Ambiente

Per strada c’è un killer silenzioso

Alla luce dell’avviso di garanzia a Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, pubblichiamo la nostra inchiesta sull’inquinamento.

Tratto da Altreconomia 110 — Novembre 2009

“La gente non ama l’Ecopass perché non sa che l’inquinamento è un killer silenzioso”.
È la sintesi di Pier Mannuccio Mannucci, direttore del Dipartimento di medicina interna della fondazione Ospedale Maggiore di Milano, coautore di un recente studio che prova il legame tra smog e mortalità per malattie cardiovascolari: infarto, ictus, trombosi. La colpa è delle polveri sottili, che dai polmoni filtrano nel sangue e ne facilitano la coagulazione in emboli. Di inquinamento si muore, e non solo per malattie polmonari. Si muore in tutta Italia, e non solo nelle metropoli. Prendere provvedimenti che limitino il traffico, però, è difficile per tutti gli amministratori locali. Il killer è silenzioso, gli automobilisti invece si fanno sentire. E votano. Il caso milanese dell’Ecopass, l’accesso a pagamento nel centro per i veicoli più inquinanti, è esemplare. Dopo due anni di vita, il provvedimento bandiera della giunta guidata da Letizia Moratti ha dato discreti risultati in termini di calo del traffico e dell’inquinamento nella zona interessata (www.comune.milano.it). Però, invece di essere esteso alla prima periferia della città, come molti esperti chiedono, l’Ecopass (nella foto a destra, uno dei varchi d’ingresso nell’area a pagamento) ristagna e vivacchia, tra le polemiche politiche interne al centrodestra, richieste di sanatoria sulle multe già inflitte ai trasgressori, deroghe, proroghe delle deroghe. È pur sempre una “tassa”, quindi a parlarne male qualche vantaggio politico si ricava sempre. Solo che anche l’inquinamento è una tassa, e pesante. L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato in 29 miliardi di euro il costo delle malattie da Pm10 in Europa.
Milano è la città simbolo del problema. È l’epicentro della Pianura Padana, una delle aree più inquinate del continente.
A questo record contribuiscono in modo determinante la geografia e il clima: la pianura è chiusa da tre lati e poco ventosa, quindi lo smog ristagna nella cappa grigiastra di cui parlava già Leonardo da Vinci (formata ai suoi tempi dal fumo dei camini). Sono elementi sui quali i governanti non hanno potere, a meno di non rispolverare l’idea visionaria di un signore che tanti anni fa si presentò a “Portobello”, la trasmissione di Enzo Tortora, e propose di spianare il monte Turchino, tra Piemonte e Liguria, per attivare la circolazione dell’aria. Sorprendentemente, ancora oggi questa è vista come l’unica soluzione possibile (non da chi abita sul Turchino, probabilmente). In caso contrario, specialmente nei mesi di gennaio e febbraio la Pianura Padana è condannata a restare chiusa nel suo “sacchetto di cellophane”. Persino gli esperti più severi verso gli amministratori locali ammettono che se Milano avesse il vento di Copenhagen, avrebbe anche i suoi livelli di smog, nettamente inferiori. Milano, Torino e Verona sono le città più inquinate d’Italia, ma non le meno virtuose in fatto di politiche anti-traffico. Se Napoli o Roma avessero le stesse condizioni geografiche e climatiche, starebbero senz’altro peggio, anche perché il loro parco veicoli è mediamente più vecchio e inquinante.
Detto questo, i morti e i malati di smog sono nascosti e dimenticati. Nel dibattito politico sul traffico loro non entrano mai, ma il legame tra inquinamento e patologie mortali è ormai sancito da decine di studi scientifici italiani e internazionali. “Uno dei più importanti è stato quello condotto su sei città degli Stati Uniti”, spiega il professor Mannucci. Prendendo in considerazione un arco temporale di 15 anni, “ha dimostrato che dove sono diminuite le polveri sottili è diminuita anche la mortalità”. Quanto alle malattie cardiovascolari, “secondo la nostra ricerca, a ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria cresce del 50 per cento il rischio di trombosi e, a breve termine, dello 0,68 per cento la mortalità cardiovascolare”. Sembra poco, ma non lo è, dato che in Italia i decessi per malattie del cuore e della circolazione sono circa 230mila. Anche stringendo il campo alle aree del Paese più inquinate, un solo punto percentuale in più equivale a un gran numero di vittime.
Si parla poco di un altro aspetto, che ha a che fare con la storia del “mezzo pollo” di Trilussa, famoso esempio di inganno statistico. La probabilità di ammalarsi per inquinamento non è uguale per tutti gli abitanti di una città. Uno studio condotto da Mannucci e altri nove ricercatori ha dimostrato che chi abita lungo strade molto trafficate affronta un maggiore rischio di trombosi venosa. “Il massimo effetto si registra su chi vive in palazzi entro i tre metri dalla sede stradale”, commenta il professore, “il minimo dai 245 metri in poi”. 
Di smog si muore, è provato, ma nel mondo accademico non tutti sono d’accordo sul peso da dare alla questione. “I danni di lungo periodo sono sicurissimi, ma non va fatto del catastrofismo”, afferma Luigi Allegra, direttore del dipartimento toracopolmonare e cardiovascolare dell’Università di Milano, che per quanto detto prima è anche la capitale italiana della ricerca su smog e malattie. “Certo che l’inquinamento provoca malattie polmonari, in particolare la bronchite cronica ostruttiva, e appare collegato al tumore polmonare.
