Ambiente

Ombrelloni all’assalto

Le coste più belle della Sicilia invase da stabilimenti balneari: le nuove concessioni arrivano in attesa dell’adozione di un Piano per l’uso del demanio marittimo. Il blitz di Goletta verde (giovedì 18 luglio) mette in luce una possibile speculazione all’Isola delle Correnti, di cui abbiamo scritto su Altreconomia 151 —

Tratto da Altreconomia 151 — Luglio/Agosto 2013

La lotta per la tutela delle coste siciliane riparte dal lembo più meridionale dell’isola (e d’Italia), una striscia di terra compresa tra due mari, che osserva il Mediterraneo da una posizione privilegiata, più a Sud di Tunisi. Il vecchio faro dell’Isola delle Correnti, nel Comune di Portopalo (Sr), sorge di fronte a un tratto incontaminato di spiaggia, alla quale è collegato da un braccio artificiale, nel tempo eroso dalle onde dei due mari che l’attraversano: da un lato lo Ionio, che bagna la vicina zona di Capo Passero, dall’altro il Canale di Sicilia. Qui, grazie al gioco dei venti, è possibile fare il bagno in un mare calmo e vedere, pochi metri più in là, nell’altro litorale, un mare agitato da onde furiose.
Negli ultimi anni, però, questo luogo sta cambiando: accanto allo storico camping, è sorto un primo stabilimento balneare (sul versante ionico, non troppo invasivo), e poi un secondo nel tratto di spiaggia che prosegue sul Canale di Sicilia, in località Carratois, dall’impatto molto più aggressivo, che ha di sicuro modificato il carattere selvaggio dell’area, invasa improvvisamente dalle macchine, dalla musica a tutto volume e dalle feste in spiaggia.
Per fortuna, esistono ancora alcune zone franche, non toccate dal turismo di massa, che consentono di godere del mare in totale tranquillità.
Prima fra tutte, la spiaggia principale, quella più grande e amata, che si affaccia proprio sull’isolotto e sul Canale di Sicilia. Peccato, però, che dallo scorso febbraio, sia minacciata dal progetto di uno stabilimento balneare (che prevede anche bar, ristorante e parcheggio) che ha avuto in concessione mille metri quadrati di arenile, e potrà costruire fino a 5 metri dalla battigia. I lavori sono iniziati a pieno ritmo, con le attività di spianamento e con l’innalzamento delle prime strutture in legno. Un pericolo che ha messo in allarme i frequentatori abituali del luogo, gruppi di cittadini (che hanno costituito l’Associazione Isola delle Correnti, associazioneisoladellecorrenti.wordpress.com) e associazioni ambientaliste, a partire dalla sezione di Legambiente del vicino comune di Pachino. La protesta è scattata immediatamente e ha conosciuto momenti di grande mobilitazione, come la manifestazione dell’11 aprile scorso, con la catena umana che ha occupato la spiaggia, per dire no al progetto, che andrebbe a colpire un’area che dal 2003 è vincolata come Sito di interesse comunitario (Sic) e Zona di protezione speciale (Zps), oltre a essere destinata sin dal 1991 a riserva naturale. Questo rappresenta l’ennesimo assalto all’interno di una storia di scempi che, per quel che riguarda la provincia di Siracusa, affonda le radici negli anni 60. Oggi dalla penisola Maddalena, all’Arenella, a Ognina, a Fontane Bianche è un susseguirsi di cancelli che chiudono gli accessi al mare, ville abusive con piscina, poi sanate. Gli spazi per la libera fruizione sono invece decurtati da sempre nuove concessioni: lidi, solarium, ristoranti e centri ricevimenti hanno invaso tutta la fascia costiera. Così è avvenuto, ad esempio, per la bellissima spiaggia di San Lorenzo, in territorio di Noto: è stata chiusa, quasi interamente, da un imprenditore siracusano, per farne un centro balneare a pagamento, ancor prima di avviare la richiesta di concessione, ottenendo soltanto dopo il nulla osta necessario. A disposizione rimangono solo fazzoletti di sabbia, o le aree contigue alle foci dei fiumi, inquinati dagli scarichi fognari delle città, privi di depuratori o con impianti inefficienti. Un metro per volta, si è ridotto lo spazio destinato alla fruizione libera, nella costa a Sud di Siracusa (quella a Nord è devastata in maniera irreversibile dalla presenza del polo petrolchimico).

