Ambiente

Pane di ieri, pane di domani

Il gruppo cooperativo “Cauto”, nel bresciano, coniuga lotta allo spreco alimentare, formazione nelle scuole e inserimento lavorativo —

Tratto da Altreconomia 144 — Dicembre 2012

Indovinello: quanti chili di pane finiscono nei cassonetti dei rifiuti della sola città di Milano ogni giorno? Secondo un’indagine condotta da Amsa (l’azienda che gestisce i rifiuti) e da Confesercenti, si stima che le famiglie ne gettino nella spazzatura ogni giorno 140 quintali, a cui vanno aggiunti i 35 quintali di cui ogni sera si liberano le panetterie.
Per altre città italiane mancano i dati sugli sprechi domestici, ma il Consorzio Panificatori di Ascom Confcommercio afferma che i panifici avanzano il 10% della propria produzione, mediamente circa 7 chili per ogni esercizio, in media coi dati milanesi.
Sono numeri che appassionano Luigi Moraschi, responsabile della “Dispensa sociale” che il gruppo cooperativo Cauto (www.cauto.it) sta sviluppando nel bresciano.
Cauto è un gruppo di cooperative sociali di inserimento lavorativo, che si occupano di ambiente con un’attenzione costante alla riduzione dei rifiuti, al riciclo e al riuso. Dal 1995 raccolgono anche derrate alimentari, inizialmente solo dal mercato ortofrutticolo di Brescia, poi anche da centri commerciali, negozi e industrie alimentari.
Nasce da qui il progetto della “Dispensa sociale” che raccoglie alimenti che non possono più essere commercializzati a causa dei difetti nel confezionamento o perché prossimi alla scadenza, per farne una selezione intelligente. Delle 1.300 tonnellate di alimenti che Cauto ha ritirato nei primi 10 mesi del 2012, 1.200 sono stati distribuiti a enti e associazioni a fini sociali e 100 sono stati destinati all’alimentazione animale.
Di queste 1.300 tonnellate, 200 erano di pane e prodotti da forno. Luigi si aggira nel magazzino dove il pane viene stoccato. Mostra grandi cestoni ricolmi di baguette e pagnotte, indica scaffali di torte fresche e pasticcini, gira attorno a cassonetti di pizze e focacce e snocciola precisissimo i dati di questo spreco. Il pane, in particolare, lo raccolgono da sei ipermercati che costituiscono solo il 2% della superficie della grande distribuzione organizzata (gdo) del bresciano: la percentuale è quasi risibile, ma ogni settimana Cauto raccoglie la quantità esorbitate di 5.000 chili di pane e prodotti da forno commestibili ma ormai di fatto non vendibile. Sono per lo più pane e torte confezionati presso i supermercati ma preparati “il giorno prima” e quindi non graditi ai clienti che preferiscono prodotti di giornata.
Uno sperpero enorme di alimenti, di energia e di lavoro, ma anche un danno ambientale:  ogni chilo di pane che viene gettato richiede per la sua produzione 1.600 litri d’acqua e comporta 1,2 chilogrammi di CO2 (secondo i calcoli di Last minute market, www.lastminutemarket.it).
Il pane, come tutti i prodotti commestibili raccolti, viene portato nel magazzino di Cauto: 700 metri quadri coperti destinati allo stoccaggio anche con 3 celle refrigerate. Ci lavorano una persona a tempo pieno, 3 part time  e 65 volontari per una o due mezze giornate alla settimana. Gli alimenti ancora buoni, la stragrande maggioranza, vengono avviati alla Dispensa sociale, un servizio che la cooperativa offre gratuitamente a enti e associazioni che possono prelevare gli alimenti necessari per la loro attività: pane, certo, ma anche verdura, formaggi e altre merci che la gdo scarta. Raccolgono i prodotti, li smistano, e li ridistribuiscono gratuitamente. Nel 2011 gli enti che hanno usufruito della Dispensa sociale sono stati 118, ed hanno aiutato 5.350 persone.
La Dispensa sociale è anche integrata tra i servizi di welfare aziendale che Cauto offre ai suoi dipendenti che, una volte alla settimana, possono “fare la spesa” gratuitamente tra gli scaffali della dispensa. Cauto ha fatto questa scelta per sostenere i redditi dei dipendenti, ma anche per sensibilizzarli al tema degli sprechi. La Dispensa, così, diventa anche un momento di socialità e incontro tra colleghi: ogni settimana vengono preparati circa 300 pacchi benefit che corrispondono ad una quota annuale di 15.000. L’attività di selezione dei prodotti ricevuti in donazione permette di separare le frazioni che non possono essere consumate dalle persone (100 tonnellate delle 1.300 raccolte), per lo più fogliame di verdura o risulta della cernita di confezioni multiple di frutta o verdura ammaccate, ma anche scarti di prodotti da forno: pane secco, pizze o dolci (circa il 20%). I destinatari dei prodotti ad uso animale sono piccoli allevatori del territorio e qualche ente che cura cani e gatti.
Cauto fa molto per riciclare il pane che raccoglie, ma il vero obiettivo che si prefigge è ridurre gli sprechi. Per questo motivo ha di recente iniziato un’azione simbolica nella scuola di Rezzato, a pochi chilometri da Brescia. Qui ha installato (a proprie spese) un cassonetto per la raccolta differenziata del pane:  gli studenti possono portare ciò che avanzano a casa, e un allevatore della zona passa periodicamente a svuotarlo e lo utilizza nell’alimentazione dei suoi animali. In tre mesi i 700 studenti ne hanno portati circa 300 chili: un dato che fa stimare in 2 chili all’anno il pane che ogni famiglia buttava nella spazzatura prima che Cauto desse l’avvio al progetto. La scuola è al centro anche di un’altra iniziativa utile ed insieme educativa che Cauto ha voluto sostenere. Nelle refezioni scolastiche, infatti, lo speco alimentare è all’ordine del giorno: panini appena sbocconcellati, porzioni di carne o verdure solo assaggiati, ma anche intere razioni rimaste in pentola e nemmeno sporzionate nei piatti e frutta mai toccata. A fianco di un lavoro con docenti e assistenti mensa per ridurre gli sprechi, Cauto ha inserito anche un’altra iniziativa: mette in contatto direttamente scuole, associazioni e persone che hanno bisogno di ricevere un pasto già cucinato. La frequentazione diretta di tutte le persone coinvolte (i volontari e talvolta i beneficiari frequentano direttamente la scuola) unisce l’utilità concreta e l’occasione di incontro tra persone e enti che vivono  nella stessa zona.
Luigi (che è anche un lettore di Altreconomia “della prima ora”) racconta esempi di incontri nati attorno al pane e della Dispensa sociale. Sono –non è un caso- tutte storie di donne: il gruppo di signore diverse per storie ed età che si incontrava per fare volontariato in dispensa ed ora tutte le domeniche pranza insieme, o le relazioni tra il personale della scuola e la signora straniera incinta che andava a prendere il pasto così che anche ora –a progetto concluso- ogni tanto si sentono…
Luigi però sa bene, e ce lo racconta, che il pane connette storie piccole e scenari molto grandi. Pensa alla Primavera araba, Luigi, che non a caso è stata anche chiamata “rivolta del pane”. Perché i quintali di pane che noi buttiamo si fanno col grano anche dei paesi nord-africani, e lo spreco di merci preziose (creali, acqua, energia…) che noi buttiamo in discarica fa crescere la domanda in modo eccessivo: mette sotto pressione le risorse idriche dei Paesi esportatori e fa crescere in modo improprio il prezzo dei cereali sul mercato internazionale di fatto rendendoli ancora meno accessibili per la popolazione più povera del pianeta.
“Un giorno in una scuola abbiamo ritirato 8 chili di pane -racconta Luigi-. Sono 22.000 calorie: il fabbisogno giornaliero per 10 persone ben nutrite”. —