In queste patologie, però, il fumo di sigaretta è una causa dieci volte più potente”. Fatta questa premessa, il professor Allegra segnala pericoli ancora tutti da esplorare. “Non abbiamo ancora quantificato i danni provocati dall’ozono, che oltre certe soglie ha effetti tossici e mortali sugli animali da laboratorio. Non abbiamo dati sufficienti sull’inquinamento indoor, all’interno di case e uffici, che alcuni studi suggeriscono essere pari a un terzo di quello outdoor, quindi molto rilevante. Così come servirebbe studiare meglio certe categorie professionali che vivono in mezzo al traffico, per esempio i vigili urbani”.
Non esiste un singolo provvedimento-bacchetta magica. Così il professor Allegra ha stilato un elenco di 25 possibili interventi. Si va dalla conversione del parco macchine pubblico e del parco automezzi del trasporto urbano a motorizzazioni pulite (gpl, metano, elettrico) alla limitazione del traffico in ampie zone della città.
Lo studio più recente, intitolato “Pollution and Emergencies in Milan”, finanziato dal Comune e concluso a ottobre, ha evidenziato un aumento degli accessi al pronto soccorso nei giorni di picco delle polveri sottili. Le patologie prese in considerazione sono quelle classicamente collegate all’inquinamento: affezioni acute delle vie respiratorie (tosse, sinusite, tracheite), bronchite e riacutizzazione della bronchite cronica, polmonite, asma, scompenso cardiocircolatorio, infarto e ictus. La ricerca è durata due anni e ha coinvolto i cinque principali ospedali della città: il capofila San Carlo, Fatebenefratelli, Niguarda, Policlinico e San Paolo. Sui risultati c’è stata un po’ di confusione mediatica, perciò andiamo direttamente alla fonte: “A ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria, aumentano del 3 per cento le persone che si presentano al pronto soccorso per malattie respiratorie -chiarisce Sandro Amaducci, direttore del dipartimento cardiobroncopneumologico del San Carlo-. Significa che se la concentrazione di pm10 passa da 50 a 100, il rischio di finire al pronto soccorso per queste patologie aumenta del 15 per cento. In una città come Milano parliamo di una dozzina di persone. Non è un dato terroristico, ma certo la correlazione tra i picchi di inquinamento e i problemi respiratori acuti c’è, mentre è più sfumato il rapporto con le malattie cardiovascolari”. Non è un numero da titoloni sui giornali, ma a ben vedere è significativo, se si considera che solo a Milano la soglia di concentrazione di Pm10 fissata dall’Unione europea, 50 microgrammi per metro cubo d’aria, è superata per un centinaio di giorni all’anno, con picchi fino a 160 microgrammi per metro cubo. In giornate del genere i milanesi che devono correre al pronto soccorso per guai polmonari sono dunque una trentina. “E questo è solo l’effetto acuto, immediato -continua Amaducci-. Quello cronico, di lungo periodo, è più difficile da quantificare”. Quali sono le categorie più esposte? La ricerca coordinata dal San Carlo non lascia dubbi: i bambini e i ragazzi fino a 19 anni. Questo è un dato ancora più nascosto, perché la retorica sulla protezione dell’infanzia si spreca, ma di fronte all’idea di mettere un freno alla circolazione automobilistica o di imporre vincoli ecologici più stringenti, scompare del tutto: che i bambini si ammalino pure. Sarà per questo che tra le organizzazioni più battagliere nella lotta per l’aria pulita ci sono associazioni come i “Genitori antismog” di Milano o le “Mamme antismog” di Napoli. Lisa Vozza è una mamma e una biologa, e sul sito di Genitori antismog (www.genitoriantismog.it) cura una rassegna dei più importanti studi scientifici sull’argomento. “Di ricerche ce ne sono fin troppe -esordisce-, la gravità dei danni alla salute è provatissima, soprattutto per bambini e ragazzi. Adesso è il momento di agire”. Quindi ben vengano provvedimenti di limitazione come l’Ecopass. “Sono comunque segnali”, anche se nel caso milanese l’area protetta è insufficiente, “solo il 4 per cento della superficie cittadina. Nel medio termine -propone Lisa Vozza- vorremmo un sistema dinamico: l’automobilista paga di più quando i livelli di inquinamento sono più alti, e chi gira tutto il giorno paga di  più di chi arriva in centro e lascia l’auto parcheggiata fino a sera. Tutto questo è già possibile grazie alle tecnologie satellitari”.
Formigoni
Un traffico modello “villettopoli”
La scelta di andare a vivere fuori città, “nel verde”, come recitano le pubblicità delle imprese edili, è molto meno ecologica di quanto si pensi, almeno per la collettività. Non solo perché tende ad aumentare il consumo di suolo e gli spostamenti in automobile, aspetti di cui Ae si è occupata più volte. Il fenomeno di “Villettopoli”, fanno notare diversi esperti, rende ancora più difficile l’introduzione di provvedimenti che limitino il traffico, i soli davvero efficaci nell’abbattere lo smog, in attesa che le vetture a emissioni zero o quasi prendano piede.
Il motivo è che gli insediamenti sorti ovunque, specialmente nelle campagne della Lombardia e del Nord Italia, spesso hanno trasporti pubblici pessimi o inesistenti. Di conseguenza, anche un semplice provvedimento di targhe alterne immobilizzerebbe decine di migliaia di persone e impedirebbe loro di andare al lavoro. Anche lo spontaneismo urbanistico dei piccoli comuni, insomma, si rivela altamente inquinante.