Per questo Salvatore Maino, responsabile di Legambiente Pachino, ha spostato il mirino della protesta su un piano regionale, focalizzando l’attenzione non solo sull’Isola delle Correnti. “Il problema -spiega ad Ae- non sono tanto coloro che chiedono l’autorizzazione, ma le leggi e le istituzioni che lo consentono. Ecco perché questa non è una battaglia locale, ma generale. Il Piano di utilizzo del demanio marittimo è un documento che tutti i Comuni, entro maggio 2012 avrebbero dovuto inviare alla Regione, la quale, in base alla legge, l’avrebbe revisionato, facendo eventualmente delle aggiunte, degli appunti, oppure eliminando le distorsioni, e poi rinviato di nuovo al Comune per la relativa approvazione”. I piani, però, non sono ancora stati completati e inviati. “In mancanza di un regolamento  -continua Maino- stanno realizzando stabilimenti nelle parti più belle delle nostre coste, quelle che avrebbero necessità e diritto di essere tutelate”. L’inganno è sempre figlio della legge, visto che “il Piano di utilizzo obbliga il singolo Comune a lasciare libero il 50% della propria linea di costa, ma non assegna criteri particolari: così, alla libera fruizione vengono destinate le scogliere e i tratti di spiaggia più impervi, o quelli dirimpetto ai porti, mentre le aree più suggestive vengono trasformate in stabilimenti balneari”.

Così Legambiente Sicilia (legambientesicilia.it) ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Siracusa, azione poi allargata a “tutte le Procure della Repubblica e Capitanerie di Porto della Sicilia”, come ha annunciato a fine maggio Angelo Dimarca, responsabile Conservazione natura dell’associazione.
Legambiente chiede il rispetto del comma 4 dell’articolo 1 della legge regionale 15/2005, che vieta la realizzazione di stabilimenti balneari e di esercizi di ristorazione nella fascia dei 150 metri dal mare a meno che tali opere non siano previste nei Piani d’uso del demanio marittimo. Il problema è che in Sicilia solo il Comune di San Vito Lo Capo (Tp) ha questo piano approvato dalla Regione. Non solo l’Isola delle Correnti, ma anche altri luoghi sono minacciati dall’assalto: Calarossa di Terrasini (Pa), Lampedusa (Ag), Menfi (Ag) e altri. “Abbiamo anche chiesto all’Assessorato regionale al Territorio e ambiente una serie di misure urgenti, a partire dall’emanazione di un provvedimento che vieti gli stabilimenti balneari e la realizzazione di lidi attrezzati nonché l’utilizzo di mezzi meccanici su tutte le spiagge di particolare interesse, in cui prevalgono le finalità di conservazione naturalistica -racconta Dimarca-. E lo sono senz’altro quelle che ricadono all’interno di  riserve, siti di importanza comunitaria e  zone di protezione speciale”. Le uniche attività consentite in un’area destinata a riserva sono le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili esistenti, e la prosecuzione delle consuete attività agro-silvo-pastorali.

Oltre a coinvolgere i cittadini in iniziative pubbliche a difesa delle coste -come quella che si è tenuta il 9 giugno scorso nella suggestiva cornice del borgo marinaro di Marzamemi, (Sr)- vengono mossi anche i canali istituzionali con le iniziative giudiziarie e con la richiesta ufficiale alla Regione di “una revoca in autotutela di queste concessioni e accertamenti a tappeto da parte di tutte le Capitanerie di Porto della Sicilia”. Da Pachino, questa vicenda ha assunto un’eco più ampia, e -forse per la prima volta nella storia della difesa delle coste in provincia di Siracusa- sta ottenendo una risposta dalle istituzioni. L’assessore regionale all’Ambiente, Mariella Lo Bello, ha avviato un’ispezione sugli atti che hanno portato al rilascio della concessione per l’Isola delle Correnti, anticipando però che si tratta di un’area da tutelare assolutamente, e assicurando uguale attenzione agli altri casi simili segnalati da Legambiente. Il M5S ha presentato una mozione all’Assemblea regionale siciliana (Ars), che chiede un’accelerazione decisa nell’adozione e approvazione dei piani di utilizzo del demanio marittimo. Lo ha spiegato, in una nota, il deputato Francesco Cappello, vice presidente del gruppo parlamentare del Movimento all’Ars: “Con la mozione si punta a impegnare il governo a dare esecuzione alla legge 15, che prevede la nomina di commissari ad acta nei comuni inadempienti”. Atti concreti, per salvare le coste. —

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