Italia. Dal 1996 importa e distribuisce in tutta Italia (BdM e alcuni negozi biologici) artigianato da cooperative di India, Nepal, Bangladesh, Thailandia e Cuba. Il fatturato è oggi attorno ai 500 milioni (350 quello dell'anno precedente), 4 i lavoratori dipendenti (1 a tempo parziale). I produttori vengono scelti dopo una diretta conoscenza e verifica in loco seguita da frequenti visite reciproche. Obiettivo: lavorare con un numero di produttori proporzionato alla possibilità di mantenere effettivi rapporti ed approfondire le conoscenze del territorio per capirne le potenzialità e le ragioni del mancato o dell'anomalo sviluppo. Per evitare l'innesco dell'indebitamento si prefinanzia l'acquisto delle materie prime.

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