Un segno meno per la speranza di vita
Ogni anno in Europa muoiono circa 700 bambini tra zero e quattro anni per infezioni acute delle vie respiratorie provocate dalle polveri sottili. È uno dei dati contenuti in “Children’s Health and the Environment in Europe”, rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità pubblicato nel 2007. Il rapporto cita anche uno studio svolto nella Repubblica ceca, secondo il quale la mortalità post-neonatale per cause respiratorie cresce del 74 per cento per ogni aumento di 50 microgrammi di polveri sottili per metro cubo d’aria. Un’altra ricerca riportata dall’Oms stringe l’obiettivo sulle polveri più fini, il Pm2,5: ogni volta che la loro concentrazione nell’aria aumenta di 10 microgrammi per metro cubo, la mortalità postneonatale risulta più che raddoppiata.
L’inquinamento è un’ipoteca sull’esistenza di ogni nuovo nato.
I livelli attuali di polveri sottili accorciano l’attesa di vita di un europeo medio di 8 mesi e mezzo, ma naturalmente il dato cambia moltissimo a seconda di dove vive. L’oscillazione è ampia anche tra i diversi Paesi, tra i tre mesi della Finlandia e i 13 del Belgio.
L’Oms stima che in Europa 348mila “morti premature” possano essere attribuite alle poveri sottili tra il 1997 e il 2002; e che se le polveri scendessero al livello consigliato dall’Organizzazione (20 microgrammi per metro cubo), potrebbero essere evitate 169mila vittime all’anno.

