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Pediatri, reputazione e latte in polvere

I soci della Royal College of Pediatrics and Child Health hanno chiesto all’associazione inglese di chiudere le porte a qualsiasi finanziamento e sostegno da parte di aziende che producono sostituiti di latte materno. In Italia, intanto, vanno a giudizio -a Pisa- 14 pediatri nell’ambito dell’inchiesta "Medici low cost": avrebbro promosso "latti artificiali" in cambio di "favori" 

“Possiamo permetterci di non avere i soldi, non possiamo permetterci di perdere la reputazione”. Con queste motivazioni, in Gran Bretagna, 66 pediatri associati al Royal College of Pediatrics and Child Health (RCPCH) hanno approvato una mozione che chiede di “rifiutare qualsiasi transazione commerciale o qualsiasi altro tipo di finanziamento o sostegno da qualsiasi azienda che commercializzi prodotti inclusi nel campo di applicazione del Codice dell’Organizzazione mondiale della Salute sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno”. 

Una decisione presa -a maggioranza, durante la riunione annuale del RCPCH, che si è tenuta a Londra il 27 aprile 2016- al “fine di evitare conflitti di interesse istituzionali e di mantenere la sua reputazione di organismo professionale imparziale e indipendente per la formazione e per la difesa della salute dei bambini”.    
 
La notizia, di cui dà conto IBFAN Italia (http://www.ibfanitalia.org, sezione italiana dell’International Baby Food Action Network), “si basa anche su evidenze riguardanti la difficoltà di aumentare i tassi e la durata dell’allattamento in Gran Bretagna, grazie anche all’indebita influenza dell’industria del latte artificiale”, e -spiega una nota di IBFAN- “è sostenuta anche da altre istituzioni, e in particolare da UNICEF UK, che coordina le iniziative Baby Friendly, corrispondenti alle iniziative Insieme per l’Allattamento di Unicef Italia, e da Baby Milk Action, l’associazione che rappresenta IBFAN in quel Paese”. 
 
Il voto (53 i contrari) non è vincolante, nel senso che sarà il consiglio del Royal College of Pediatrics and Child Health, che si riunirà a luglio, a decidere se prenderlo in considerazione per cambiare le regole del Collegio riguardanti le sponsorizzazioni. 
 
Nel 2014, in Italia, l’associazione culturale pediatri pubblicò l’appello "i pediatri italiani decidano se vogliono proteggere l’allattamento”, in cui chiedeva a tutte le associazioni di categoria di impegnarsi per un intervento legislativo in grado di recepire “dalla A alla Z quanto scritto nel Codice”, ovvero nel Codice di regolamentazione per la pubblicità dei sostituti del latte materno dell’OMS”. È rimasta, però, lettera morta. 
Intanto, a Pisa, il 21 aprile 2016 sono state rinviate a giudizio 23 persone, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Medici low cost”: 14 sono pediatri. 
L’inchiesta era scattata nel novembre del 2014. Riporta il quotidiano Il Tirreno: “Secondo la Procura per anni alcune aziende produttrici di latte in polvere (quello coinvolte nell’indagini sono Mellin, Dmf e per un episodio Humana Italia, ndr) avrebbero pagato viaggi o spese per convegni ai pediatri che, per ricambiare i favori, si dimostravano più sensibili nell’indicare alle neo mamme i prodotti commercializzati da chi finanziava le loro vacanze o l’acquisto di tv e computer”.
A novembre 2014 avevamo intervistato Sergio Conti Nibali, responsabile Gruppo Nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP): “Nessuna sorpresa” per l’inchiesta, ci aveva detto. I perché sono spiegati nel libro “Non aprite quella pappa!”, di Laura Bruzzaniti.   

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