Quasi 300 dipendenti
La storia del gruppo cooperativo Cauto inizia nel 1983 quando un religioso, padre Pippo Ferrari, inizia ad andare al mercato ortofrutticolo a recuperare le eccedenze per utilizzarle nelle comunità alloggio per minori di cui si occupa. La doppia attenzione, al sociale e alla lotta agli sprechi, è rimasta anche oggi nella mission di tutte le realtà aderenti che dimostrano continuamente che tutto (persone, oggetti, rifiuti…)  può essere ancora una buona risorsa anche se altri lo hanno scartato. Il gruppo cooperativo Cauto oggi è formato da 4 cooperative di inserimento lavorativo e una associazione, ha 290 dipendenti di cui 100 soggetti con svantaggi certificati (disabili, ex carcerati, invalidi…) e molti altri con storie difficili di immigrazione, disoccupazione di lunga durata, marginalità. Collaborano alle attività un centinaio di volontari che affiancano il personale soprattutto nelle attività di riuso: gestione della Dispensa sociale, organizzazione del magazzino che recupera mobili, oggetti e vestiti, gestione delle piattaforme di riciclo.
Tra i progetti in via di sviluppo un negozio on line di oggetti usati ed una piattaforma per fare scambi di beni ed acquisti collettivi con altre cooperative. Nel frattempo, l’Unione europea li sostiene perché sono tra i più efficaci riciclatori d’Europa.

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