Effetto smog per cuori e polmoni
Le malattie da smog colpiscono i polmoni, il cuore, il cervello. L’ultimo grande studio nazionale italiano è il “Misa 2”, condotto su 15 città da Palermo a Venezia e basato sull’inquinamento giornaliero rilevato tra il 1996 e il 2002. Misa 2 ha provato un aumento della mortalità giornaliera collegato a incrementi della concentrazione degli inquinanti atmosferici. Secondo i ricercatori, nel periodo considerato il Pm10 ha provocato 900 morti. Molto più alto il numero delle vittime per altri inquinanti più “generali” e collegati tra loro: duemila per il biossido di azoto e 1.900 per il monossido di carbonio.
Il dibattito politico non ne tiene mai conto, ma esiste ormai una gigantesca mole di dati scientifici, accreditati dalle più autorevoli riviste mediche del mondo, che provano e quantificano il rapporto tra inquinamento e malattie, e tra inquinamento e morti premature. Ecco le ricerche più recenti e significative (molte sono raccolte nel sito www.genitoriantismog.it, alla sezione “approfondimenti”).
La polvere accorcia la vita. Ogni riduzione di polveri sottili di 10 microgrammi per metro cubo d’aria fa aumentare l’attesa di vita media di circa sei mesi. L’inquinamento atmosferico, da solo, conta per il 15 per cento su tutti i fattori che la determinano. Lo afferma una ricerca di un gruppo di università, tra cui la Harvard School of Public Health di Boston, sui dati quarant’anni di dati di inquinamento in 51 aree metropolitane degli Stati Uniti. La ricerca è stata pubblicata dal New England Journal of Medicine, la più autorevole rivista medica del mondo (2009). 
Il traffico nel sangue. L’esposizione al traffico automobilistico ha un effetto diretto sul cancro e sulle malattie cardiovascolari. Una ricerca condotta da un gruppo di ospedali e università lombardi ha osservato, in un gruppo di operatori del traffico di Milano, “l’accorciamento dei telomeri dei cromosomi”, un indicatore collegato appunto a quelle patologie (2009).  
Ozono killer. L’esposizione alle alte concentrazioni d’ozono dovute all’inquinamento può uccidere, anche nel giro di 24 ore. Lo afferma un rapporto del National Research Council degli Stati Uniti, basato sugli studi disponibili.
L’ozono provoca soprattutto problemi respiratori, e può avere conseguenze letali soprattutto, ma non solo, su chi è già affetto da determinate patologie (2008).
Aria da pronto soccorso. I pediatri dell’ospedale Macedonio Melloni di Milano, guidati da Alessandro Fiocchi, hanno rilevato un netto aumento di bambini e adolescenti portati al pronto soccorso per problemi respiratori nei giorni di picco delle polveri sottili. Hanno preso in considerazione due decadi dell’inverno 2007/2008: nella prima, quando la concentrazione media di Pm10 era di 110 microgrammi per metro cubo, gli accessi sono stati 401;  nella seconda, con le polveri scese a 67 microgrammi per metro cubo, sono tracollati anche gli accessi: 176 (2008).
Asma da diesel. A Londra, due gruppi di asmatici sono stati fatti camminare per due ore rispettivamente nel verde di Hyde Park e nello smog di Oxford Street. In questi ultimi è stato registrato un immediato peggioramento della funzionalità polmonare. Le polveri ultrasottili, le cosiddette Pm2,5, sono indicate come le maggiori responsabili (2007).
Il cervello annebbiato. Un gruppo di università americane, guidate dalla Harvard School of Public Health di Boston, ha condotto uno studio pionieristico, pubblicato sull’American Journal of Epidemiology, sui danni cerebrali provocati dall’inquinamento. Nel gruppo di studio, composto da bambini di età media di dieci anni, quelli che vivevano in zone più esposte alle polveri sottili hanno mostrato maggiori problemi di apprendimento e un minore quoziente intellettivo (2007).
Italia: ottomila morti all’anno.
In Italia muoiono in media 8.220 persone ogni anno a causa dell’esposizione a Pm10 oltre la soglia di 20 microgrammi per metro cubo d’aria. Lo afferma uno studio pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, “Health Impact of Pm10 and Ozone in 13 Italian cities”.
Le città con una maggiore concentrazione media annuale di Pm10, oltre i 50 microgrammi per metro cubo d’aria, sono risultate nell’ordine Verona, Padova, Milano e Torino (2006).

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